Farò scorrere fiumi nella solitudine

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Non credetegli. Non credetegli quando vi venderanno la prosperità. Non credetegli quando vi parleranno di successo, di grandezza, di conquista. Non siete soldati, non siete guerrieri, siete uomini disarmati. Vi diranno d’esser forti e coraggiosi, ma non vi diranno come, e in relazione a questo millanteranno prosperità, perché è scritto certo, ma si limiteranno a leggervi e proclamarvi il primo capitolo di Giosuè, senza dirvi cosa c’era prima e cosa ci sarà dopo. Un compartimento stagno.

Quando chiedete conforto a un cristiano, aspettatevi che vi risponda con la Parola. Se non lo fa evitate il sermone, cercate da voi, è scritto cercate e troverete. Aprirete una Bibbia e troverete il versetto che vi edificherà, che vi darà speranza. Ma dovrete cercare col cuore, nel momento in cui realizzate che nessuna parola umana vi può consolare.

Perché quando millantano prosperità citando il salmo 23 dicendo “non manco di nulla” alcuni penseranno “pensa se mi mancasse pure quello”. Ma se vi diranno che scorreranno fiumi nella solitudine, allora saprete davvero che non vi mancherà nulla, perché quel fiume è una speranza. E come è scritto in Ebrei, la fede è certezza di cose che si sperano. Dunque se abbiamo una speranza, davvero non ci manca nulla, perché abbiamo qualcosa a cui aggrapparci, siamo certi che la speranza diverrà realtà.

E per chi non ha fede? A ciascuno di noi è stata data una misura di fede, ed è scritto “io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3,20). La scelta è libera, ma possiamo tutti aprire il cuore ad una vita nuova.

Nella solitudine possono scorrere fiumi, fiumi di speranza.

La vittoria postuma

playoff 2019

Achille Polonara, Stefano Gentile e Andrea De Nicolao. Sono tre nomi che saranno presenti, da stasera, sui parquet di Venezia e Sassari per la serie scudetto 2019 della Lega Basket A. A questi possiamo aggiungere i nomi di Andrea Cinciarini e Amedeo Delle Valle  avremmo un simil quintetto, nel 2015 e 2016, pur se non giocando assieme un anno per l’altro, hanno disputato comunque le finali scudetto di quegli anni. Potremmo anche citare Giacomo De Vecchi, unico superstite dello scudetto sassarese del 2015, ma lui appunto giocava già a Sassari di cui oggi è capitano. Gli altri invece giocavano tutti a Reggio Emilia, nella Reggiana che faceva parlare di sé, perché in un basket infarcito di stranieri e americani di secondo e terzo livello, aveva un roster con due lituani di qualità (Lavrinovic e Kaukenas) e il resto erano giocatori italiani, di formazione italiana.

Tolto Amedeo della Valle, che non ha avuto molto spazio nella sua prima (e ultima?) stagione milanese, sono tutti giocatori che si sono resi protagonisti, chi più chi meno, in questi playoff 2019. Della Valle però è l’unico, con Polonara, che ha disputato entrambe le Serie, quella del 2015 persa in gara 7 contro Sassari, e quella del 2016 persa 4-2 contro Milano. Gentile arrivò insieme a De Nicolao nell’estate del 2015 per prendere il posto di Cinciarini, che dopo lo scotto della finale persa coi sardi aderì ad un progetto che si pensava vincente. I fatti non gli hanno dato torto, è l’unico di quella squadra ad oggi ad aver raccolto qualcosa, in Italia (gli scudetti 2016 e 2018, la supercoppa 2016-17-18 e la coppa Italia 2016 e 2017). Più deludente il cammino in Eurolega dove quest’anno c’era l’ambizione playoff che è rimasta disattesa.

Cinciarini e Della Valle però si sono fermati in semifinale quest’anno, con un sonoro 3-0 nella serie subito da Sassari, autentica bestia nera delle scarpette rosse, già nel 2015 persero la serie 4-3 (allora era in sette gare). Polonara e Gentile invece giocheranno per Sassari (ritorno sul luogo del delitto?) contro De Nicolao schierato tra le fila di Venezia. Sono in qualche modo i protagonisti italiani di questo finale di stagione, De Nicolao meno magari perché è più defilato e più in ombra rispetto all’italiano di punta della Reyer che è Stefano Tonut. Però dopo tre anni eccoli ancora sul parquet a contendersi lo scudetto. Un po’ come se Steph Curry e Klay Thompson anziché giocare le Finals dal 2015 a oggi con i Warriors le avessero giocate anche coi Raptors, con Cleveland ecc… E’ un esempio paradossale lo sappiamo, ma non si può non notarlo.

Poi ci sono altri aspetti, forse minoritari, forse no. La Champions League quest’anno è stata vinta dalla Virtus Bologna che, per il secondo anno di fila non si è qualificata ai playoff scudetto, ma che schiera tra le sue file Pietro Aradori, anche lui finalista con Reggio nel 2016. E vien da farsi delle domande: sono questi i migliori italiani di cui disponiamo nel nostro campionato (ho detto campionato, lasciate stare Eurolega ed NBA)? Gira che ti rigira per continuità senza dubbio sì, non che la LBA non offra altri italiani di qualità, anzi c’è una crescita rispetto agli anni scorsi; tuttavia non si può non notare come, laddove manchi una sorta di “dinastia” di squadra, c’è una continuità in termini di singoli giocatori.

Milano, pur avendo vinto tre degli ultimi sei campionati, non ha una continuità in termini di giocatori e allenatori come poteva avere negli anni ottanta. I tre scudetti sono stati vinti con tre allenatori diversi, con progetti che non superavano il biennio e con una gestione discutibile di alcuni dei migliori prospetti italiani in circolazione nel nostro campionato (di nuovo, guardo solo dentro le mura di casa). Dello scudetto del 2014 non hanno nessuno a roster e dello scudetto del 2016 è rimasto il solo Cinciarini.

Venezia invece come roster e risultati è attualmente la squadra con maggiore continuità della nostra lega: dal 2017 è almeno in una finale stagionale di torneo (nel 2017 final four di Champions League e vittoria della serie scudetto, nel 2018 vincitrice della Fiba Europe Cup), e dal 2015 arriva sempre almeno alle semifinali playoff.

Sassari ha vinto la Fiba Europe Cup ma di fatto è la serie D dell’Europa, tuttavia ha eliminato una squadra che quest’anno ambiva ai playoff dell’Eurolega!

Cosa significa? Che il campionato italiano è tornato competitivo? Che stiamo tornando ai livelli degli anni ’90 e avremo dei nazionali in grado di andare al podio? Non diciamo fesserie. Quando avremo squadre in grado di andare avanti con continuità in Eurocup non exploit come quelli pur bellissimi di Trento e(di nuovo) Reggio Emilia allora potremmo dire che stiamo raccogliendo quanto seminato di buono.

Ma per adesso dobbiamo “accontentarci” di squadre che vengono costruite su giocatori di esperienza, che conoscono gli avversari e sanno come poter scardinare i loro sistemi di gioco, guidate da allenatori che sanno come tirare fuori il meglio da loro. Accanto ci sono giocatori che crescono (Spissu su tutti) e che magari guideranno in futuro altre squadre in meravigliose serie finali.

Ma più di tutto, a chi scrive piace pensare che se Max Menetti guardasse le finali scudetto, sarebbe compiaciuto del fatto che sei ragazzi dei suoi roster di quegli anni, hanno lottato per entrare nella serie finale, e tre si contenderanno il titolo.

Buone #Lbafinals

Riempi la ciotola a Snoopy!

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Il volo di Icaro dei Presidenti della Camera dei Deputati

Icaro

Da avamposto per la Presidenza della Repubblica a trampolino verso l’oblio. Questo è ciò che significa, in soldoni, fare il Presidente della Camera dei Deputati almeno dal 1994 a oggi.

Se diamo un’occhiata alla successione sullo scranno più alto di Montecitorio in epoca repubblicana scorgiamo un particolare non piccolo: dal 1948 al 1994 vi hanno seduto personalità che poi sono passate al colle del Quirinale, oppure sono state papabili per tale incarico. In ordine cronologico di Gronchi, Presidente della Camera dal 1948 al 1955 e poi della Repubblica dal 1955 al 1962, di Leone che gli succedette da quell’anno fino al 1963 (e poi andò al Quirinale dal 1971 al 1978), di Pertini che ricoprì l’incarico per otto anni prima di salire al Colle. Poi ci furono la breve esperienza di Scalfaro (1992) a cui succedette Napolitano (1992-1994), ultimo Presidente della Camera “asceso” in una fase successiva della cariera, alla prima carica dello stato.

Poi lo spartiacque… [continua a leggere su Caratteri Liberi]