L’italicum, il 25 aprile e la paranoia da svolta autoritaria

Vorrei chiarire alcune cose: dopo tanti anni, e dopo aver anche preso parte ad iniziative in sua difesa, dichiaro che la Costituzione della Repubblica Italiana non è la più bella del mondo. E’ assai mediocre invero, soprattutto nella parte istituzionale. 

Inoltre, dopo tanti anni e anche spettacoli fatti e vissuti col cuore rivolto alla memoria, ritengo il 25 aprile più la fine certificata della guerra civile che non il giorno della liberazione. E già che ci siamo, ai tempi (ma chissà che abbia in futuro la possibilità di farlo), avrei voluto mettere un po’ più di dubbio nello spettatore… si insomma, cantare “Il cuoco di Salò” di De Gregori, oppure raccontare qualche evento non proprio eroico della fantomatica resistenza… 
Infine l’Italicum non mi piace. Sono un uninominalista convinto, ma dopo un anno e mezzo buttate fuori questa legge che non ne possiamo più. E non è per dire che una legge vale l’altra per carità, ma mi scoccia dare ragione ai cinque stelle nel dire che le priorità del paese sono ben altre…
Questi tre argomenti sono strettamente connessi. Mai come quest’anno ho assistito a dibattiti, sia pure sui social network, feroci e accesi sul 25 aprile. E mai come in questo momento trovo ridicolo il muro contro muro e l’accusa di autoritarismo verso il presidente del consiglio dopo che per un anno e mezzo si è cercato il più ampio consenso. Ma cosa sta succedendo? Niente come al solito.
Siamo di fronte all’ennesima paranoia da svolta autoritaria. La costituzione millantata come “la più bella del mondo” lo sarebbe se nel equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, coloro che vi prendono parte usassero il buon senso e non il pregiudizio. Siamo seri, nel 1948 s’era appena usciti dalla guerra e l’appena promulgata costituzione eleggeva la collegialità parlamentare e governativa, come antidoto a ogni possibile deriva autoritaria. Peccato che questo si sia successivamente tradotto in immobilismo e mediazione perenne. 46 anni e quasi altrettanti governi dopo, lo spauracchio dell’autoritarismo si ripresenta sotto le vesti di Berlusconi e da lì altri vent’anni di immobilismo, col conflitto d’interesse a fare le veci di un regime pubblico-privato. 
Oggi siamo al renzismo, cioè una forma spaccona e approssimativa di decisionismo impossibile nella formula costituzionale vigente, ma che nel suo esprimersi porta un ex accusato di autoritarismo a descrivere l’attuale Presidente del Consiglio come un dittatorello. Siamo all’ennesimo gattopardo? Cambiare tutto perché nulla cambi? Probabile e, a questo punto, possibile per quanto farsesco. 
Cosa c’entra tutto questo col 25 aprile appena trascorso? C’entra la divisione, il fatto che a settant’anni di distanza ancora non esista una verità storica condivisa, c’entra lo scambiarsi accuse di fatti sanguinari,  c’entra il non aver chiaro che il regime fascista fu effettivamente un regime autoritario, illiberale, violento e sanguinario (altro che brava gente) che prese il potere con la forza e lo perse sì per mano degli alleati, ma quella mano fu sostenuta da un’entità (il Cln) che aveva nella sua componente comunista, un volto altrettanto feroce e tutt’altro che umano e umanitario. C’entra il non capire che s’era in guerra e che la guerra è finita. C’entra il fatto che non fu firmato un accordo di pace tra le fazioni ma vi furono vendette, processi farsa e amnistie vergognose. E centra che settant’anni dopo una parte abbia paura che l’altra voglia sopraffarla. 
Da sempre ritengo che gli eletti rappresentino a pieno gli elettori, pertanto se la nostra classe politica è fatta in gran parte di farabutti, è perché è eletta da cittadini come minimo furbetti. E in quanto furbetti immaturi. Di conseguenza la classe politica è immatura, diversamente non si spiega la paura così tremenda del cambiamento e della svolta autoritaria. Poi non so se davvero la politica sia così distaccata dal mondo reale e quindi la paura sia solo di chi appartiene a quella sfera. Ma se fosse così sarebbe ancora più grave, perché vorrebbe dire che gli eletti, non hanno fiducia negli elettori (mentre si guarda spesso al contrario). Ecco allora la vera mancanza di democrazia: non tanto la paura che il potere finisca nelle mani di chi ha la leadership del paese (magari certificata da elezioni) con una maggioranza forte. Ma la paura che i cittadini possano davvero scegliere in maniera autonoma e che questa autonomia venga certificata da una legge propensa a dare stabilità.
Personalmente non credo che l’Italicum sia la legge perfetta, anche perché nel 2008 si ebbe una dimostrazione di come l’elettorato volesse ridurre in maniera consistente la rappresentanza partitica. Poi però, a dimostrazione dell’immaturità di cui sopra, i partiti sono nuovamente proliferati. Il problema sono le persone, non le leggi e forse è in questo che risiede la paura di una svolta autoritaria. Ma dopo settant’anni un paese dovrebbe essere maturato un po’. Forse.

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