Il volley vota l’autarchia, il basket l’internazionalizzazione


Modena si prepara alla stagione 2017/2018 e si prepara “da grande”. Sotto la Ghirlandina, sia l’Azimut che la Liu-Jo stanno facendo i preparativi per poter dominare la prossima stagione. Ma se le due compagini maschile e femminile della città del Volley per eccellenza lo stanno facendo con una campagna acquisti importante, dall’altro fanno una rinuncia importante: la Cev Cup. Le due modenesi, infatti, hanno deciso di non prendere parte alla seconda coppa europea concentrando le rispettive rose, sugli obiettivi nazionali. I motivi stanno nell’onerosità della competizione, lo scarso seguito mediatico, il dover allungare il roster più del dovuto e sottoporre i giocatori a stress fisici e psicologici per i quali il gioco evidentemente non vale la candela.

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Appennino, le eccellenze emergono nonostante chi governa

L’Italia è un bel paese nonostante tutto. Nonostante, in primis, i suoi stessi cittadini i quali si ostinano ad affidarsi a classi dirigenti, pubbliche e private, di dubbia capacità.
Lo si può vedere anche nel microcosmo della provincia, in quel Frignano che ci piace raccontare e che esponiamo in alcuni esempi. Il ponte di Olina, primo esempio, è tutelato nonostante le istituzioni se lo dimentichino, tanto Pavullo quanto Montecreto, i due comuni il cui ponte sullo Scoltenna unisce i confini. Sono i volontari che si danno da fare, per mantenere pulita la zona, o che tengono monitorato lo stato della struttura cinquecentesca.

Rusty Cage

PROLOGO

Provincia estrema. Quell’estremo che fa si che tu non viva in capoluogo ma in una frazione, dispersa tra chilometri di curve, prati in pendenza, boschi e piccoli borghi che si susseguono attorniati da strade vicinali.
I segnali radio in fm trasmettono radio locali, ignori che cosa sia la differenza tra mainstream e indie, non sai cosa sia Videomusic che poi diventerà Tmc2, evolvendosi poi in All Music, poi Deejay TV e oggi Nove. Ignori cosa sia Rete A-Mtv, poi solo Mtv e oggi Canale 8. Lo ignori perché il segnale analogico prende solo la Rai, quindi non sai cosa passa Mediaset  e degli altri canali hai solo sentto parlare. Hai un’antenna parabolica con segnale analogico che, nel giro di due anni diventa obsoleta e quindi, dopo due anni, perdi di nuovo i contatti con la civiltà.
L’adolescenza ha il suono della banda del paese, di qualche cassetta che gira per casa, portata da Modena dal fratello più grande. Non sai niente, non sei niente. E per diversi anni non te ne importerà niente.
Poi accade che un giorno a scuola, all’inizio della quinta superiore, cominci a curiosare. Non che tu non l’abbia mai fatto prima, anzi un preludio c’è stato, qualche cd passato dal compagno di banco, l’infilarsi nelle conversazioni musicali altrui, lo scoprire l’esistenza di un tessuto di piccoli gruppi che suonano e hanno un loro seguito… il mondo ha una forma che non ti aspetti.
Così scopri che una copertina di una rivista musicale che non esiste più, celebra i dieci anni di “Nevermind” e ti spolpi quell’articolo come se non ci fosse un domani. Anni dopo a rileggerlo ti sembrerà tremendamente adolescenziale. Guarda un po’.

PAVULLO – ABERDEEN – PAVULLO

Pavullo nel Frignano non è esattamente Aberdeen, e Modena non è precisamente Seattle. Anche se, quanto a umidità, se la possono battere alla grande.
Eppure c’è qualcuno che ci ha sperato nel fatto che, svalicando il Carrai, si potesse raggiungere la terra promessa del Grunge, vuoi per imitazione, vuoi anche solo perché è quello che ti resta anche se hai solo 19 anni e sei prossimo alla maturità.
Le cronache locali, che nel frattempo hai assorbito, ti parlano di un gruppo leggendario o che per lo meno di sembra tale, i Caduta Massi, il cui cantante ha fatto una tragica fine, inseguito da troppi demoni. Anni dopo, quando il cerchio intorno a quell’alone di mitologia si restringerà, fino a farti conoscere i protagonisti di quella breve epopea che portò Pavullo alla ribalta nell’indie rock italico, ti sembrerà una drammatica continuità che il nipote di quel cantante, promettente scrittore, sceglierà di inseguire quello zio che non aveva mai conosciuto. E settembre non sarebbe più tornato.

L’inizio del millennio promette speranza, nel 2002 non lo sai ancora, ma di lì a sei anni ci si infilerà dentro ad una spirale negativa dalla quale ancora si fatica a uscire oggi. L’Italia è a crescita demografica zero ed economica a zero virgola; ma abbiamo chi ci promette un nuovo miracolo economico. Il suono è quello di un inno nazionale che dev’essere cantato perché il Presidente della Repubblica lo esige come decoro per una nazionale di calcio che colleziona una figura di merda plateale contro la Corea del Sud. L’arbitraggio osceno ci da una mano a nascondere l’impotenza di una squadra che avrebbe le credenziali per macellare ogni avversario. E’ il mondiale più brutto che si ricordi. Quattro anni dopo Cannavaro avrebbe alzato la coppa a suon di “Seven Nation Army”.
E il Grunge? Kurt Cobain non è stato troppo amato da queste parti, troppo “patinato” roba da poppanti. Qui hanno trionfato Layne Stanley e gli Alice in Chains e, più di tutti, i Pearl Jam, non avrai altro dio all’infuori di Eddie Vedder. Se parli di Soundgarden “Superunknow” è bello ma si sono già venduti, vuoi mettere “Badmotorfinger”?
Però nel frattempo sei cresciuto, basta con le riviste di rock gossipparo, leggi roba seria e impari che, il disco dei Soundgarden da ascoltare per imparare qualcosa è “Louder than Love”, l’album che fece sì che la critica del tempo li definisse come i “Led Sabbath”. Però quei suoni sono quelli di chi ascolta in camera, con la cuffia per non disturbare, e fa prove tecniche di scrittura, perché un giorno si augura che qualcuno leggerà le sue parole. E chissà che non siano proprio quelle che parlano di un album rock di un periodo storico, di una voce. Perché poi sono arrivati gli Audioslave, quando il crossover dei Rage Against the Machine era già storia e il Grunge gli si era sviluppato accanto e poi era andato a morire come una miniera di carbone abbandonata. Perché il primo dei RATM, Badmotorfinger, Nevermind e Ten, erano album che sono venuti fuori insieme a cavallo tra il 1991 e il 1992. E di lì a un anno un gruppo di nome Timoria proverà a inserirsi in uno “spaghetti grunge”lanciando l’inno “Senza Vento” (altro che il “Male di Miele” di chi anni dopo sarebbe finito giudice a Xfactor…). Storia appunto. E gli Audioslave erano il gruppo di chi era stato piccolo per il Grunge e la Guerrilla Radio, ma era pronto ad assistere alla stesura di una nuova pagina di Storia. Perché non ne potevi più di sentir parlare solo dei supergruppi degli anni settanta e sentir dire che “eh, ma allora era un’altra cosa”. Volevi il tuo pezzo di storia da vivere, da testimoniare. Ma era solo un’altra fine.

EPILOGO

La morte di Cornell passa nelle news di Windows Edge. Sei incredulo, cazzo, pensi, eccone un’altro. E se almeno all’inizio speravi che fosse il malore di chi in vita non si è risparmiato niente, quando impari che è l’ennesimo suicidio eccellente allora ti arrendi. E preghi, perché nel frattempo hai ricominciato a farlo. Preghi per un po’ di pietà, preghi perché quei suoni che un tempo erano cari, oggi ti mettono solo una tetra inquietudine. E se i tuoi ricordi sono solo quelli di quando eri chiuso in camera, dove suonavi la tua chitarra d’aria e immaginavi di avere davanti una folla di ragazze che ti osannavano mentre cantavi “Black Hole Sun”; se i tuoi ricordi si fermano a quando nel tuo pub preferito partiva a tutto volume “Superunknow”, o ancora a quando, durante l’università, non volevi lasciare il tuo alloggio fino a quando su uno di quei canali musicali non passava il video di “Like a Stone”; o ancora a quando con orrore guardavi la brutta fine che aveva fatto Cornell, rivolgendosi a Timbaland come produttore per fare quel… boh che era “Part of me”; quei ricordi sono soprattutto ricordi. E quando una radio che non ascolti perché la trovi insopportabile, trasmette “Black Hole Sun” per rendere omaggio al defunto, e ti viene un nodo in gola, capisci che hai un graffio nel cuore. Un altro ancora, uno in più. Ma quella gabbia rugginosa, almeno l’hai aperta.

Superlega di Volley, l’ora della maggiore età…


Volley abbiamo un problema: uscire dall’adolescenza e diventare adulti. Il caso di Vibo Valentia che, tramite il suo patron Callipo minaccia di occupare con i tifosi la sede della Lega se persisterà nella linea di obbligare le squadre a dotarsi di palazzetti con almeno 3000 posti a sedere.

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Volley, le fusioni a freddo di uno sport senza bandiere


La sconfitta in gara 4 che ha dato a Novara il suo primo titolo nel campionato di A1 femminile è stata anticipata da un commento, sul sito volleyball.it, che alludeva a come lo scudetto, nel caso in cui la Liu-Jo avesse vinto la gara e la successiva “bella”, sarebbe stato comunque il terzo titolo della River Volley, la quale continua ad essere a tutti gli effetti la squadra di Piacenza. Stranezze del volley contemporaneo direte voi, non ci sono più le bandiere figurarsi le squadre e via dicendo. Giorni fa abbiamo detto come queste schizofrenie rappresentino a pieno Modena, la quale si è scoperta orgogliosa da avere nel suo tempio una finale scudetto con l’orgoglio della Ghirlandina da difendere. Più in grande però la pallavolo, con i suoi cambi e le sue instabilità societarie (soprattutto nel settore femminile) è il paragone di quest’Italia ballerina, dalla politica all’economia, passando per le eccellenze. Perché è innegabile che il volley sia il fiore all’occhiello degli sport di squadra azzurri, e probabilmente è per questo che anche se le piazze tradizionali vengono svuotate, fuse e riassestate, si va avanti ugualmente. Pensate a cosa succederebbe nel calcio se squadre come la Juventus o il Napoli dovessero cambiare colori o città. Nel volley invece ci troviamo di fronte a un caso come quello della Lube, che pur rimanendo sempre in quella provincia (Macerata) ha mutato tre volte la sede di gioco: Macerata appunto, Treia e Civitanova, la sede “madre”. Ma nessuno ha avuto nulla da ridire sull’identità di quegli scudetti. E che dire delle piazze “storiche” che sono scomparse?

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Da Pieve a Fanano: i nodi irrisolti dell’Alto Frignano


L’alto Frignano fa parlare di sè in queste ultime ore, da un’estremità all’altra. Da un lato Pievepelago con la polemica per il senso unico in Via Roma in direzione Abetone. Ancora prima che questo possa diventare effettivo, i pievaroli sono divisi sull’utilità. E dire che il tratto in estate è oggetto di isola pedonale, quindi traffico azzerato, in secondo luogo questa modifica della viabilità è già stata sperimentata nel 2010 e sarà comunque sperimentale per i sei mesi a venire. Chi protesta per la paura che il commercio nel centro del paese ne risenta in negativo, ha l’aria di chi si fascia la testa prima di rompersela. In fondo trattasi di un esperimento con diversi precedenti anche di buon livello come Sestola e Pavullo (ci riferiamo al tratto a senso unico di via Giardini, viste le polemiche su Carrai e circonvallazione). Occorrerebbe aspettare i risultati prima di gridare alla catastrofe anche per due motivi: Pievepelago ha un’ottima circonvallazione che già decongestiona il traffico e, in secondo luogo, tutti quelli che scendono a valle da Fiumalbo, dall’Abetone o da Sant’Anna non hanno a disposizione percorsi alternativi o centri commerciali come in pianura, chi ha necessità di acquistare qualcosa dal paese deve passare, per forza di cose dal paese. E avrà la libera scelta di decidere se fare la circonvallazione anche al ritorno o passare per il (bel) centro del paese.

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Nella Milano dello sport rimane solo il basket


[…] A difendere i colori e l’orgoglio milanese è rimasto il basket con l’Olimpia, invero imperfetta, a dominare il panorama tricolore chiudendo la regular season al primo posto, dopo aver vinto la Coppa Italia lo scorso febbraio. 

Ma dopo essere arrivata ultima in Eurolega. Squadra costruita per dominare, per lo meno in serie A, l’EA7 ha costruito il proprio primato giocando col pilota automatico, potendoselo permettere da un lato per l’enorme budget a disposizione, dall’altro per la scarsità di un effettivo contraltare; oltre a godere dei favori mediatici in virtù di una necessità del movimento cestistico, di disporre di un Alfa.

Maltese, una fiction di qualità

Vuoi perché il mercato delle serie tv [VIDEO] richiede prodotti di sempre maggiore attrattiva, vuoi perché i polizieschi italiani, quando non sono poliziotteschi, finiscono per intrigare più di una puntata di Law & Order, Maltese-il romanzo del commissario, risulta essere un prodotto eccellente per una Rai in cerca di rilancio, dopo anni di fiction un tanto al chilo.

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Carrai finalmente ci siamo… Ma non basta


Nuntio gaudium vobis: habemus carrai! O per lo meno il raddrizzamento delle sue improbabili  curve! E sì che nei giorni scorsi è arrivato l’annuncio che l’Anas ha pubblicato il bando di gara per la realizzazione dei lavori. Problemi risolti per la viabilità pavullese dunque? Se la vogliamo mettere sul profilo dell’inizio sì. Perché, per chiunque inaugurerà l’opera, sarà bene tenersi lontano dai trionfalismi.

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Piscina Pavullo, una gestione miope


Tanto tuonò che piovve, al punto che la piscina di Pavullo si riempì nuovamente. La notizia è rimbalzata nelle edicole appenniniche nella giornata di venerdì, ufficializzando che la struttura riaprirà in versione restaurata. Ora, tralasceremo per comodità tutte le vicissitudini che sono rimbalzate dalla giunta Canovi alla giunta Biolchini, passando per l’ultimo polemico consiglio comunale del capoluogo frignanese. Ci soffermeremo semmai su un aspetto curioso che va oltre il colore politico e il capire se sia meglio ristrutturare o rifondare da capo una piscina: ci soffermeremo sul fine che giustifica l’investimento per un impianto sportivo di tal fatta.

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