le interviste perdute: luca bortolotti (22/10/2010)

oggi vi propongo l’intervista perduta a Luca Bortolotti, collega pavullese per la testata dell’Informazione di Modena e giornalista praticante dell’agenzia La Stefani di Bologna e, non ultimo, frequentatore della birreria Goblin. l’intervista in questione riguarda la presentazione del suo primo libro di racconti, Anime Divise, edito da Albatros Il Filo lo scorso giugno. anche qui avevo fatto l’intervista per la presentazione del libro per la Gazzetta di Modena e, evidentemente per ragioni di spazio, il pezzo fu scartato a favore di una presentazione di poche righe, fatta da un mio collega corrispondente. la riproposi durante l’estate, quando il libraio Iaccheri della libreria “La Sorgente”, durante i mercatini serali, offrì agli autori pavullesi uno spazio per promuovere le loro opere. anche lì, il nulla. e allora, dopo tanto tempo, sperando che nel frattempo il libro stia andando bene (non ho avuto ancora occasione di comprarlo), pubblico qui l’intervista perduta. la forma non è quella originale perché purtroppo ho perso il file. mi limito a riportare ciò che ci siamo scambiati via e- mail. buona lettura.

anime divise
Anime divise è un libro di racconti, come sono nati? 

La scrittura è da sempre stata la mia passione, sin da quando da piccolo se non sapevo cosa fare scarabocchiavo qualche fumetto sui quaderni di scuola. Poi, sono passato ai racconti, e anche quando sono cresciuto ho continuato a usare il mio tempo libero per scrivere e cercare di completare o migliorare cose che già avevo iniziato. Il mio libro nasce proprio da un tentativo di riunire alcuni di questi racconti, quelli con un filo conduttore, scritti in periodi diversi della mia vita: il più vecchio risale a circa cinque anni fa, il più recente ha appena qualche mese di vita.

Esiste un filo che unisce questi otto racconti?
Il titolo del libro, Anime Divise, è proprio ciò che spiega il filo conduttore che unisce racconti scritti in momenti diversi, ambientati in spazi e tempi lontani tra di loro, anche di generi letterari differenti. Questo filo conduttore, infatti, è la messa in scena di personaggi tormentati, percorsi da un dilemma interiore, da uno struggimento dell’anima, da qualcosa che li turba e non rende loro possibile essere sereni. Otto racconti, otto personaggi diversi, otto vite inquiete. E inquiete per ragioni diverse, che corrispondono poi alle quattro sezioni in cui il libro è diviso: corruzione (ciò che porta persone normali a fare cose orribili), paura (che blocca l’azione e porta a riconsiderare la propria vita sotto un’altra ottica), contraddizione (cioè sapere cosa sarebbe giusto fare ma non avere il coraggio di farlo) e amore (che quando non corrisposto, finito o impossibile lacera più di ogni altra cosa), vale a dire i possibili stati d’animo in grado di tormentare l’esistenza di una persona, di renderla, appunto, un’anima divisa. Otto personaggi, dunque, ma in realtà è come se fossero una persona unica, dal momento in cui i turbamenti di ognuno di essi noi come esseri umani con una personalità complessa possiamo viverli tutti, in momenti diversi della nostra vita. Ogni personaggio rispecchia una porzione della nostra personalità, e tutti assieme formano un’unica persona, nella sua complessità.

Sei un giornalista. quanto di questa tua esperienza ha influito sulla tua opera?
Ho cominciato a scrivere racconti prima di iniziare a studiare e lavorare da giornalista, per cui in qualche modo le due cose si sono influenzate a vicenda. Senza dubbio scrittura giornalistica e scrittura creativa sono due tipi di scrittura molto diversi tra di loro. Ma è anche vero che allenarsi nella scrittura creativa può aiutare anche nella stesura di articoli di giornale, se si vuole dare qualcosa in più al proprio pezzo. Le parole sono importanti, e scrivere racconti può essere una buona palestra per avere un lessico più appropriato, preciso e corretto anche quando si passa all’articolo. E la correttezza di ciò che si dice, per un giornalismo serio, è tutto. In fondo, poi, si tratta pur sempre di raccontare delle storie, no? Anche il giornalista scrive racconti, in un certo senso, narra storie reali. 
Non a caso, poi, due degli otto protagonisti di questi racconti sono giornalisti, e uno, in particolare, prende spunto e inizia raccontando una scena che ho effettivamente vissuto nel corso di un’intervista, anche se poi lo sviluppo della trama porta su tutt’altra strada.

Stefano Bonacorsi

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