L’ex sindaco di Montecreto Cadegiani sulla "Repubblica di Lamantecreto"


Oggi proviamo a fare i seri intervistando Maurizio Cadegiani che è stato sindaco di Montecreto dal 2009 al 2014 con una lista civica collocabile nell’area del centro destra. Molto impegnato sul fronte della salvaguardia del punto nascite dell’ospedale di Pavullo, si è anche distinto per l’attenzione al territorio. Passato all’opposizione dopo l’ascesa di Leandro Bonucchi, si è successivamente dimesso da consigliere per motivi personali, ma non ha ma realmente smesso di interessarsi al territorio. Ecco la sua opinione su quella che scherzosamente abbiamo definito la repubblica di Lamantecreto. [continua a leggere…]

Interviste Perdute: conversazione via Facebook con 11 Illustri Sconosciuti

Per il ciclo “Interviste Perdute” ospito su questo blog gli autori di 11 Illustri Sconosciuti, blog di storie calcistiche di cui abbiamo già avuto occasione di parlare in passato. L’occasione è quella offerta da loro il 1 marzo al Mattatoio Culture Club di Carpi, in cui trasporteranno i loro scritti dalla realtà virtuale alla realtà teatrale. Non collaborando attualmente con nessuna testata giornalistica rischio di essere accusato di esercizio abusivo di professione ma, non essendo famoso come Barbara D’Urso, e soprattutto, essendo che praticamente in questa conversazione ce la cantiamo e ce la suoniamo tra blogger, non me ne frega assolutamente nulla. Di seguito, senza censura o correzione alcuna, copio e incollo la conversazione con Simone “Zeman” Ferrari e Matteo “Begbie” Santunione.


Ciao, ho ricevuto il vostro invito per l’1 marzo al Mattatoio di Carpi. Non so se riuscirò a essere presente (anche se ho messo che parteciperò) però vorrei chiedervi, in attesa dell’evento, se posso intervistarvi per il mio blog, per anticipare, se possibile, quello che le persone si troveranno davanti. Per darvi un’idea dei toni dell’intervista, vi giro questo link, di una conversazione fatta con Nicolò Gianelli un po’ di anni fa, in occasione di un’Emilia Ruvida su a Sestola. Se ci state, vi invio le prime domande e poi, spero nasca una bella conversazione da pubblicare. Ciao, grazie e in bocca al lupo!

Matteo Begbie Santunione: Ci stiamo! Che figata. La facciamo qui sulla chat di Fb, sì?
Si, poi copio-incollo sul blog. senza censure.
Begbie: che fiagta! *figata (essendo copiata dalla chat di Fb, sono riportati anche gli errori)
Simone Zeman Ferrari: Sì davvero. Sono onorato. Mi hanno intervistato tre volte in vita mia. Quando ero una rockstar ma non mi hanno passato in tv, quando stavo partecipando ad una grigliata e avevo ancora i capelli e infine con te, Santu, per Spark ed ero alle terza Heineken. Comunque ok. Grazie Stefano.
Begbie: è la mia quinta intervista. 4 erano delle forze dell’ordine.
Tutto quello che mi avete appena detto farà da incipit. Sapevatelo.
Begbie: perfetto.
Certo che se vi presentate così uno potrebbe pensare di stare a intervistare Delinquenti prestati al mondo del pallone anziché 11IS. A proposito, com’è nata l’idea, di chi è stata, e perché?
Begbie: Dunque se non ricordo male l’idea è stata di Zeman. Poi ce la siamo raccontata un po’ e una sera a cena, come ritratto da foto del blog, abbiamo ratificato il tutto. Ormai quant’è che scriviamo? 4 anni? Il perché è molto semplice: credevamo e crediamo che Varriale e Sconcerti non ce li meritiamo. E abbiamo la presunzione di credere che ci siano anche altri che non se lo meritano. Per cui andare a “caccia” o semplicemente disseppellire storie di uomini di calcio ci sembrava il modo migliore per certificare questo pensiero.
Zeman: No, dai. Non siamo due delinquenti, siamo due white collar boyz, guarda sol Santu come ti risponde bene! Io invece ricordo distintamente una serata, forse l’anno scorso, forse due anni fa , in cui c’eravamo attaccati un chiodo al bar sull’Atalanta che arriva in finale di Coppa Coppe contro il Mechelen. C’erano dei ragazzi con noi che ci guardavano stupiti, rapiti e attentissimi. L’idea che avevamo avuto era proprio quella, l’averla messa anche in forma scritta la sua più ovvia conseguenza per raggiungere piu gente possibile e, nel nostro piccolo, invogliare qualcun altro a vedere il calcio da altri punti di vista.
Begbie: Semifinale, Zeman. Semifinale.
Poi Federico Buffa vi ha rubato l’idea…
Zeman: Buffa è un maestro. C’entra un cazzo ma per la sua cosa più bella è un “Characters” su Dirk Novitzki. L’avrò guardato diecimila volte. Una roba proprio come piace a me: attenzione ai fondamentali tecnici del giocatore in questione, storia di come è diventato grande e le sue ombre come uomo. Vero è che, adesso come adesso, sono giusto un pelo incazzato con Buffa, ma per capirne il motivo bisogna presentarsi al Mattatoio. (“Per me* la sua cosa più bella”)
Begbie: Questa è una questione di cui si stanno occupando i nostri legali. Che poi è solo uno.
Cagate a parte, personalmente ritengo Federico Buffa patrimonio della cultura italiana. Per cui se la strada che abbiamo intrapreso coincide, anche se alla lontana, con quello che lui sta dando al calcio, sento dell’onore pesante. Poi è evidente che, tra le sue fonti, si sia lautamente abbeverato alla nostra fontana, ma non puoi mica intentare un’azione legale contro un Avvocato. Scherziamo?
Chi verrà al Mattatoio cosa si troverà davanti?
Begbie: Intanto noi due vestiti a festa. Poi 4 storie di calcio che ci sono piovute addosso. Abbiamo avuto la netta sensazione che loro abbiano scelto noi, che abbiano voluto utilizzarci come mezzo per uscire allo scoperto. Inoltre ci saranno i nostri amici Samuele Bertacchini che curerà la parte audio-video e Valerio Cabri che curerà la parte “live” armato della sua chitarra.Abbiamo e stiamo rompendo l’anima a molti nostri amici e alle nostre dolci metà per riuscire nell’intento. Intento che è portare il ‘blog’ live senza fargli perdere le sue peculiarità.
Zeman: Come ho già detto da qualche parte, per lo meno per me sarà una grande emozione, sarà come laurearmi una seconda volta. Con la differenza però (e questo discorso vale per entrambi) che cercheremo di parlare con professionalità di qualcosa che non è studio né lavoro, ma una passione che abbiamo coltivato da anni e che non abbiam mai pensato, fino alla creazione del blog, di esternare pubblicamente senza esser presi come dei fanatici invasati di pallone. Nota personale. Se nel periodo ciceroniano di cui sopra non ho sbagliato né un periodo né una virgola e nemmeno una consecutio temporum, son veramente un fenomeno. A parte questo mi auguro di vedere attenzione da parte di chi sarà dall’altra parte del limes, che si tratti del primo dei nostri amici o dell’ultimo disgraziato capitato al Mattatoio. Avremmo fatto tombola.
A parte un blog, Gullit ed Evani, cos’hanno in comune un tifoso della Sampdoria e uno del Milan?
Begbie: In generale nulla. In particolare, se ti riferisci al rapporto tra di noi, le cose che abbiamo in comune non sono tantissime, ma sono quelle che ci permettono di essere amici nella vita di tutti i giorni. Cibo, musica, piazzate inutili, calcio e occhiali da sole improbabili. E birre. Specie nei weekend.
Zeman: Facebook dice 135 amici in comune, così suddivisi:
-Sbronzoni e sbandati, più che una categoria, una macroarea;

-Gente intellettualmente preparata di cui alterniamo la compagnia con disgraziati in genere e scappati di casa vari;

-Bar e baristi che potrebbero avanzarci qualche percentuale;

-Sedicenti musicisti e noti scrittori;

-Eurofighe ma anche qualche cesso scatenato; 
-Esponenti di studi legali: percentuale risicatissima ma dal peso specifico incalcolabile.
-Personaggi equivoci con cui abbiamo litigato a più riprese;

-Idoli personali che non ci cagano pari

Il vostro più bel ricordo associato al calcio.
Begbie: Sto sul recente e dico 2:

– L’inno della Champions League visto live in Brema nell’agosto del 2010.

– Il gol di Nicola Pozzi a Varese visto al Bar Motta (luogo di riferimento per gli 11IS) con il mio gemello doriano Giana e Zeman appunto. Anche a Brema ero con Giana.

Zeman: Uno lo dico e uno è soggetto a spoiler alert. Il primo dei due è Milan-Manchester 3 a 0, semifinale della Champions del 2007. The perfect match. Una partita cui tutti dovrebbero aver assistito per capire cosa si intende quando si parla di “mistica” del calcio.
Il secondo riguarda un viaggio in Inghilterra, ma di questo mi dilungherò oltremodo il primo marzo.
Domanda di pura fantasia: la playlist ideale per la partita ideale con i giocatori ideali.
Begbie: Intendi solo musica? O musica e giocatori?
Musica e giocatori
Zeman: Domanda difficilissima. Ma vuoi undici canzoni per undici giocatori? Se sì e una domanda pazzesca.
Se non vi piace ve la cambio. Però intendevo questo: le due squadre ideali che vorreste vedere sfidarsi, e la colonna sonora ideale.
Zeman: Ah ok
Mi scuso per la poca chiarezza.
Begbie: Dunque. Io sono un po’ autistico e un po’ schizofrenico, quindi questa playlist di uomini e musica vale solo per oggi. Perché magari domani vado in fissa per qualcos’altro e bona lè. Più che squadre ideali, per quel che mi riguarda sono squadre idealizzate. Che non ho potuto vedere/comprendere nell’età della ragione. E poi, già che mi allargo, ti dò due partite con relative playlist: una di squadre nazionali e una di club. Nazionali: Ungheria 1954 vs Jugoslavia 1990. Una delle due la ritroverete al Mattatoio. Qui la colonna sonora sarebbe composta da 6 pezzi:

– love me like a reptile, motor head

– l’era del cinghiale bianco – franco battiato

– kalashnikov – goran bregovic e la sua orchestra
– risse risse risse – verme
oad – gogol bordello
– my strange uncles from ab
r

volevo poi dire 5 pezzi
Per quel che riguarda le squadre di club:
Nottingham Forest (quello delle due Coppe dei Campioni) vs. il Foggia di Zeman. Zdenek però. E la colonna sonora sarebbe un disco a scelta di Frank Zappa. Spero di aver risposto comprensibilmente.
Assolutamente si.
Zeman: Alors. Sfida che giocherei sempre a fifa classic sareb2be Olanda 74 contro Argentina 86. Partita impossibile che vorrei vedere nei miei sogni: Il Man U di Steve Bruce contro un best of del Perugia di Gaucci. Materazzi Liverani Baiocco 44Gatti Zisisvryzas Rapaic Rezai Marconegri Ravanelli Rezai Grosso Nakata Ahn (mandato via dalla presidenza a causa dell’affaire Corea) Margareth Mazzantini. No, ma ci rendiamo conto? Al posto di uno dei due rezai potrei mettere Giovanni Tedesco o Renato Olive
Begbie:dimentichi Ze Maria, JJ Bothroyd, GHEDDAFI! GHEDDAFI cazzo! se ci penso vi viene un attacco d’asma.
Zeman: E dove lo metti bomber Calori?
Begbie: c’era anche un cinese con un nome equivoco. Tipo staminchia.. vado su wikipedia un attimo. Ma Mingyu. Roba da matti.
Zeman: Ti stai dimenticando Kaviedes, che credo anche abbia recitato la parte di Gesù Cristo in qualche film.
Begbie: su Kaviedes, poi chiudo l’OT, c’è una storia che vorrei giocarmi sul blog prima o poi. Come in una barzelletta c’è lui, una maschera tipo da uomo ragno e il mondiale in Germania. E credo anche un compagno morto. Poi Kaviedes segnava sempre alla Samp. Sfigato.
Zeman: O forse non era lui. Comunque adessi sparo 5 canzoni a caso che vorrei m’accompagnassero nella visione di queste partite.
Begbie: se metti gli Oasis, questa collaborazione finisce qui.
Zeman: Mio fratello e figlio unico di Rino Gaetano perchè dà l’idea del calcio di provincia. Se non i fratelli Gallagher metto gli Smiths allora. No ma che smiths, metto gli stone roses. I wanna be adored, perfetta per quando Bruce cede fascia e 7 a Cantona. Poi basta.
Nessuno schiera Esnaider? o Tuta?
Begbie: a che pro?
Così per ridere e continuare a parlare di giocatori improbabili.
Begbie: Allora ci può stare. Però lanciati così senza contesto boh mi sembra una cosa gratuita tipo dire cazzo e sperare che la gente rida perché hai detto cazzo. Tipo Esnaider andrebbe inserito nel contesto Juve/Moggi/giocatori presi col culo. Con Athirson e Dimas. Allora sì che avrebbe senso. Se scrivo un’altra volta “Tipo” all’inizio di un discorso vado ad ammazzarmi. O a presentare Sanremo.
E’ che a vedere i nomi del Perugia di Gaucci mi son venuti in mente giocatori alquanto improbabili anche di altre squadre.
Begbie: Da qui uno dei tag più frequenti del blog che è “Connessioni neurali particolarmente discutibili”.
Zeman: A proposito di giocatori impossibili, veramente impossibili, non mi avventuro nel tunnel dei ricordi altrimenti rischierei di arredarlo. Quando andavo allo stadio tutte le feste, per passare il tempo si faceva un gioco. Veniva detta una lettera e tutti dovevano chiamare un giocatore il cui cognome iniziava con quella lettera, “pena” bere una birra dana brau. Squisita. Beh, quando capitava la T, uno dei ragazzi (sempre lo stesso) diceva Trivellari. Nessuno conosceva Trivellari ma lui, con grande sicumera, convinceva tutti dicendo:”Sì, dai, l’attaccante”. E tutti noi, mossi da ingenuità, prendevamo atto. Trivellari era un nome da funambolo, ti riempiva la bocca, scemi noi. Sicuramente poteva aver giocato nella Triestina degli anni ’60. Trivellari non è mai esistito ma un giorno scriverò una storia su di lui.
Begbie: Sai cosa ci siamo dimenticati di dire?– momento promozionale – Le quattro storie saranno disponibili in formato libricino. Saranno 90 copie per ovvi motivi di mistica calcistica e si potranno acquistare solo la sera del Mattatoio a 5 euro. Ai primi 10 regaleremo il balletto di Tshabalala che abbiamo imparato da Marchio e Chè.
Zeman: Io ballo solo in presenza del mio avvocato.
Begbie: Hai messo “Parteciperò” sull’evento Facebook, quindi ballerai.
Zeman: Te sei come Cavani che decide cosa fare alla sera in base agli eventi cui partecipano le donnine che gli piacciono.
Begbie:Guarda fai come vuoi. Non me ne frega di come deciderai di non onorare la tua promessa. Cosa che tra l’altro fa parte del tuo bagaglio comportamentale.
Questo battibecco ha annullato la domanda “perché uno dovrebbe venire al Mattatoio l’1 marzo”ragion per cui io passo all’ultima domanda, molto scolastica: argomento a piacere.
Begbie: Intanto, stucchevolmente, vorrei ringraziarti per lo spazio che ci hai dato e mi auguro di vederci il primo marzo a Carpi. Argomento a piacere: fenomenologia dell’utilizzo Caps Lock come netiquette delle chat e dei forum. Introduzione: SVEGLIA!!!1!!!!!1!!! Svolgimento: k al posto delle ch, x al posto dei per, congiuntivi violentati e condizionali infibulati. Conclusione: si stava meglio quando si stava peggio e solo il sindaco aveva la macchina.Postilla: no al calcio moderno.
Zeman: Se volete parlo di cucina.
Begbie: Non ti piacciono i funghi… Di cosa vuoi parlare dai.
Zeman: Nemmeno l’aceto e il tartufo, se è per questo. Ho mangiato i funghi fritti solo da te quando lavoravi al lago della ninfa.
Begbie: Però mi hai iniziato alla dipendenza da pancetta. Di questo voglio darti pubblicamente atto.
Zeman: Ora, io non sono Berta e non sto per aprire un blog dove si parla di pizze al taglio fredde comprate ad orari improponibili, ma la pizza alla pancetta della leader è una droga. Untissima, salatissima, grassissima. Una cannonata. Quando penso alla felicità, l’idea iperuranica è quella della pizza alla pancetta della leader. Ultima cosa: grazie!
Grazie a voi. Se non avete nulla in contrario questa conversazione sarà copia-incollata (comprese queste ultime righe) per intero e senza troppe correzioni. Giusto un cappello introduttivo e la foto rubata dal blog in aggiunta. Io ringrazio voi perché mi sono divertito molto. A breve la pubblicazione su Outside the wall! Ciao!
Begbie: Ciao! Grazie a te!
Zeman: Prego ciao e grazie.




Interviste perdute: Davide Venturelli

Tornano le interviste perdute, rubrica dedicata alle interviste da me raccolte e non pubblicate su nessuna testata eccetto questo blog. Ho riesumato il tag da un mio vecchio blog in cui riponevo per l’appunto materiale giornalistico non pubblicato all’epoca della mia collaborazione con la Gazzetta di Modena. Oggi si ripresenta nella veste di questo blog, in quanto la mia collaborazione con Modena Qui è sospesa, in attesa di sviluppi. Le notizie, specie se urgenti, non possono però attendere, ecco perché ospito su queste pagine Davide Venturelli.

Davide Venturelli è consigliere di minoranza nel consiglio comunale di Pavullo nel Frignano. Da ex partecipante al laboratorio teatrale dell’Istituto Cavazzi- Sorbelli e da conoscitore della realtà giovanile di Pavullo, ha mostrato sensibilità alla possibile chiusura di un progetto che, per 18 anni ha significato tanto non solo per il complesso scolastico pavullese e per il comune, ma per l’intero territorio del Frignano. Una sensibilità che però in consiglio comunale è rimasta isolata, nonostante ci siano state altre persone, che oggi siedono in quel consesso, che in passato hanno partecipato o hanno usufruito indirettamente del laboratorio. Cerchiamo di capire di che cosa si parlerà nella seduta del consiglio comunale del 30 settembre prossimo
 Per cominciare, come ti è giunta la notizia che il laboratorio “salta”..
Quando è stato mandato in scena lo spettacolo a Maggio 2014 la professoressa Paola Nicolai, da sempre promotrice e responsabile del progetto, e tutti i ragazzi e ragazze partecipanti hanno lanciato un accorato appello perché il teatro potesse continuare a esistere, poiché il preside aveva fatto sapere che i fondi erano terminati.
Ho chiesto un appuntamento a Paola Nicolai quest’estate, per chiedere se effettivamente il teatro sarebbe stato soppresso nell‘A.S. 2014/15, e mi ha confermato che, essendo stati ulteriormente tagliati i fondi, c’era la quasi certezza che il laboratorio non venisse riconfermato. In data 26/08 ho avuto un incontro con il preside, che mi ha confermato quanto detto dalla Nicolai. Tuttavia il preside mi ha autorizzato a sottoscrivere la mozione che ho poi consegnato, allegando una copia del progetto di teatro svolto l’anno precedente. Non ti nascondo che durante le commissioni consiliari ci sono stati dei colleghi che hanno manifestato aperto dissenso, anche in modo piuttosto acceso.
E perché si sono arrabbiati? A che titolo?
Mi è stato contestato di non aver portato rispetto alle istituzioni…
In teoria si è per fare il bene comune, non per altre ragioni
E’ quello che ho detto loro: badate alla sostanza! Qui si tratta di mantenere in vita un’eccellenza di Pavullo! Non me ne importa di fare a gara a chi è più bravo, in consiglio ci si va per provare a fare qualcosa di buono per il proprio paese! 
Ma ci sono speranze?
Nonostante tutto spero che i miei colleghi si ravvedano. E se il consiglio comunale respinge la mozione… Tenterò altre strade! Ho già visto ‘morire’ il Laboratorio teatrale in lingua inglese; spero che non succeda la stessa cosa per l’unico Laboratorio teatrale rimasto.
Il teatro, inteso come Mac Mazzieri, potrebbe ospitare una scuola magari sul modello già esistente di Musicfactory? Si tratterebbe di associazionismo e non sarebbe più un laboratorio di dopo scuola, però potrebbe essere una soluzione percorribile…

L’idea della scuola stile Musicfactory è veramente carina, però ci si dovrebbe interfacciare direttamente con il gestore ERT del cinema, perché il comune gli ha delegato tutti i poteri sulla struttura. Tra l’altro il Preside delle superiori ha comunicato che il Comune non coprirà più le spese per la fruibilità del teatro a favore delle scuole…

Stefano Bonacorsi

le interviste perdute: valentina arena (13/10/2011)

Questa intervista potrebbe benissimo uscire per la rubrica “cronache sospese” o “cronache istantanee” perché davvero non sappiamo se avrà un futuro al di là di questo blog, ragion per cui, mettiamo le mani avanti, e la inseriamo nelle interviste perdute, consci che qui, non sarà snaturata di nessuno dei suoi contenuti. Torniamo a parlare di “Vetro”, dopo averlo recensito, parliamo con l’autrice, che partecipa a due importanti concorsi. Se avete l’occasione, almeno a quello di Sassuolo andateci (quello in Francia, lo riconosciamo, è un pò più scomodo da raggiungere) e vi garantiamo che ne varrà la pena. Nel frattempo, di modo che possiate farvi un’idea, ecco una breve chiacchierata con l’autrice. Buona lettura.

vetro2

Valentina Arena è una videomaker che vive sull’Appennino Modenese, che da alcuni anni produce cortometraggi indipendenti, che affrontano tematiche diverse, spaziano dal surreale al drammatico, divertono e fanno pensare. Nell’ultimo anno e mezzo si è spesa molto sul cortometraggio “Vetro” (https://www.facebook.com/pages/Vetro-cortometraggio/184909334871601) che affronta, rompendo gli schemi della banalità, e utilizzando metafore molto forti, il tema della violenza sulle donne. Dopo una proiezione al “Salone des Réfuses” del “Milano film Festival”, “Vetro” è in concorso al “Festival Internazional Génération Court” (http://generationcourt.com/home) dove sarà proiettato in anteprima internazionale il 27 ottobre; ed è finalista presso l’ “Ozu film Festival” di Sassuolo (http://www.issuu.com/) dove sarà proiettato in anteprima nazionale domenica 16 ottobre. Abbiamo raggiunto l’autrice per farle alcune domande.
Senza rovinare la visione a chi ci sarà, cosa si troverà davanti lo spettatore di “Vetro”?
Un cortometraggio girato in totale indipendenza economica e creativa. Qualcuno mi ha detto che è un corto che andrebbe visto più volte per essere del tutto compreso: lo considero un complimento. Spero che lasci qualcosa, e che faccia riflettere.
Hai più aspettive per l’Ozu film festival, o per il “Festival International Génération Court” che si tiene questo stesso mese? Sono due realtà molto diverse tra loro, e, credo, davvero molto valide: sono già del tutto soddisfatta all’idea di farne parte.
Però al festival francese sei l’unica italiana in concorso, che effetto fa?
Fa un bell’effetto, non c’è che dire! E’ bello anche vedere che siamo rientrati in una selezione molto stretta: solo 6 cortometraggi internazionali.
Al centro della tua opera c’è la donna e una sua condizione che, nel mondo occidentale è, a torto, spesso dimenticata dimenticata. tu, come donna come ti senti nel tuo paese, e nella tua condizione lavorativa?In Italia c’è molta confusione: anche ambienti che si professano femministi a volte cadono in errori di auto-ghetizzazione e pongono l’accento su quelli che non sono i reali problemi. Sono questi gli ambienti che per primi devono rendersi conto che cercare la parità dei sessi è un battaglia che riguarda l’intera società italiana, non solo le donne. Nel mio piccolo, con le mie scelte e con il mio lavoro, cerco di fare quello che posso perchè il pensiero maturi in questa direzione. Nella mia condizione lavorativa mi sento un po’ incastrata in una situazione senza prospettive a lungo termine, come, credo, tante persone della mia età (donne e uomini).
Tutte le informazioni su Valentina Arena e sulla sua opera si possono trovare sul suo blog (http://valentinaarena.blogspot.com/)
Stefano Bonacorsi 

le interviste perdute: nicolò gianelli (24/12/2010)

l’intervista che pubblico oggi, in realtà doveva uscire sulla nuova Gazzetta di Modena a ottobre, in coincidenza con la “Festa del Racconto” di Carpi,a cui, l’autore con cui dialogo qui, che risponde al nome di Nicolò Gianelli, ha partecipato in quanto vincitore del concorso “Born To Write”.  invece nulla, come al solito, pare che i giovani seri non interessino, mentre si perde continuamente tempo dietro a sedicenti rivoluzionari. l’occasione di ripubblicarla qui è ghiotta, in primis perché ho avuto modo di aggiornarla all’ultima fatica di Nicolò, “Fottuto Mondo Fatato” libro di poesie, uscito da un mesetto scarso, e inoltre perché dal 28 dicembre al 3 gennaio, a Sestola ci sarà “Emilia Ruvida- esposizione di arte giovane e locale” durante la quale sarà possibile acquistare i suoi libri. il 28 alle 18, presso la sala Don Pedroni, Nicolò leggerà anche alcune sue poesie a tal proposito, consiglio, per chi non lo conoscesse, “Settembre non tornerà”. è un bel libro, con una scrittura vivace e, per chi è nato in Emilia, o è nato o passato per Pavullo nel Frignano, uno spaccato di vita in cui si si può immergere, sentendosi presi anche nel vivo. gli altri libri non li ho letti, per cui, non so. buona lettura e, soprattutto vi aspettiamo a Emilia Ruvida.

settembre non tornerà163229_1732098552157_1529331532_31752904_4858566_nfottuto mondo fatatoNicolò Gianelli, classe 1982. Gianelli, già autore di diversi libri tra cui “Oniriche” e “Settembre non tornerà” pubblicati dall’editore sassolese Incontri, si presenta come il vincitore del concorso “Born to write”, con il racconto “Trenta secondi di universo” il quale ha dato anche il titolo all’antologia dei migliori racconti selezionati dal concorso parmense e pubblicata da Marcos y Marcos. Di recente è uscito per Arduino Sacco Editore, la raccolta di poesie “Fottuto mondo fatato”.Cosa ha significato per te vincere Born to write (partendo dal tuo percorso di scrittura)?<>.Ti occupi di poesia e narrativa, ma sei anche autore e regista di video e di satire: come riesci a conciliare queste arti? ti soddisfano tutte allo stesso modo?<>.Quanto porti di te nei tuoi libri e a chi sono rivolti?<> Il tuo ultimo libro è un libro di poesie e si intitola Fottuto Mondo Fatato. Il titolo è provocatorio? <>. Sei creatore del movimento- marchio “Emilia Ruvida”, da dove nasce e perché? <> Perché le persone dovrebbero leggere i tuoi libri? <>. stefano bonacorsi

le interviste perdute: sara bertacchi (7/11/2010)

quella che vi giro oggi è un intervista recente, anzi recentissima, dato che sarebbe dovuta uscire sul giornale di ieri. si tratta di un’intervista a Sara Bertacchi, artista pavullese, che ieri inaugurava la sua seconda personale intitolata “:”. l’intervista è stata segata per lasciar posto a cose che presumo più importanti, anche se penso che uno spazietto l’avrebbe meritato. tra l’altro, la segnalazione della mostra nella parte cultura e spettacoli è stata di un altro, non mia, probabilmente per diritto di precedenza. fatto sta che, al solito, ciò che non mi pubblicano là, lo metto qua sopra, sperando di far cosa gradita all’artista che davvero merita. all’intervista aggiungo qui un pezzettino del suo curriculum, che nel pezzo non avevo fatto in tempo ad inserire, inoltre troverete qualche foto di alcune opere. se avete occasione andate a farci un salto a questa mostra, si trova alla Galleria 82- La Cornice in via Umberto I a Pavullo nel Frignano. sarà esposta fino al 27 di questo mese.

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Sara Bertacchi è nata a Pavullo nel Frignano nel 1985, si è laureata presso l’ Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, Dipartimento di Arti Visive con una tesi di ricerca intitolata “L’Arte Aborigena”. La sua persnale si intitola “:” (due punti)  e l’artista pavullese Sara Bertacchi l’ha inaugurata sabato 6 novembre alla Galleria 82- La Cornice in via Umberto I a Pavullo nel Frignano. La mostra si intitola “:”, da cosa parte o dove vuole arrivare?<>. Cosa rappresenti e cosa vuoi comunicare con le tue opere? <>.

Stefano Bonacorsi

le interviste perdute: luca bortolotti (22/10/2010)

oggi vi propongo l’intervista perduta a Luca Bortolotti, collega pavullese per la testata dell’Informazione di Modena e giornalista praticante dell’agenzia La Stefani di Bologna e, non ultimo, frequentatore della birreria Goblin. l’intervista in questione riguarda la presentazione del suo primo libro di racconti, Anime Divise, edito da Albatros Il Filo lo scorso giugno. anche qui avevo fatto l’intervista per la presentazione del libro per la Gazzetta di Modena e, evidentemente per ragioni di spazio, il pezzo fu scartato a favore di una presentazione di poche righe, fatta da un mio collega corrispondente. la riproposi durante l’estate, quando il libraio Iaccheri della libreria “La Sorgente”, durante i mercatini serali, offrì agli autori pavullesi uno spazio per promuovere le loro opere. anche lì, il nulla. e allora, dopo tanto tempo, sperando che nel frattempo il libro stia andando bene (non ho avuto ancora occasione di comprarlo), pubblico qui l’intervista perduta. la forma non è quella originale perché purtroppo ho perso il file. mi limito a riportare ciò che ci siamo scambiati via e- mail. buona lettura.

anime divise
Anime divise è un libro di racconti, come sono nati? 

La scrittura è da sempre stata la mia passione, sin da quando da piccolo se non sapevo cosa fare scarabocchiavo qualche fumetto sui quaderni di scuola. Poi, sono passato ai racconti, e anche quando sono cresciuto ho continuato a usare il mio tempo libero per scrivere e cercare di completare o migliorare cose che già avevo iniziato. Il mio libro nasce proprio da un tentativo di riunire alcuni di questi racconti, quelli con un filo conduttore, scritti in periodi diversi della mia vita: il più vecchio risale a circa cinque anni fa, il più recente ha appena qualche mese di vita.

Esiste un filo che unisce questi otto racconti?
Il titolo del libro, Anime Divise, è proprio ciò che spiega il filo conduttore che unisce racconti scritti in momenti diversi, ambientati in spazi e tempi lontani tra di loro, anche di generi letterari differenti. Questo filo conduttore, infatti, è la messa in scena di personaggi tormentati, percorsi da un dilemma interiore, da uno struggimento dell’anima, da qualcosa che li turba e non rende loro possibile essere sereni. Otto racconti, otto personaggi diversi, otto vite inquiete. E inquiete per ragioni diverse, che corrispondono poi alle quattro sezioni in cui il libro è diviso: corruzione (ciò che porta persone normali a fare cose orribili), paura (che blocca l’azione e porta a riconsiderare la propria vita sotto un’altra ottica), contraddizione (cioè sapere cosa sarebbe giusto fare ma non avere il coraggio di farlo) e amore (che quando non corrisposto, finito o impossibile lacera più di ogni altra cosa), vale a dire i possibili stati d’animo in grado di tormentare l’esistenza di una persona, di renderla, appunto, un’anima divisa. Otto personaggi, dunque, ma in realtà è come se fossero una persona unica, dal momento in cui i turbamenti di ognuno di essi noi come esseri umani con una personalità complessa possiamo viverli tutti, in momenti diversi della nostra vita. Ogni personaggio rispecchia una porzione della nostra personalità, e tutti assieme formano un’unica persona, nella sua complessità.

Sei un giornalista. quanto di questa tua esperienza ha influito sulla tua opera?
Ho cominciato a scrivere racconti prima di iniziare a studiare e lavorare da giornalista, per cui in qualche modo le due cose si sono influenzate a vicenda. Senza dubbio scrittura giornalistica e scrittura creativa sono due tipi di scrittura molto diversi tra di loro. Ma è anche vero che allenarsi nella scrittura creativa può aiutare anche nella stesura di articoli di giornale, se si vuole dare qualcosa in più al proprio pezzo. Le parole sono importanti, e scrivere racconti può essere una buona palestra per avere un lessico più appropriato, preciso e corretto anche quando si passa all’articolo. E la correttezza di ciò che si dice, per un giornalismo serio, è tutto. In fondo, poi, si tratta pur sempre di raccontare delle storie, no? Anche il giornalista scrive racconti, in un certo senso, narra storie reali. 
Non a caso, poi, due degli otto protagonisti di questi racconti sono giornalisti, e uno, in particolare, prende spunto e inizia raccontando una scena che ho effettivamente vissuto nel corso di un’intervista, anche se poi lo sviluppo della trama porta su tutt’altra strada.

Stefano Bonacorsi

le interviste perdute: federica pini (4/10/2010)

oggi vi propongo un’intervista fatta ad una giovane autrice pavullese per il suo romanzo d’esordio. trattasi di Federica Pini, autrice del libro Fantasy “La morte d’argento”, uscito per Runde Taarn Edizioni lo scorso marzo. l’intervista l’avevo realizzata per la Gazzetta di Modena in occasione della data di presentazione del libro alla biblioteca Giovanni Santini di Pavullo, ma non fu pubblicata. successivamente l’ho ripresa per una presentazione estiva che si teneva alla libreria La Sorgente sempre a Pavullo, ma anche lì, ignorata. in un paio di incontri e contatti via facebook l’autrice mi ha chiesto dell’esito di questa intervista e con grande imbarazzo le ho risposto che non ne sapevo, purtroppo nulla. la decisione di aprire questo spazio parte anche da lì, da questa intervista inspiegabilmente segata, non tanto per la qualità letteraria dell’opera (io il libro non l’ho letto, non è il mio genere), ma perché un quotidiano locale, specialmente come la Gazzetta di Modena che da ampio spazio alla provincia, dovrebbe trovare posto per queste cose. ma io sono solo un corrispondente, che ci volete fare…
in ogni caso, ve la ripropongo, con l’aggiornamento estivo, ma soprattutto in versione integrale e senza i tagli che ho dovuto fare per spedirla in redazione. sul sito http://www.lamortedargento.it trovate il primo capitolo gratis del romanzo, se vi interessa. buone letture.

la morte d
Si intitola “La morte d’argento” il primo romanzo di Federica Pini edito da Runde Taarn edizioni. Il romanzo della giovane scrittrice pavullese (classe 1987) è uscito nelle librerie il 1 di marzo. Sabato 5 giugno alle 10 presso la libreria “La Sorgente di Pavullo l’autrice incontra il suo pubblico. Ne abbiamo approfittato per chiedere come sta andando il libro <>.
come è nato “la morte d’argento”?
La scrittura è sempre stata per me una grande passione. L’idea di creare un libro, una storia molto
più lunga rispetto ai racconti brevi in cui mi ero cimentata precedentemente, è venuta al termine
delle scuole superiori, quando la vita cominciava a prendere una svolta più matura e iniziavo a
pormi domande più serie riguardo al mio futuro.
“La Morte d’argento” non è stata l’idea originaria che mi è venuta per un romanzo, bensì successiva
primi esperimenti di scrittura. È nata all’improvviso, precisamente alle 6,40 di una mattina di

settembre del 2007, mentre mi stavo recando con la corriera all’università. Sono una grande
sognatrice, fantastico su tutto quello che mi succede, che sento, che mi circonda. Quella mattina, la
macchinetta dell’autobus mi smagnetizzò il tesserino e da lì la mia mente prese il volo, tanto che,
nel romanzo, un episodio simile fa incontrare Erika e Christian, i due protagonisti. Nel corso di un
singolo viaggio, nacquero i personaggi, la storia a grandi linee, alcuni episodi specifici che mi
piacquero subito. Da lì, il salto a una trama intrecciata e particolareggiata avvenne in pochi giorni.
Viaggiavo molto in quel periodo, quindi la cosa migliore che potevo fare mentre guardavo il
panorama fuori dal finestrino e ascoltavo musica era immaginare.
quali sono i tuoi legami con i luoghi che hai descritto nel tuo romanzo e come li hai
trasportati dentro al romanzo?

La scelta delle ambientazioni non è avvenuta in modo casuale. Ho preferito utilizzare i luoghi che
conoscevo bene per iniziare, come l’Appennino Modenese in cui vivo, la facoltà di Economia dove
ho studiato, la strada che percorrevo tutti i giorni, per rendere la narrazione più reale e vicina ai
lettori. Troppo spesso i giovani ritrovano tra le proprie mani romanzi ambientati in territori lontani,
quasi irraggiungibili. Uno scenario più vicino rende le storie inventate un po’ più vere.
Gli altri luoghi in cui si sposta successivamente la narrazione, come la Cornovaglia e la Bretagna,
rispecchiano i miei gusti personali. Non ci sono mai stata, ma infondono un fascino particolare in
me. Ho cercato di renderli più reali possibile, attraverso ricerche approfondite sulla storia, sulla
cultura e sulla geografia dei territori.
il confine tra realtà e fantasia è spesso sottile, nel tuo romanzo parli di luoghi
esistenti e di vite normali dietro cui si nascondono trame più o meno oscure: c’è una
metafora in tutto questo?

Cercando bene, una metafora c’è. Nella vita di tutti giorni che ognuno di noi vive, può capitare che
qualcosa, qualsiasi cosa, giunga all’improvviso e sconvolga tutti i piani e le aspettative
programmati. Negli ultimi anni mi è successo spesso, tra il romanzo, l’università, il lavoro. Una
mattina pensavo al mio futuro in un modo, mentre quella successiva mi trovavo a immaginarlo
l’opposto. Succede un po’ così, a Erika: da normale studentessa universitaria con un carattere deciso
e pragmatico, diventa il centro di una profezia millenaria, al fianco di creature di cui negava
l’esistenza in modo assoluto. Significa che anche la persona più semplice può aspettarsi di tutto
dalla vita.
Twilight e altre trame fantasy sul vampirismo: temi che qualcuno ti accuserà di
esserti accodata ad un filone “di moda” o pensi che il tuo romanzo sarebbe potuto
esistere anche senza questi fenomeni di massa, cioè prendendo la spinta solo dalle tue
passioni sul genere?

Ho letto Twilight, in effetti tra le lettrici della mia età sono in poche quelle a non averlo fatto. Da
quando il romanzo di Stephenie Meyer è stato pubblicato, i libri sul genere vampiresco si sono
triplicati, invadendo letteralmente gli scaffali delle librerie italiane. Io sono sempre stata molto
orientata sul fantasy tradizionale, come il Signore degli Anelli, e ho cominciato proprio da lì la mia
esperienza di scrittura. Contemporaneamente, è iniziata anche la mia passione per i vampiri,
precedentemente a Twilight. È ovvio che il successo delle storie sui non-morti che si scostano dal
tradizionale, quelli che chiamano “I vampiri buoni”, possa avermi aiutato nella ricerca di
ispirazione, ma non è stato solo questo, anche perché le creature che io descrivo hanno delle
differenze rispetto a quelle che vanno di moda negli ultimi anni. C’erano la mia fantasia, la musica,
gli ambienti, le mie letture precedenti. Mi sento di dire che, senza Twilight, “La Morte d’argento”
sarebbe esistito comunque. Forse sarebbe stato diverso, chi può saperlo? L’idea avrebbe potuto
raggiungermi tra qualche anno, in una situazione differente.
Le accuse ci saranno di sicuro, non lo metto in dubbio. Frequento molto il web e leggo le opinioni
dei naviganti che commentano il genere vampiresco. Spesso succede che alcuni utenti, forse anche
invidiosi del fatto che questo tipo di libri stia avendo un così forte successo, diano dei giudizi
negativi senza nemmeno aver preso il romanzo in mano. Mi aspetto i commenti cattivi, ma sono
pronta ad affrontarli.

Stefano Bonacorsi