voci di donne, il bando

a nome del gruppo teatrale- narrativo Oceanobar pubblichiamo qui di seguito un bando, valido da oggi fino al 20 febbraio. di seguito troverete i contenuti e le informazioni per partecipare. chiediamo ai residenti in appennino modenese di contribuire alla diffusione e alla partecipazione. grazie.

l gruppo teatrale- narrativo Oceanobar
in collaborazione col Comune di Sestola e con l’Associazione Arterie
presenta
Voci di Donne”
1° rassegna di autrici locali
La partecipazione è aperta a tutte le donneresidenti nell’Appennino modenese.
Inviate un testo a tema libero scritto da voi (racconto, poesia, canzone,commento, diario, articolo…)
entro il 20 febbraiovia mail all’indirizzo vocididonne2012@yahoo.it
oppure per posta all’indirizzo Corso Umberto I, 5 presso lo IAT del Cimone
Tra tutte le opere ricevute ne saranno selezionate sette
che parteciperanno alla 1° rassegna “Voci di donne”, spettacolo di lettura e musica
in scena l’8 marzo 2012 ore 20
presso la sala “L’ Incontro” – Via Panorama, 13, Sestola.
I testi inviati, corredati di nome, cognome e indirizzo mail dell’autrice, devono avere una lunghezza massima di 1 pagina carattere 12 interlinea 1.
Per info tel 3339595206 o vocididonne2012@yahoo.it

un nuovo processo mediatico

c’è qualcosa di inquietante dietro la diffusione della telefonata tra il comandante Schettino e la capitaneria di porto di Livorno. e lo si può vedere tranquillamente cazzeggiando su Facebook. il dato che balza all’occhio è la presa in scherno dello sbottare del capo della capitaneria di porto De Falco con l’affermazione “vada a bordo cazzo!”.  si finisce che ci si scherza sopra, ma la cosa non mi piace, avverto un fenomeno di cui ho già parlato e che se vi interessa è riportato nel mio libro “La celebrità criminale”. il fenomeno che avverto è che la frase di De Falco, finirà per essere una battuta da cabaret, mentre Schettino passerà da carnefice a vittima. le premesse ci sono tutte, innanzi tutto la telefonata: io l’ho vista riportata al tg de La7, e nonostante il direttore Enrico Mentana, mostrasse il suo disappunto verso Schettino (soprattutto quando ha dovuto leggere il che quest’ultimo era stato posto ai domiciliari anziché in carcere) l’effetto che ho percepito non era quello dell’indignazione ma della compassione. Schettino fa compassione. c’è il rischio che quest’uomo passi per martire, in virtù del fatto che, incalzato da De Falco, si mostrava incapace di reagire, annichilito. consapevole dell’errore commesso, si comportava come lo studente colto dal preside nel pieno di una cazzata madornale. ma allo spettatore, c’è il rischio che questo particolare sia sfuggito. c’è il rischio che lo spettatore colga Schettino come un povero Cristo che impanicato non sa cosa fare. c’è il rischio che lo spettatore provi compassione per questo sciagurato. c’è il rischio che il fatto che quest’uomo sia stato il primo e non l’ultimo a lasciare la nave, passi in secondo piano rispetto alla figura da fesso che i telegiornali hanno spiattellato a reti quasi unificate. se i legali colgono minimamente questo aspetto il gioco è fatto e nessuno pagherà per quanto accaduto all’isola del Giglio. l’opinione pubblica si dividerà tra innocentisti e colpevolisti, e il giudizio sarà una volta di più influenzato e davanti agli occhi di tutto il mondo, la credibilità del nostro sistema processuale- penale, andrà a farsi fottere. già l’avvocato di Schettino, in una dichiarazione che ho sentito letta da Mentana, ha dichiarato che non si può mandare una persona in carcere sull’onda del giudizio dell’opinione pubblica e mai frase fu più azzeccata, perché allo stesso modo, non si potrà giudicare la sua colpevolezza. i mass media, farebbero bene a concentrarsi su quanti hanno operato per salvare il salvabile dalla Concordia, sull’ammutinamento nei confronti di un comandante inetto, e non a cercare il sensazionalismo e l’audience con la messa in diretta di una telefonata che come effetto ha ottenuto la realizzazione di una maglietta con scritto “vada a bordo, cazzo!”. il meccanismo è già scattato e tra qualche anno, passata l’orda mediatica e tutto il contorno, vedremo celebrare un processo che avrà una sentenza di cui nessuno sarà soddisfatto, in primis i famigliari delle vittime. a nulla varranno le varie class action e similari. Schettino sarà un fenomeno da Porta a Porta, al pari della Franzoni, di Alberto Stasi e di Amanda Knox. mi auguro di cuore di avere torto. non sopporto di avere ragione in questi casi.

Stefano Bonacorsi

La celebrità criminale

Per chi non lo sapesse qualche mese fa ho reso disponibile la mia tesi di laurea in formato saggio. Si tratta di una ricerca sulla rappresentazione del crimine nei mass media e della percezione di questa rappresentazione da parte dell’opinione pubblica. E’ disponibile solo in formato elettronico al prezzo di cinque euro. Per averlo contattatemi all’indirizzo e-mail: stebo.fanocorsi@gmail.com. Tra i post più vecchi di questo blog, ne trovate un’anticipazione.

Stefano

un abbonamento da 70 euro

il Mucchio è morto, viva il Mucchio! in realtà non è ancora così e francamente non me lo auguro e non lo auguro a loro. in primis perché ho rinnovato l’abbonamento. il fatto è però, che pur avendolo fatto il 23 dicembre tramite bonifico, l’abbonamento parte da marzo, e quindi il numero di gennaio ho dovuto comprarlo. nel caso ci fosse bisogno di conferma delle fonti, posso rendere pubblico il bonifico e la mail inviatami da Maioli in cui mi spiegava i motivi della mancata consegna. ora, personalmente l’ho vissuta male, m’è parsa un pò una cialtroneria, anche perché tutta la rottura di coglioni sulla chiusura del Mucchio e la relativa campagna abbonamenti in pieno Manifesto- style, è stata successiva al mio rinnovo. per avere il numero di gennaio sono dovuto andare in edicola e spendere euro 10 (più la benzina perché il Mucchio più vicino si trova a 15 km da casa mia). e mi son trovato la nuova rivista tra le mani, con la brutta sorpresa della carta nuova e la brutta nuova grafica. sui contenuti ancora non mi esprimo perché, piagnisteo a parte, non ho avuto molto tempo di leggere. però…. uffa, ero abituato a vedere il Mucchio come una rivista d’avanguardia, avanti anni luce su contenuti e cornici e mi ritrovo una grafica che pare quella di Jam! fatico a leggerlo, davvero, e non perché hanno spostato l’impaginazione delle rubriche…. non so, sarà l’aria di crisi o l’ansia di chiusura, ma mi pare un Mucchio che insegue anziché essere seguito…boh! poi sarebbe ora anche di cambiare la grafica di Extra, però…
tornando al dunque, l’abbonamento l’ho fatto e, mi auguro, per un altro anno sarò a posto. in attesa della nuova creatura dell’ex direttore Max Stefani, su cui sono molto curioso, anche in virtù del pallosissimo strascico relativo alle sue dimissioni avvenute lo scorso maggio. ora, entro nel pieno dell’ennesima polemica, in quanto un pò mi sono rotto e un pò voglio dire la mia. ammetto che Stefani mi manca sulle pagine del Mucchio, mi mancano le sue interviste da battitore libero e mi mancano le sue rubriche. va però ammesso che tolto lui, il Mucchio non è cambiato più che tanto nei contenuti, c’è stato il bell’ingresso di Claudia Durastanti, alcune cose erano semi-nutili (la rubrica finale di Beatrice Mele, una sorta di short talks fatto coi ritagli presi da Internazionale). il nuovo numero, ripeto, l’ho solo sfogliato e mi sono letto solo “Crampi”. ammetto anche che Federico Guglielmi, in generale, non mi è mai stato troppo simpatico, mi è sempre parso quello che fa il severo da un lato, e poi dall’altro da la pacca sulla spalla come per dire “la prossima volta farai di meglio” (la mia firma preferita, musicalmente parlando, è quella di Eddy Cilia, mentre i miei giornalisti preferiti, nel Mucchio, sono Massimo Del Papa e Luca Castelli). a conti fatti, da quanto percepisco da semplice osservatore delle diatribe via facebook, l’ex direttore deve avere un certo caratterino e, partendo da qui, ipotizzo che il suo allontanamento sia stato fatto anche per… salvare la rivista? mi spiego meglio: da quanto ho capito, negli anni la diatriba più che Mucchio o non Mucchio, è stata Stefani o non Stefani (si vedano le motivazioni che hanno spinto i Subsonica a sostenere la rivista). il fatto che fosse Max Stefani il direttore, era croce e delizia per la rivista e probabilmente, visto che non ne aveva più l’effettivo controllo (il giornale da tempo era fatto da Daniela Federico + Guglielmi + John Vignola + Mele) il suo allontanamento è stato sollecitato anche per aumentare il gradimento (non entro nel merito delle vendite, non mi riguarda finché la rivista arriva nella mia cassetta della posta!). per avere un’idea di come fosse l’atteggiamento di Stefani nella direzione del giornale, andatevi a leggere in “Fuori” di Massimo Del Papa, il capitolo “Un Mucchio di guai” dedicato proprio alla sua esperienza “selvaggia”. poi se volete c’è anche un’intervista di Andrea Scanzi a Guglielmi su Rockit, risalente al 1999, che rende l’idea di come siano andate le cose negli anni ’80 e su come possono essere andate in tempi più recenti. di par mio, aspetto di vedere meglio i contenuti del nuovo corso del Mucchio, prima di dare un giudizio definitivo, augurandomi che avrò più di un numero per poterlo fare. però mi si lasci dire che la campagna abbonamenti in stile Manifesto, mi è stata e mi sta sulle palle (e nell’incipit di questo post c’è scritto com’è stato possibile arrivare a tanto). questo è elemosinare! che poi, mi piacerebbe sapere, se il contatore conta solo i nuovi abbonati o comprende anche quelli che avevano rinnovato nel corso del 2011 (non so, metti che uno si sia abbonato ad agosto…). e quindi quelli che servono sono 2000 abbonati o questi si devono aggiungere a quelli vecchi? poi la caccia al testimonial… che va bene che molti di questi devono tanto al Mucchio però… non so, mi pare la fiera dell’ipocrisia, probabilmente anche in virtù del fatto che, alla fine, Guglielmi non ha mai veramente stroncato nessuno e, più che a Lester Bangs (citato un pò a cazzo dagli autori della rivista), assomiglia a quel William Miller di “Almost Famous”. a quando l’annuncio che anche Ligabue sostiene il Mucchio? e perché non Omar Pedrini? insomma, io faccio il mio in bocca al lupo a tutti (al Mucchio come a Stefani) chiedendo cordialmente che la piantino di rompere i coglioni coi loro scazzi da primadonna e che soprattutto trovino una maniera più dignitosa di portare avanti i loro progetti. che il Mucchio, così com’è messo, pare essere il governo Monti (dobbiamo fare tutti dei sacrifici, compreso quello di comprare una copia anche se abbiamo appena rinnovato l’abbonamento? ma vaffanculo!), mentre Stefani la mena un pò troppo da martire. ribadisco che leggerò entrambi, ma entrambi hanno rotto i coglioni!

Jack

un incontro

mi hanno detto grazie ma, a conti fatti, sono io che devo ringraziare loro. perché un pò, grazie a loro, la mia vita è migliorata, o meglio, grazie a loro ho riscoperto il gusto di certe cose, compreso l’agrodolce gusto dell’ingenuità. chi sono loro? sono il gruppo Pi.A.Se.Mo, un gruppo vicariale o un gruppo di dopo-cresima inter- parrocchiale. un bel gruppo di folli. un gruppo nato anni fa sulla spinta di un consacrato, e oggi retto da quegli stessi ragazzi con cui aveva cominciato. sono entrato in contatto con loro, tramite un’amica storica, che mi aveva chiesto di fare un piccolo service audio per un piccolo spettacolo di Natale. poi, sempre quest’amica, che oggi è una delle animatrici di questo gruppo, mi chiese lo scorso Natale, se collaboravo come musico alla realizzazione di uno spettacolo che avrebbero messo in scena a pasqua. siccome non so dire di no, specie alle cose artistiche, ho accettato. a me queste cose piacciono inoltre mi si presentava l’occasione di essere un semplice gregario (nel mio piccolo bagaglio esperienziale di attore-suonatore m’è capitato di rado, può sembrare vanità ma è così). così ho preso i miei pomeriggi al sabato e sono andato a provare con questi ragazzi, in un teatrino parrocchiale che dio solo sa perché è stato lasciato andare, e che grazie al fatto che questi monelli avevano bisogno di uno spazio, è stato riscoperto. il posto era freddo ma ospitale, diciamo che il calore umano non è mancato. a questo si sono aggiunte le varie pizzate organizzate e fatte dagli stessi animatori, a cui venivo invitato assieme al fratello n.2 (che parteciperà in veste di fonico audio allo spettacolo) e in cui non potevo fare a meno di sentirmi un pò… zio! che quando hai 27 anni (ora 28) e l’età media sotto i 18 se non addirittua i 17… poco alla volta il ghiaccio s’è rotto e anche per loro sono diventato il cugino (o meglio, il cug, ma questa è una storia lunga che vi spiegherò un altro giorno). Ammetto che per via del mio essere dubitante mi sono sentito a disagio nell’essere presente ai loro momenti di preghiera, ma alla fine si trattava di un problema mio e non loro e poi va anche detto che l’entusiasmo dei ragazzi è contagioso e al gruppo si respira una bella energia, per cui. grazie a loro ho incontrato il serial killer con cui, assieme ad altri ho dato vita ai Sunday’s Players (il gruppo in cui canto) e con cui ho potuto rinnovare gli OceanoBar, assieme all’amica storica di cui sopra. sempre grazie a loro ho conosciuto le incaute fanciulle con cui ho iniziato a ri-vivere quasi pericolosamente la mia esistenza. e poi sì grazie a loro ho riscoperto il gusto di divertirsi nel fare spettacolo, una sensazione che mi mancava dai tempi del laboratorio teatrale alle superiori. che sì, negli anni ho fatto cose più belle e anche più professionali, però mancava quel qualcosa… forse il non prendersi troppo sul serio, non so. fatto sta che a Pasqua le cose sono andate bene, durante l’estate ho avuto occasione di incrociarli in diversi incontri e nelle feste appena trascorse, lo spettacolo, il recital “Alla ricerca di Amore” scritto diretto e interpretato da questi ragazzi, è stato replicato due volte. ammetto che si è trattato di una sfacchinata allucinante, perché oltre a suonare ho fatto il facchino (monta e smonta gli impianti audio e luci) e nell’ultima replica ho anche dovuto sostituire uno degli attori. per la cronaca la trama dello spettacolo è a sfondo religioso, così come il personaggio che ho dovuto fare era un San Francesco, scippato al musical “Forza venite gente”; per la serie, mettiamo nell’angolo il nostro scetticismo, se si sta bene insieme, non importa se ci sono divergenze di vedute. E poi potrei aver torto io. Ma anche questa è un’altra storia. 
Insomma, i Pi.A.Se.Mo. sono una bella esperienza, che sicuramente mi ha formato in quest’ultimo anno. Perché alla fine è bello scoprire che si può imparare qualcosa da dei ragazzi e sapere che potrai avere fiducia in loro per il futuro, non tanto perché crescono con valori sani, ma perché hanno voglia di fare e vengono stimolati a fare, in una terra che non offre granché soprattutto per l’età che hanno. Perché vengono invitati a condividere esperienze e la condivisione al giorno d’oggi è abbastanza rara. Perché fanno parte di un gruppo in cui vengono esaltate le singole qualità, in cui possono essere prima di tutto loro stessi. Poi può darsi che io esageri, forse mi sono lasciato contagiare un po’ troppo, forse anche in virtù del fatto che mi hanno “adottato”, anche se non c’entro molto con loro, mi trattano come se fossi uno di loro. In fondo è bello sentirsi dire “ci vediamo sabato” e un po’ ti dispiace deluderli dicendo loro che… non ci sarai perché la “tournée” è finita. Io non so se, come ha detto una mamma che parlava di loro, sono stati toccati dalla grazia di Dio, io in queste cose ci credo poco. Però so che hanno toccato il mio cuore.


Cug


si riparte!

l’isola della Tempesta riprende le sue attività. intanto cambiando indirizzo, e poi ampliandosi un pò. diciamo che questo spazio, nato su Splinder con lo scopo di accogliere i miei scritti “seri”scartati altrove (in pratica le mie esperienze di cronaca), avrà una nuova veste: sarà infatti lo spazio delle mie riflessioni serie. troveranno spazio, oltre a futuri scarti (anche se, ribadisco, scrivo sempre meno per la cronaca locale) le rubrica politica “realpolitik”, lo spazio recensioni di “pagine e pentagrammi” e l’angolo dedicato allo sport di “sportivamente scrivendo” che altro non erano che tags a me cari sul vecchio Jack Tempesta’s Chronicles di splinderiana memoria. qui sotto troverete invece quanto pubblicato sull’Isola fino ad oggi. insomma si mette ordine. il nuovo “Le pagine della Tempesta” sarà la prosecuzione naturale del vecchio Chronicles (come recita il sottotitolo) ma in veste personale, con attenzione soprattutto ai miei -ehm – slanci poetici e alla mia segheria mentale. questo spazio invece, garantisce una separazione di fondo del serio dal faceto. ci si legge dunque! buone letture.

Stefano

le interviste perdute: valentina arena (13/10/2011)

Questa intervista potrebbe benissimo uscire per la rubrica “cronache sospese” o “cronache istantanee” perché davvero non sappiamo se avrà un futuro al di là di questo blog, ragion per cui, mettiamo le mani avanti, e la inseriamo nelle interviste perdute, consci che qui, non sarà snaturata di nessuno dei suoi contenuti. Torniamo a parlare di “Vetro”, dopo averlo recensito, parliamo con l’autrice, che partecipa a due importanti concorsi. Se avete l’occasione, almeno a quello di Sassuolo andateci (quello in Francia, lo riconosciamo, è un pò più scomodo da raggiungere) e vi garantiamo che ne varrà la pena. Nel frattempo, di modo che possiate farvi un’idea, ecco una breve chiacchierata con l’autrice. Buona lettura.

vetro2

Valentina Arena è una videomaker che vive sull’Appennino Modenese, che da alcuni anni produce cortometraggi indipendenti, che affrontano tematiche diverse, spaziano dal surreale al drammatico, divertono e fanno pensare. Nell’ultimo anno e mezzo si è spesa molto sul cortometraggio “Vetro” (https://www.facebook.com/pages/Vetro-cortometraggio/184909334871601) che affronta, rompendo gli schemi della banalità, e utilizzando metafore molto forti, il tema della violenza sulle donne. Dopo una proiezione al “Salone des Réfuses” del “Milano film Festival”, “Vetro” è in concorso al “Festival Internazional Génération Court” (http://generationcourt.com/home) dove sarà proiettato in anteprima internazionale il 27 ottobre; ed è finalista presso l’ “Ozu film Festival” di Sassuolo (http://www.issuu.com/) dove sarà proiettato in anteprima nazionale domenica 16 ottobre. Abbiamo raggiunto l’autrice per farle alcune domande.
Senza rovinare la visione a chi ci sarà, cosa si troverà davanti lo spettatore di “Vetro”?
Un cortometraggio girato in totale indipendenza economica e creativa. Qualcuno mi ha detto che è un corto che andrebbe visto più volte per essere del tutto compreso: lo considero un complimento. Spero che lasci qualcosa, e che faccia riflettere.
Hai più aspettive per l’Ozu film festival, o per il “Festival International Génération Court” che si tiene questo stesso mese? Sono due realtà molto diverse tra loro, e, credo, davvero molto valide: sono già del tutto soddisfatta all’idea di farne parte.
Però al festival francese sei l’unica italiana in concorso, che effetto fa?
Fa un bell’effetto, non c’è che dire! E’ bello anche vedere che siamo rientrati in una selezione molto stretta: solo 6 cortometraggi internazionali.
Al centro della tua opera c’è la donna e una sua condizione che, nel mondo occidentale è, a torto, spesso dimenticata dimenticata. tu, come donna come ti senti nel tuo paese, e nella tua condizione lavorativa?In Italia c’è molta confusione: anche ambienti che si professano femministi a volte cadono in errori di auto-ghetizzazione e pongono l’accento su quelli che non sono i reali problemi. Sono questi gli ambienti che per primi devono rendersi conto che cercare la parità dei sessi è un battaglia che riguarda l’intera società italiana, non solo le donne. Nel mio piccolo, con le mie scelte e con il mio lavoro, cerco di fare quello che posso perchè il pensiero maturi in questa direzione. Nella mia condizione lavorativa mi sento un po’ incastrata in una situazione senza prospettive a lungo termine, come, credo, tante persone della mia età (donne e uomini).
Tutte le informazioni su Valentina Arena e sulla sua opera si possono trovare sul suo blog (http://valentinaarena.blogspot.com/)
Stefano Bonacorsi 

dalla polvere al cielo: La celebrità criminale- un’anticipazione (6/10/2011)

qui di seguito, un’anticipazione del mio primo saggio, di prossima pubblicazione in formato elettronico col titolo “La celebrità criminale”. trovo utile fare un’anticipazione soprattutto in relazione a quanto di recente è accaduto col processo di Perugia. il saggio è il riadattamento della mia tesi di laurea discussa lo scorso marzo. buona lettura

Capitolo 4. Il concetto di “celebrità criminale”: inquadramento teorico.


1. La “celebrità criminale” e il ruolo di vittima e carnefice.

Che cosa si intende per celebrità criminale? Si tratta di quei soggetti che sono autentici fenomeni mediatici la cui origine è scaturita da fatti di cronaca nera e giudiziaria i cui protagonisti, sfruttando i canali offerti dai mass media1, divengono soggetti equiparabili per notiziabilità ai VIP2. La celebrità criminale è, al pari della celebrità classica, un fenomeno mediatico in cui un soggetto che si è reso autore di un delitto diventa un personaggio pubblico, le cui vicende sono seguite dai mass media, in quando suscitano interesse presso il pubblico.
Il descrivere questo fenomeno come una forma di celebrità, non è legato al semplice fatto che un soggetto criminale viene posto sotto ai riflettori, in quanto si è reso autore di un delitto e la cronaca riporta la sua vicenda; è legato all’aspetto che va oltre la vicenda, e cioè la rappresentazione del criminale successivamente alla notizia in sé.
Quindi, quando un evento criminoso si verifica questo viene riportato dalla notizia di cronaca, la quale espone i fatti avvenuti e i soggetti che ne hanno preso parte. Se la vicenda suscita interesse attorno a coloro che si sono resi protagonisti della vicenda, l’evento criminoso passa in secondo piano rispetto agli autori del delitto. Un esempio di questo lo ha riportato Massimo Polidoro nel suo “Cronaca Nera” quando nell’introduzione descrive brevemente il caso di Rita Fort, una donna che si era resa colpevole di omicidio plurimo sterminando la famiglia dell’amante. Il caso Fort aveva inaugurato l’epoca dei “processi celebri”: alle udienze il pubblico si presentava come se andasse a teatro, per la donna veniva invocata la pena di morte ma allo stesso tempo le donne ne copiavano l’abbigliamento e gli uomini ne sembravano attratti3. Quindi, parlando di celebrità criminale, ci riferiamo ad un soggetto resosi autore di un delitto che diventa un personaggio centrale in una certa fase della vita pubblica, diventando un modello o per lo meno un termine di paragone.
La celebrità criminale, così intesa, si inserisce nel contesto delle devianze, in quanto è un comportamento che viene rappresentato in un contesto, quello mediatico, che offre spunti di emulazione.
Un aspetto importante è quello riguardante il rapporto tra gli autori di delitti e le vittime nella rappresentazione mediatica. Sovente accade che questi due ruoli, per via degli spazi concessi dai media all’uno o all’altro, vengano invertiti, spostando quindi l’attenzione dal soggetto vittima che diventa carnefice, al soggetto carnefice che diventa vittima. Un esempio di questo è riportato nel libro “Maleficium” di Massimo Del Papa il quale, elencando alcuni fatti di cronaca che hanno caratterizzato gli ultimi anni, descrive la contraddizione che coglie l’opinione pubblica che in un primo momento, a fronte dell’evento criminoso, condanna senza mezzi termini gli autori dei delitti per poi passare in un secondo momento dalla parte degli stessi autori4.
Esiste, in vittimologia, la percezione della vittima “criminalizzata” e consiste nell’impostazione in cui accanto al criminale vi è una vittima che ha partecipato all’evento delittuoso e quindi in questi casi, non solo non è sempre totalmente innocente, ma in alcuni casi può essere essa stessa responsabile del reato5. Questo accade quando viene individuato un ruolo di responsabilità della vittima nell’evento criminale, e questo ha portato spesso all’espressione di un giudizio morale sul suo comportamento. Ad esempio, in numerosi processi penali per violenza sessuale l’estremizzazione di posizioni simili ha posto la vittima in una situazione in cui è stata diffusa la convinzione che in un certo qual modo la vittima avesse provocato l’aggressione, spostando di conseguenza il soggetto vittima in una posizione in cui veniva giudicata moralmente e colpevolizzata. Questo avviene soprattutto quando le posizioni vengono estremizzate in forma mediatica6.
La partecipazione della vittima al crimine è quindi un canale attraverso il quale è possibile ribaltare i ruoli della vittima e del carnefice facendo leva sullo strumento mediatico. Un esempio di questa modalità di difesa che hanno i soggetti delinquenti lo possiamo fare prendendo spunto dal processo Wanna Marchi messo in onda dalla trasmissione “Un giorno in pretura” di Rai Tre7, dove, nelle fasi delle testimonianze rilasciate durante il dibattimento, era possibile assistere alla difesa delle imputate8 le quali muovevano accuse ai sistemi adoperati per documentare le loro azioni, mediante i quali, a detta delle imputate, sarebbero state “incastrate”.
In tale contesto, una presa di posizione di certi spettatori nei confronti di determinati soggetti delinquenti può portare ad un inasprimento del giudizio, da parte dell’opinione pubblica, così come può portare ad un’attenuazione di quello stesso giudizio. Se poi il soggetto delinquente fa leva sull’opinione pubblica, passando dalla difesa all’accusa, e i mass media si interessano alle vicende, secondo la modalità di offrire al pubblico una ricostruzione che da un lato punti ad informare, e dall’altro ad appassionare e fare ascolti, gli esiti delle indagini e, ancor di più, quelli processuali, ne possono risultare influenzati9.
Un ulteriore spunto sulla definizione di celebrità criminale ce lo offre la definizione “genio criminale” che è una definizione che porta a mitizzare un soggetto delinquente. Sul tema è stato anche scritto un libro di carattere divulgativo i cui autori, Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, riportano alcuni casi eclatanti di soggetti criminali, per lo più dediti ai crimini “bianchi”. I due autori scrivono che quando si parla di stupri, aggressioni e fatti similari, nei cromosomi degli autori c’è qualcosa che non va, mentre per imbroglioni, truffatori e rapinatori non si può dire altrettanto10. Tuttavia, determinate logiche criminali, pur essendo “bianche”, spesso hanno un filo diretto con quelle classiche, inoltre la definizione stessa di “genio” porta a leggere la parola “criminale” con un metro diverso rispetto a quello che si riserva al criminale comune, e questo, in un’ottica di esposizione mediatica può risultare deleterio se correlato al contesto delle devianze.
Ciò che col nostro elaborato intendiamo ipotizzare (perché di ipotesi si tratta) è l’esistenza di comportamenti che si verificano in contesti mediatici e che risultano altrettanto pericolosi e devianti alla pari dei comportamenti ritenuti tali, nei contesti reali. La chiave di volta sarà la teorizzazione di un contesto artificiale, una zona grigia che si pone tra la vita così detta “reale” e la ribalta mediatica.
1 Le modalità descritte nelle teorie dell’agenda- setting e della spirale del silenzio (vedi p. 16).
2 Per rendere un’idea di cosa possa essere la celebrità criminale partiamo da un esempio che può essere sì banale, ma che rende bene l’idea. L’esempio è il film “Chicago” di Rob Marshall, interpretato da Renée Zellweger (che interpreta Roxie Hart), Catherine Zeta-Jones (Velma Kelly) e Richard Gere (l’avvocato Billy Flynn). Velma Kelly è una star dei nightclub, la cui celebrità aumenta dopo il suo arresto: ha, infatti, ucciso il marito e sua sorella dopo aver scoperto una relazione tra i due. Roxie Hart non è famosa e sogna di diventare una celebre cantante. Quando spara al suo amante, che le aveva mentito riguardo alla possibilità di farla entrare nel mondo dello spettacolo, viene mandata in carcere. Lì incontra Velma Kelly. Per paura della pena di morte, Roxie assume Billy Flynn, il miglior avvocato di Chicago, che le promette di trasformare il suo caso in uno spettacolo e di farla prosciogliere. Flynn e Roxie manipolano la stampa e l’opinione pubblica e Roxie diventa famosa. Quando Billy riconosce il potenziale di Roxie, Roxie e Velma si scontrano per la popolarità (dal sito http://www.wikipedia.org).
3 Polidoro M., Cronaca neraindagine sui delitti che hanno sconvolto l’Italia, Piemme, Casale Monferrato (AL), 2005, p. 7.
4 Citando dal libro: “[…]a Roma, esplode un altro orrore: un rumeno violenta e annienta una quarantasettenne romana, Giovanna Reggiani, al posto sbagliato, cioè ovunque in città, nel momento sbagliato cioè sempre. Altra ondata di furia, dopodiché partono le prime misure di contenimento. E qui gl’italiani cambiano repentinamente umore: impietositi dalle immagini televisive dei baraccati, che fino a ieri maledivano trovandosi a sfiorarli ogni giorno, se ne innamorano: guai a chi li tocca, la sinistra, radicale o benpensante, insorge, vigliacco chi sbaracca (all’assassino, Romulus Nicolae Mailat, verrà risparmiato in primo grado l’ergastolo con l’allucinante motivazione per cui la vittima non ha rinunciato a difendersi).
Vicino Ascoli un rom ventiquattrenne, delinquente conclamato, dedito a truffe e a rapine, ubriaco alla guida di un furgone falcia quattro ragazzini in motorino. Lo vogliono linciare, compaiono anche i cani arrabbiati del neofascismo che tuttavia non si vedono mai quando il pirata è un italiano, vale a dire almeno una volta al giorno. Va a finire che invece di linciarlo, il rom lo mettono a svernare in un residence in riva al mare, dal quale riprende subito a delinquere mentre c’è chi gli offre cinquantamila euro per un libro e gli propongono di firmare una linea di moda”; Del Papa M.,Maleficium, e-book autoprodotto da Massimo Del Papa, Fermo, 2009, p. 45.
5 Nivoli G. C., Lorettu L., Milia P., Nivoli A., Nivoli L.F., Vittimologia, in Volterra V. (a cura di),Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica, Elsevier Masson, Milano, 2010, p.47.
6 Nivoli G. C., Lorettu L., Milia P., Nivoli A., Nivoli L.F., op. ult. cit.
7 I documenti in merito sono stati reperiti sul sito di You Tube al link http://www.youtube.com/watch?v=8Hpmz6mgAc0 e filmati correlati
8 Wanna Marchi e Stefania Nobile, sua figlia.
9 Un esempio di questo è riportato nell’introduzione di “Cronaca Nera” di Massimo Polidoro, a proposito del delitto di Cogne “Il delitto del piccolo Samuele, si legge nel rapporto […] dell’osservatorio di Pavia, diventa il pallido referente di un evento mediatico di portata immensa […] capace di generare una quantità di notizie che esulano dall’ambito strettamente giudiziario […] e spostano altrove l’accento della vicenda, per esempio sull’aggessivo atto di accusa della procura di Aosta da parte di Annamaria Franzoni, che sposta dal Foro alla televisione la sede dell’accertamento della verità giudiziaria, coinvolgendo lo spettatore in una sorta di giuria popolare all’americana”; in Polidoro M., Cronaca Nera, op. cit.
10 Lucarelli C., Picozzi M., Il genio criminale, Mondadori, Milano, 2009, p. 4.

cronache istantanee: il sindaco che sarà (11 maggio 2011)


qui di seguito, una lettera che ho spedito alla nuova Gazzetta di Modena, in cui esprimo il mio parere sulle prossime amministrative nel mio comune, a Sestola. non so se sarà pubblicata nello spazio dedicato ai lettori, tuttavia, credo sia giusto che possiate leggerla anche voi. buona lettura.

Con la presente, intendo esporre un punto di vista su quello che saranno le prossime amministrative nel comune di Sestola. Nella “Perla dell’Appenino” quest’anno si presentano tre liste, “Democrazia Progresso Solidarietà”, meglio nota come “Il Castello” a sostegno di Marco Bonucchi sindaco uscente di centrosinistra; il Pdl con candidato il coordinatore locale Giulio Bastai già consigliere di minoranza uscente, e la lista Lega Nord Centrodestra, che ha costituito l’autentica novità della competizione elettorale e che candida il referente locale della Lega Nord Annibale Tintorri. Un dato che emerge subito è che Bonucchi, nonostante sia in lizza per un secondo mandato è il più giovane dei candidati sindaco (è del ’57, Bastai è del ’45 e Tintorri del ’46). Un secondo è che anche la lista che lo sostiene ha l’età media più giovane rispetto alle altre due e presenta l’unico candidato under 25, oltre al fatto di essere la sola con tutti i candidati del comune di Sestola. Il Pdl ha presentato una lista di persone sconosciute ai più mentre la lega, nonostante abbia una miglior rappresentazione del territorio rispetto a quelli che dovrebbero essere i suoi alleati naturali, ha l’età media più alta: i tre candidati più giovani hanno una quarantina d’anni e addirittura ci sono due over 70. Chi rappresentano queste liste? Fuor di dubbio è che la lista di Bonucchi rappresenti l’establishment sestolese, e cioè l’asse formata dal Consorzio del Cimone, la scuola sci e l’associazione di promozione turistica Sestola Crea, oltre ad avere l’appoggio di buona parte delle frazioni. Gli interessi trasversali che hanno questi tre soggetti fanno ben capire come un comune che alle politiche voti per il centrodestra, alle amministrative cambi colore con percentuali “bulgare”, con buona pace di Stefano Bonacini, segretario regionale del Pd, che sostiene che gli amministratori locali riescono a guardare oltre il proprio colore politico. Che può esser vero, non fosse che sia Bastai che Tintorri (quest’ultimo parla di una casta di oligarchi) denunciano un clientelismo strisciante da 35 anni a questa parte, cioè da quando il centrosinistra governa Sestola. Il fatto stesso che da 35 anni Sestola non cambi colore politico, lascia pochi dubbi sull’incapacità di creare un’alternativa credibile al sistema attuale. Il capogruppo di opposizione uscente, Paolo Ferrari dell’Udc Cimone, denuncia come il centrodestra sestolese, altro non rappresenti che sé stesso, e anche questo può esser vero, alla luce della composizione delle liste per il consiglio comunale che è stata faticosa per entrambe le compagini. Quali problemi dovrà affrontare il vincitore della competizione elettorale? Innanzi tutto il mutamento del mercato del turismo, da anni in crisi e ancor più danneggiato da quella attuale. L’amministrazione uscente ha puntato su una conversione dal turismo “classico” a uno di tipo sportivo, indirizzato anche a una maggior valorizzazione del turismo estivo. Ma per farlo occorrerà l’interesse degli operatori del sistema ricettivo, grandi assenti nelle platee della campagna elettorale. In secondo luogo il prossimo sindaco dovrà creare nuove opportunità per il territorio, operando in tutti i settori del tessuto economico- sociale del comune. Questo perché i giovani sono poco partecipi alla vita del paese, che non significa solo interessarsi di politica o partecipare alle feste, ma sviluppare un percorso imprenditoriale, partecipare alle attività culturali, creare spazi di aggregazione e confronto. Creando queste opportunità, i giovani non avranno più scuse sui deficit di rappresentatività, e gli adulti, di conseguenza, non dovranno più inseguirli pensando a cosa sia più giusto per il loro futuro sul territorio. Le premesse per fare questo ci sono, tutti i candidati sono consapevoli che il mercato del turismo non può più essere l’unica risorsa del paese, e che occorre sviluppare altri canali e sostenere tutte le attività produttive del territorio. Tutti i candidati mostrano interesse per una riqualificazione e valorizzazione del Castello, il che potrebbe finalmente portare anche allo sviluppo di un turismo di tipo culturale che sia degno di questo nome, e non limitato a sporadiche iniziative che, tra l’altro, faticano ad interessare i residenti. In conclusione il prossimo sindaco dovrà riportare Sestola ad essere a misura anche dei sestolesi e non solo dei turisti, perché se i turisti vogliono una miglior qualità dell’offerta, è anche vero che i paesani vorrebbero poter vivere il loro paese, senza dipendere da una stagionalità.

Stefano Bonacorsi
artigiano e corrispondente da Sestola per la Gazzetta di Modena

cronache sospese: le prossime elezioni a Sestola (28/03/2011)

pubblichiamo di seguito un articolo che è in attessa di pubblicazione sulla nuova Gazzetta di Modena e che altro non è che l’aggiornamento di quest’altro (http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/02/01/news/ferrari-dell-udc-pronto-a-candidarsi-3329900). si parla delle grandi manovre del centro destra sestolese, per le elezioni che ci saranno a maggio. la situazione come riportato qui (http://jacktempesta.splinder.com/post/24369048/sestola-e-lopposizione-inesistente) non è delle più rosee, ma tant’è. buona lettura.

pdl sestoleseSESTOLA. A poco meno di due mesi dalle prossime elezioni amministrative, non trapelano novità su quella che sarà la lista del centro destra che si presenterà come avversaria alla lista del sindaco uscente Marco Bonucchi. Il coordinatore locale del Pdl Giulio Bastai prende ancora tempo su candidati e capolista, mentre Paolo Ferrari, attuale capogruppo di minoranza in consiglio comunale, dichiara <>.
<>, sono queste le parole di Paolo Ferrari, attuale capogruppo di minoranza nel consiglio comunale di Sestola <>. Ma lei ha in mente qualche alternativa rispetto al silenzio del Pdl locale? <> Neanche quella di presentare una lista sua, alternativa a quella del Pdl, nel caso rifiutassero la sua proposta? <>. Dal canto suo, Giulio Bastai, coordinatore del Pdl sestolese, non replica direttamente a Ferrari e mantiene il riserbo sui nomi e sul capolista: <>. Questa volta sarà una settimana per davvero, o dobbiamo prepararci ad un’altra attesa? <> Ma ci saranno volti nuovi? <>. Cercherete una mediazione con Ferrari? Che ruolo avrà nella lista che sta nascendo? <>. (stefano bonacorsi)