le interviste perdute: federica pini (4/10/2010)

oggi vi propongo un’intervista fatta ad una giovane autrice pavullese per il suo romanzo d’esordio. trattasi di Federica Pini, autrice del libro Fantasy “La morte d’argento”, uscito per Runde Taarn Edizioni lo scorso marzo. l’intervista l’avevo realizzata per la Gazzetta di Modena in occasione della data di presentazione del libro alla biblioteca Giovanni Santini di Pavullo, ma non fu pubblicata. successivamente l’ho ripresa per una presentazione estiva che si teneva alla libreria La Sorgente sempre a Pavullo, ma anche lì, ignorata. in un paio di incontri e contatti via facebook l’autrice mi ha chiesto dell’esito di questa intervista e con grande imbarazzo le ho risposto che non ne sapevo, purtroppo nulla. la decisione di aprire questo spazio parte anche da lì, da questa intervista inspiegabilmente segata, non tanto per la qualità letteraria dell’opera (io il libro non l’ho letto, non è il mio genere), ma perché un quotidiano locale, specialmente come la Gazzetta di Modena che da ampio spazio alla provincia, dovrebbe trovare posto per queste cose. ma io sono solo un corrispondente, che ci volete fare…
in ogni caso, ve la ripropongo, con l’aggiornamento estivo, ma soprattutto in versione integrale e senza i tagli che ho dovuto fare per spedirla in redazione. sul sito http://www.lamortedargento.it trovate il primo capitolo gratis del romanzo, se vi interessa. buone letture.

la morte d
Si intitola “La morte d’argento” il primo romanzo di Federica Pini edito da Runde Taarn edizioni. Il romanzo della giovane scrittrice pavullese (classe 1987) è uscito nelle librerie il 1 di marzo. Sabato 5 giugno alle 10 presso la libreria “La Sorgente di Pavullo l’autrice incontra il suo pubblico. Ne abbiamo approfittato per chiedere come sta andando il libro <>.
come è nato “la morte d’argento”?
La scrittura è sempre stata per me una grande passione. L’idea di creare un libro, una storia molto
più lunga rispetto ai racconti brevi in cui mi ero cimentata precedentemente, è venuta al termine
delle scuole superiori, quando la vita cominciava a prendere una svolta più matura e iniziavo a
pormi domande più serie riguardo al mio futuro.
“La Morte d’argento” non è stata l’idea originaria che mi è venuta per un romanzo, bensì successiva
primi esperimenti di scrittura. È nata all’improvviso, precisamente alle 6,40 di una mattina di

settembre del 2007, mentre mi stavo recando con la corriera all’università. Sono una grande
sognatrice, fantastico su tutto quello che mi succede, che sento, che mi circonda. Quella mattina, la
macchinetta dell’autobus mi smagnetizzò il tesserino e da lì la mia mente prese il volo, tanto che,
nel romanzo, un episodio simile fa incontrare Erika e Christian, i due protagonisti. Nel corso di un
singolo viaggio, nacquero i personaggi, la storia a grandi linee, alcuni episodi specifici che mi
piacquero subito. Da lì, il salto a una trama intrecciata e particolareggiata avvenne in pochi giorni.
Viaggiavo molto in quel periodo, quindi la cosa migliore che potevo fare mentre guardavo il
panorama fuori dal finestrino e ascoltavo musica era immaginare.
quali sono i tuoi legami con i luoghi che hai descritto nel tuo romanzo e come li hai
trasportati dentro al romanzo?

La scelta delle ambientazioni non è avvenuta in modo casuale. Ho preferito utilizzare i luoghi che
conoscevo bene per iniziare, come l’Appennino Modenese in cui vivo, la facoltà di Economia dove
ho studiato, la strada che percorrevo tutti i giorni, per rendere la narrazione più reale e vicina ai
lettori. Troppo spesso i giovani ritrovano tra le proprie mani romanzi ambientati in territori lontani,
quasi irraggiungibili. Uno scenario più vicino rende le storie inventate un po’ più vere.
Gli altri luoghi in cui si sposta successivamente la narrazione, come la Cornovaglia e la Bretagna,
rispecchiano i miei gusti personali. Non ci sono mai stata, ma infondono un fascino particolare in
me. Ho cercato di renderli più reali possibile, attraverso ricerche approfondite sulla storia, sulla
cultura e sulla geografia dei territori.
il confine tra realtà e fantasia è spesso sottile, nel tuo romanzo parli di luoghi
esistenti e di vite normali dietro cui si nascondono trame più o meno oscure: c’è una
metafora in tutto questo?

Cercando bene, una metafora c’è. Nella vita di tutti giorni che ognuno di noi vive, può capitare che
qualcosa, qualsiasi cosa, giunga all’improvviso e sconvolga tutti i piani e le aspettative
programmati. Negli ultimi anni mi è successo spesso, tra il romanzo, l’università, il lavoro. Una
mattina pensavo al mio futuro in un modo, mentre quella successiva mi trovavo a immaginarlo
l’opposto. Succede un po’ così, a Erika: da normale studentessa universitaria con un carattere deciso
e pragmatico, diventa il centro di una profezia millenaria, al fianco di creature di cui negava
l’esistenza in modo assoluto. Significa che anche la persona più semplice può aspettarsi di tutto
dalla vita.
Twilight e altre trame fantasy sul vampirismo: temi che qualcuno ti accuserà di
esserti accodata ad un filone “di moda” o pensi che il tuo romanzo sarebbe potuto
esistere anche senza questi fenomeni di massa, cioè prendendo la spinta solo dalle tue
passioni sul genere?

Ho letto Twilight, in effetti tra le lettrici della mia età sono in poche quelle a non averlo fatto. Da
quando il romanzo di Stephenie Meyer è stato pubblicato, i libri sul genere vampiresco si sono
triplicati, invadendo letteralmente gli scaffali delle librerie italiane. Io sono sempre stata molto
orientata sul fantasy tradizionale, come il Signore degli Anelli, e ho cominciato proprio da lì la mia
esperienza di scrittura. Contemporaneamente, è iniziata anche la mia passione per i vampiri,
precedentemente a Twilight. È ovvio che il successo delle storie sui non-morti che si scostano dal
tradizionale, quelli che chiamano “I vampiri buoni”, possa avermi aiutato nella ricerca di
ispirazione, ma non è stato solo questo, anche perché le creature che io descrivo hanno delle
differenze rispetto a quelle che vanno di moda negli ultimi anni. C’erano la mia fantasia, la musica,
gli ambienti, le mie letture precedenti. Mi sento di dire che, senza Twilight, “La Morte d’argento”
sarebbe esistito comunque. Forse sarebbe stato diverso, chi può saperlo? L’idea avrebbe potuto
raggiungermi tra qualche anno, in una situazione differente.
Le accuse ci saranno di sicuro, non lo metto in dubbio. Frequento molto il web e leggo le opinioni
dei naviganti che commentano il genere vampiresco. Spesso succede che alcuni utenti, forse anche
invidiosi del fatto che questo tipo di libri stia avendo un così forte successo, diano dei giudizi
negativi senza nemmeno aver preso il romanzo in mano. Mi aspetto i commenti cattivi, ma sono
pronta ad affrontarli.

Stefano Bonacorsi


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