e andiamo!

io non lo so, il calcio mi appassiona pigramente, dalla nazionale mi faccio prendere, specie quando in vista c’è eurospread 2012. e così con più culo che giudizio abbiamo fatto fuori l’Inghilterra, io avrei voluto che qualcuno avesse fatto fuori Dossena e il suo commento insostenibile. d’accordo abbiamo dominato, però l’Inghilterra è stata piegata e non spezzata e contro i crucchi di Frau Merkel bisognerà darci essere un pò più concreti, specie con l’infermeria piena, gli squalificati e un attacco che, a conti fatti, segna un po’ troppo poco. e siccome il calcio si gioca 11 contro 11, la palla è rotonda e alla fine vincono i tedeschi… poi sì, ripeto, avendo noi più culo che giudizio ed essendo, a tutti gli effetti, la vera mina vagante di euro 2012….
per un verso sono contento che abbiamo passato il turno, sai mai il patema d’animo che ci sarebbe toccato, la crocifissione di Balotelli, Prandelli che va mandato via ecc. ecc. però cacchio, io giovedì sera ho un impegno, non riuscirò a vedermi la partita per intero!

Dare di più

e dire che l’avevo scongiurata questa cosa della canzone pro terremotati, eppure c’è già chi si è mosso. questa volta però non si tratta dei soliti artistoni caritatevoli che in preda ai sensi di colpa tra Bob Geldof  e Bono, decidono di fare una canzone e devolvere il ricavato ai bisognosi. questa volta si tratta dei Giovani Artisti per l’Emilia che hanno scritto la canzone “Dare di più” e che e scaricabile gratuitamente qui. che dire? l’intento è nobile, probabilmente disinteressato, anche perché Davide Marchi e Benjamin Mascolo (tra l’altro quest’ultimo in Australia) fino a oggi, che li ho sentiti su Modena Radio City, non avevo idea di chi fossero, e anche adesso non ho le idee chiare. posso dire che la canzone, così come il video sono carini, lontani dalla retorica di “Domani” degli Artisti uniti per l’Abruzzo, anche se col difetto che lasceranno il tempo che trovano. ciò non vuole essere dispregiativo, ma “Dare di più” la si canterà in questi difficili giorni, la ricorderanno negli anni a venire, ma non potrà essere una canzone simbolo, magari da cantare in un giorno di festa, perché il testo della canzone è strettamente legato al sisma, oltre al fatto che la produzione e le voci degli interpreti altro non fanno che mettere in circolazione una canzone adatta per un pubblico adolescente. poi è chiaro, l’emiliano medio, quale sono anch’io si lascia suggestionare,  poi magari si rivelerà essere un trampolino di lancio per questi giovani rampanti musici. speculazione su una tragedia? non lo so, non arriverei a tanto, anche perché pure io due giorni fa ero a suonare col mio gruppo a un festival di strada pro terremotati, e sarei un ipocrita se dicessi che l’ho fatto solo per filantropia. certo, non c’era niente da guadagnare (e credo non ci guadagnino niente neanche questi ragazzi qua) e anzi, se ci avessero offerto un rimborso non lo avremmo voluto, ma dietro a ciò che muove l’arte, c’è sempre uno spirito esibizionistico non raccontiamocela. la beneficenza, così come le dediche o gli incoraggiamenti alla fine sono scuse, anche se dietro c’è tutta la buona fede del mondo. questi ragazzi che hanno scritto “Dare di più” hanno dimostrato di saperci fare e di dove saper andare a colpire, sentiremo parlare ancora di loro, vedrete. nel frattempo ascoltiamoci questa canzone, che non sarà niente in tutto (anche se a “Domani” che, ricordiamolo, era un riciclo di una canzone di Mauro Pagani, da un bel 10 a 0), ma fa bene al cuore, ennesimo gesto di una terra che non sta a piangersi addosso.

Stefano Bonacorsi

solo un passatempo (dieci anni dopo)

(dieci anni dopo la maturità sono questo, e anche qualcosina in più)
in realtà volevo e dovevo scrivere d’altro, ma il veder postare sui social network gli auguri per i maturandi e i rimpianti per i bei tempi andati mi ha solleticato diversamente. e m’è venuto da pensare che la maturità l’ho data dieci anni fa, allora come oggi c’era una manifestazione calcistica internazionale in corso (l’infausto mondiale di Corea e Giappone 2002), all’epoca avevo seri problemi a livello caratteriale per via di un’operazione chirurgica che mi aveva fatto perdere molti giorni di scuola, due mesi di educazione fisica e che aveva alimentato all’inverosimile il mio cinismo (mi sono ripreso a fatica e ci ho messo anni), ed era il primo di una breve serie di esami di maturità a commissione interna e presidente esterno (io ho preso il peggio della pubblica istruzione, la commssione interna, il 3+2 all’università… l’unica formazione seria l’ho avuta a fare shiatsu). tra l’altro mi presentati con due materie sotto, un bel 4 in matematica (la matematica finanziaria era un incubo) e un altro in economia aziendale (per la cronaca ho fatto il tecnico quindi al pari di Fantozzi, sono un ragioniere), oggi sarebbe impensabile. non me ne fregava assolutamente nulla di nulla, feci il peggior tema della mia carriera (già allora scrivere mi dava parecchie soddisfazioni) e presi 12/15, la seconda prova fu un disastro (5/15) la terza fu la replica di una che avevamo già fatto durante l’anno scolastico (e lo scoprimmo tramite soffiata di professori complici, a dieci anni di distanza si può sputtanare la cosa anche sul web, ma lo sapevano tutti già allora) e fu il mio miglior scritto 13/15. l’orale credo che fu qualche giorno dopo la finale che vide il Brasile laurearsi pentacampeon con due gol di Ronaldo (che di lì a poco sarebbe andato dall’Inter al Real Madrid) ad una Germania che pur non essendo granché arrivo a giocare quella che era la settima finale per entrambe le contendenti al titolo. un mondiale pietoso, del resto la Turchia arrivò terza, quarta la Corea del sud. non ricordo molto di quell’orale (l’ultima domanda sì, il mio prof. di lettere -un faro per me- che mi chiede “ma tu lo manderesti via Trapattoni?”), ma sommato ai crediti accumulati dalla terza alla quinta più gli scritti, arrivai a un onesto 65/100. minimo sforzo massimo rendimento. rimpianti? pochi, della mia classe di allora sono rimasto in contatto con pochi, uno di questi è bancario nella banca dove sono correntista, un’altra lavora per un’associazione di categoria, un’altra coordina un’associazione culturale, un altro ancora, con cui condividevo il primato negativo in economia aziendale come me è diventato socio in un’azienda. gli altri… c’è chi s’è laureato, chi si è sposato e poi ha divorziato, chi ha figliato con successo, chi messo in piedi famiglia e chi non ho più visto o ho perso di vista… io sono rimasto quello che sono, ho sorpreso quasi tutti perché c’era chi non credeva che sarei stato bravo a fare certe cose, che sarei diventato così intraprendente che mi sarei laureato… certo, non sono mai stato un fenomeno, ci ho messo il mio tempo e sono sempre il più eccentrico (ergo anche quello più preso per il culo) di quella che era la 5^ A del Cavazzi 2001/2002 però… le mie rivincite me le sono riprese tutte, e a volte anche se mi sembra di essere stato immobile, mi guardo indietro e penso che di cose ne ho fatte e parecchie. saranno anche solo esperienze, ma hanno pagato, magari non ho una vita così normale, ma del resto, che me ne faccio io della loro normalità? è vero che a volte la rimpiango, che vorrei essere più semplice, avere anch’io una stabilità di fondo, e forse è solo perché così come allora non la trovo oggi quella stabilità, faccio così tante cose, onnivoro di tutto quello che non è il corso naturale della vita, perso nella mia fantasia in quel mondo che gli altri stentavano a capire, chissà se mai ci hanno provato… ho trovato altri lidi su cui appoggiarmi, altri eccentrici, o forse solo curiosi come me, certamente meno “normali” o solamente con la pretesa di volere di più dalle aspettative della vita. so che da dieci anni a questa parte o forse per alcuni qualcuno di più, ho solidi appigli a cui aggrapparmi, pur se tra alti e bassi. e la maturità in tutto questo è stato solo un episodio, un ricordo minore. un percorso che ho fatto sì, ma che poi non è stato così importante. della scuola in fondo, mi manca solo il laboratorio teatrale. sì è vero, dovevo anche studiare, ma era solo un passatempo…

Jack

che sarà?

i più saranno impegnati a prepararsi al rito pallonaro, per cui nessuno leggerà questo post se non quando sarà postumo. aspettative? nessuna, nel mio mondo perfetto i boriosi spagnoli verranno eliminati dalla croazia e l’Italia avrà il solito culo e farà una cavalcata trionfale verso il titolo europeo. onestamente, da non calciofilo (o per lo meno, non più da anni) non so che pensare se non che, citando De André, sono loro stasera i migliori che abbiamo. Cassano e Balotelli saranno anche immaturi, in particolare il secondo è così lento da far rimpiangere il peggior Vieri, ma diversamente non si poteva fare. abbiamo un ricambio generazionale in corso, e non essendo tedeschi, non sappiamo sfruttare la pochezza che abbiamo (loro invece gli ultimi tre mondiali li hanno fatti tutti sul podio, e sono arrivati secondi quattro anni fa), anzi meglio dare la colpa a Prandelli. quando ci renderemo conto che dopo otto anni (la prima volta fu nel 2004) il gioco non può più essere concentrato su Pirlo, e che il nostro vivaio non è più quello degli anni ’90 ed è lontano dall’essere quello che alimentò la squadra campione del mondo nel 2006 (i campioncini del 2004 con tanto di bronzo olimpico), forse cominceremo ad aspettare una nazionale migliore. come detto, non sono un calciofilo, per cui, potrei anche sbagliarmi.

Stefano Bonacorsi

nato per correre?

la religione, si sa, è una cosa dannatamente seria. e con la fede, in qualsiasi forma essa si manifesti, ci devi avere a che fare. accade così per la religione, per il calcio, per la politica e sì, anche per la musica. per mia fortuna, o sfortuna vedete voi, non sono stato mai fanatico di nulla, posso essermi infervorato, inalberato, posso aver schierato tutte le mie emozioni, ma la ragione ha prevalso sulla fede (va così per la religione, la politica e il calcio) anche se non totalmente sugli affetti (leggi alla voce musica).
i giornali, le radio, i social network in questi giorni impazzano di notizie, opinioni, foto ricordo e quant’altro sugli ultimi concerti di Bruce Springsteen a Milano, Firenze e Trieste in questi giorni. bene, bravi anzi bravo il Boss è pur sempre il Boss, mi sono detto. sì perché si da il caso che Bruce sia uno dei miei preferiti, se non il mio preferito. probabilmente un bel ex aequo con gli Stones, dipende dai giorni.
e qui veniamo alla religione. perché sì, a Springsteen ho dato cuore e orecchie ma non il cervello. sarò eretico, ma alla messa di San Siro, non ho sentito il bisogno di andarci, tantomeno a Firenze. e dire che questa volta ci sono pure andato vicino, ma sarà che a parte averci un parente appassionato (che non è potuto andare e che avrei seguito nel caso), non ho amici stretti o conoscenti praticanti della Brucemania. e anche se è l’artista di cui ho più album in casa (all’appello dovrebbero mancarmi Human Touch, Magic e Working on a Dream, a detta di tutti prescindibili, l’ultimo addirittura inascoltabile), non sento il bisogno di assistere al cerimoniale. e dire che conosco persone che vanno all’estero per vederlo.
non so, di mio tendo a non farmi mai prendere la mano dalle cose che mi piacciono, per cui pur essendo tra quelli che amano Springsteen, riesco tranquillamente a far parte di quelli che non l’hanno mai visto dal vivo. sarà che in cuor mio ho sempre paura di rimanere deluso, sarà che, da suonatore, passerei più tempo a studiare il concerto che non a godermelo a pieno. e poi lo ammetto, in mezzo alle bolge mi sono sempre trovato male e i riti, pur piacendomi, mi hanno sempre un po’ spaventato.
per farla breve, sono uno springsteeniano eretico, ma non credo che finirò sul rogo per questo, come dice un anziano musico delle mie parti, la musica è più bello farla che ascoltarla, e forse sarò un po’ troppo sognante, ma io preferisco essere sull’altra parte del palco. sarà perché è lì, che nel mio piccolo mi son preso tutte le mie rivincite. anche grazie a Bruce.

Jack

noi (non) ci saremo?

mi perdoneranno coloro che credono a queste cose, mi diranno che non capisco un cazzo, che vedo il marcio ovunque, che sono paranoico. però no, tutto ma questo no. non lo voglio il live aid emiliano, mi fa orrore il solo pensarlo. non aspetto neanche di sapere il cast ufficiale, so solo del rifiuto di Vasco Rossi, il quale dice: “No. Non parteciperò a nessun concerto di beneficenza. Non amo quel modo di farla, poco costoso e poco faticoso. Certo rispetto chi la fa così, ci crede ed è sincero. Ma io penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppo spettacolo e pubblicità”. e per una volta possiamo concordare su quello che dice, dato che negli ultimi tempi, l’uomo (o quello che ne rimane) è stato solo in grado di farsi della pubblicità polemica e fine a se stessa. 
perché non avrei voluto l'”Emilia Live”? perché queste cose si sa che vanno a finire in merda. perché anche se sono tutti artisti emiliano- romagnoli e quindi presumo sensibili al tema e ancestralmente legati alla loro terra ferita dal sisma, non si cureranno minimamente di dove andranno a finire i soldi. sia chiaro, non voglio dubitare della buona fede del progetto né di chi partecipa, magari Beppe Carletti seguirà tutto per filo e per segno… ma c’è davvero bisogno di tutto questo? non sarebbe più semplice che tutto il cast che parteciperebbe facesse una donazione direttamente sui conti correnti di riferimento della Regione Emila Romagna e dei comuni colpiti (come consigliano di fare con le donazioni generiche, evitando inutili  giri via sms, o altre iniziative pompose/mediatiche). non sarebbe più bello ancora se gli artisti, magari in sordina e con poca pubblicità facessero comparsate nelle tendopoli, suonando a mo’ di bivacco per la gente accampata? i Modena City Ramblers, che saranno tra i partecipanti, ad esempio so che sarebbero in grado di farla una cosa del genere, senza muovere palchi o service… anche perché, degli sfollati che hanno perso tutto, dal lavoro alla casa, chi di loro potrà andare a vedere un concerto dedicato a loro? e quanti di loro vedranno materialmente realizzare qualcosa coi soldi ricavati? se venissero a dirmi che il comune di Bologna non vuole nulla per l’utilizzo dello stadio, l’Enel o l’Hera abbuonerà l’uso della corrente elettrica, che la Siae non passerà all’incasso, che i promoter non ci faranno la cresta allora ci crederò, ma voglio ricordare che l’Emilia, in tutto il suo orgoglio e splendore, fa pur sempre parte di quel dannato paese che è l’Italia, e alle italianate non si scappa, soprattutto quando c’è della beneficenza di mezzo. e ripeto, non voglio minimamente pensare che gli artisti coinvolti ragionino in termini di impegno sociale come mezzo promozionale, però… ci sono troppi però. c’è già stato il caso di “Domani” la canzone scritta per il terremoto in Abruzzo, i cui proventi dovevano essere destinati al conservatorio dell’Aquila ma non se n’è saputo più nulla (e sono rimasto alle inchieste del Mucchio Selvaggio di un po’ di tempo fa). augurandoci che a nessuno venga in mente di scrivere una canzone sul terremoto emiliano (per lo meno se lo faranno, lo facciano tenendosi alla larga dagli schemi di “Domani”) auguriamoci anche che le cose vadano un po’ meglio del solito, anche se sono pressoché sicuro che nulla di ciò che ho scritto finora sarà smentito. se lo sarà, sarò  contento di essermi sbagliato, ma permettetemi di dire, e qui concludo, che gli emiliani sono sì un popolo fiero, ma sono anche un po’ boriosi e propensi alle “americanate” (siamo pur sempre tra la via emilia e il west no?) e questo ci rende meno superuomini e molto più italiani nel senso peggiore del termine. mi auguro solo, che nella messa in scena del concerto di solidarietà organizzato dai Nomadi, a nessuno venga in mente di cantare “Noi non ci saremo”.


Stefano Bonacorsi


con piena facoltà…

egregio presidente, le scrivo la presente che so non leggerà. tuttavia mi permetta di dirle che per il 2 giugno poteva trovare la seguente soluzione: poteva venire a fare le celebrazioni a Modena, all’Accademia militare più prestigiosa d’Italia e fare un cerimoniale sobrio, senza parate, magari issando il tricolore Cispadano, che sappiamo esser nato a Reggio Emilia, ma ne facevano parte anche Bologna e soprattutto Ferrara e Modena, le province più colpite dal terremoto. poi, in quanto comandante supremo delle forze armate (la Costituzione le da questo potere glie lo ricordo) poteva guidare reparti dell’esercito nella bassa, a presidiare dagli sciacalli, e a offrire sostegno ai paesini sperduti della bassa, che stamane, al tg regionale, ho appreso che ancora attendono i soccorsi. vede presidente, tutto questo avrebbe avuto solo un significato simbolico, ma noi Emiliani, dalla resistenza a questa parte (fenomeno storico al quale, le ricordo, deve la carriera)  siamo molto patriottici e avremmo gradito e anzi, avremmo colto l’occasione, per una volta, di sentirci orgogliosi di essere italiani, prima ancora che emiliani.

Stefano Bonacorsi