Rassegna stampa del 24/04/2014

A pagina 14 di Modena Qui di oggi, un pezzo di apertura riguardante un battibecco a colpi di comunicati stampa tra il sindaco uscente Maurizio Cadegiani, in quota centrodestra e in probabile corsa per la riconferma (ma lo sapremo domani) e l’ex sindaco di centrosinistra Luciano Beccati il quale, dopo cinque anni di silenzio ha esternato il pensiero sulla sua amministrazione e sulle critiche di quella attuale, nel tentativo di servire un assist allo sfidante di Cadegiani, Leandro Bonucchi, nella prossima tornata amministrativa. Come sempre la lettura è gratuita sul sito (a meno che non vogliate andare in edicola). Buona lettura.

S.B.

Rassegna stampa del 18/04/2014

Modena Qui di oggi, a pagina 14 segnala in taglio basso le iniziative per la celebrazione della pasqua a Fanano, e l’inizio dei lavori nel comune di Montecreto in via Ronco la Croce. Poi tante belle novità su Modena e provincia, gli aggiornamenti sulle rivelazioni riguardanti il sisma del 2012, le elezioni amminstrative, quelle europee, il derby Modena- Carpi, le novità della pallavolo…. buona lettura, sul sito è gratis!

SB.

Rassegna stampa del 15/04/2014

Pagina di appennino ricca, quella di Modena Qui (a pagina 17), di argomenti turistici: si va dai laboratori teatrali internazionali col maestro russo Juri Alshits, che aprono prospettive di un turismo residenziale di stampo culturale; alle basi gettate da Unione dei Comuni del Frignano, il consorzio Valli del Cimone e Regione Emilia- Romagna per capire quali sono le prospettive del turismo in Appennino. E poi l’appuntamento, visibile in diretta su Tv Qui alle 20 e 50 con la seconda puntata di “Modena Sport in… giro” condotto da Stefano Ferrari, in attesa che la corsa in rosa arrivi sul Cimone il 18 maggio. Disponibile in edicola e gratuitamente sfogliabile su web, buona lettura e buona visione!

Stefano Bonacorsi

Rassegna Stampa del 12/04/2014

Un week end ricco di appuntamenti anche in Appennino! Se leggete Modena Qui di oggi a pagina 17 trovate l’articolo che parla della rassegna “Musei da Gustare” con tutte le sedi che interessano l’appennino modenese. Inoltre tre pagine dedicate allo studio sul terremoto nella bassa modenese del 2012, secondo il quale le estrazioni petrolifere, avrebbero “incentivato” il sisma. Specifico da subito che non si attribuisce la causa all’uomo ma semplicemente si dice che un certo tipo di attività avrebbe anticipato i tempi di un evento che comunque ci sarebbe stato. A voi la lettura per capire meglio, come sempre è sfogliabile gratuitamente sul web.

Stefano

Senso della vita e naso per gli affari

A dieci anni di distanza da “Un Senso” Vasco Rossi se ne ritorna in scena con una nuova canzone sul senso della vita

A mettere nero su bianco che il Signor Rossi non ha le idee chiare circa la fede e la filosofia e, soprattutto, per ricordarlo a chi si identifica nelle sue canzoni, il buon Blasco ha licenziato il singolo “Dannate Nuvole”.

 La canzone è di sicuro impatto, fatta ovviamente per non deludere anzi, come da copione è un successo immediato, fatto di suoni tendenzialmente ruffiani, ammiccanti al metal, una produzione che guarda alla cupezza, tanto per far capire che Vasco c’è, è uno di noi, noi siamo insicuri per via di questi tempi bui e lui è lì a confermarci che si sente come noi. Insomma, la canzone che ci si aspetta, la certezza di potersi appigliare a qualcosa. Tanto tuonò che piovve, per restare in tema di perturbazioni. Dieci anni sono bastati a scordarsi “Un senso” e per trovare una nuova canzone che tornasse, in maniera popolare (altro che festival della filosofia), a farci chiedere chi siamo, da dove veniamo, chi ci ha mandati… In una parola: NOIA. Più o meno è da “Portatemi Dio” del 1982 che Vasco Rossi rende noto al pubblico che non capisce la vita e siccome ha capito che il suo pubblico è come lui, confida nella loro corta memoria e ogni tot anni, scrive una canzone buona per i filosofi da bar.

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La differenza ovviamente sta nel modo di porla, negli anni ottanta il rock la faceva da padrone, nel 2004 (per limitarci agli esempi citati) aggiungere gli archi rende la cosa più struggente, nel 2014 si torna al rock, con chitarre selvagge su un ritmo da ballata. L’importante è non sbagliare, perché c’è un disco che esce, un documentario, un tour, soldini a palate da fare. Stiamo parlando della principale industria rock d’Italia in fondo, e se non ci fosse lui, anche la scena indie dovrebbe inventarsi qualcos’altro. 
La cosa pazzesca, se vogliamo, sono i richiami: “Dannate nuvole” ha un riff di chitarra nel ritornello che mi ricorda, neanche troppo vagamente una canzone di Luciano Ligabue, che è “Ho messo via”.
Provate a cantare la frase “Chissà perché” di Vasco, sull’intro iniziale di “Ho messo via”. Il giochino è divertente vero? Poi dicono che non hanno niente a che spartire l’uno con l’altro…
A proposito del Liga, anche lui, col suo album “Mondovisione” sta spopolando e, puntualmente, avendo passato da un po’ i cinquanta si è fatto più riflessivo, guarda caso, ragionando pure lui sul senso della vita e anche sui ricordi e su quanto è dura affrontare gli ostacoli.

https://youtube.googleapis.com/v/apdyOsgt7xQ&source=uds

Eeeeh, quanto è dura la vita dei rocker di provincia… ohibò, sicuramente hanno avuto il loro bel da fare ed è giusto che lo raccontino, le canzoni sono fatte apposta per consolare le persone, per emozionarle e per farle sognare. Ogni tanto però, un po’ di originalità in più non guasterebbe. E’ arcinoto che il Liga ha sempre riciclato i suoi tre accordi (come del resto hanno fatto i suoi riferimenti: Springsteen e gli U2 su tutti), però ad ascoltare “Per Sempre”la prima cosa che mi è tornata in mente è stata “L’amore conta”

https://youtube.googleapis.com/v/znfA5IW83_w&source=uds

Provate a invertire testo e musica di entrambe le canzoni e poi fate il gioco della settimana enigmistica: trova le differenze. E qui di anni ne sono passati otto, visto che l’album è dell’anno scorso.
Cosa voglio dire con tutto questa pappardella? Che più che di senso della vita, o di durezza dei ricordi, qui si parla di naso per gli affari, di quelli milionari. Nell’Italia piegata dalla crisi e guidata dal rampante Renzi, la premiata ditta Vasco&Liga affonda i suoni e le parole nelle poche certezze rimaste e facendo leva sulle ansie delle persone, sfornando così un prodotto sempre nuovo e di sicuro successo, anche se è sempre lo stesso. Le persone ascoltano quello in cui si ritrovano, ed evidentemente, Vasco Rossi e Luciano Ligabue, a tutt’oggi sopravvivono allo tsunami della rottamazione, perché non danno retta ai critici musicali più oltranzisti che da anni desiderano una svolta stilistica o un prodotto che per lo meno colpisca. Vasco&Liga, per quanto la scelta può sembrare paracula, danno retta ai sentimenti della gente, badano, per ciò che gli compete, a non deluderla. Anche se io sono uno di quelli che vorrebbe sentire un disco acustico e intimista da Vasco Rossi, e di canzoni scritte con altri o addirittura da altri, da Ligabue; questa scelta più affaristica che non artistica glie la perdono. In fondo la gente, ha bisogno di loro, per quello che possono dare.
Jack

Rassegna Stampa del 11/04/2014

Su Modena Qui di oggi, a pagina 17, un intervista al Sindaco di Montefiorino Antonella Gualmini, riguardante il ciclo di incontri con la cittadinanza per il bilancio di metà mandato della sua amministrazione. Come sempre il giornale è sfogliabile gratuitamente, cliccate sugli articoli e buona lettura!

Stefano Bonacorsi

I tagli possibili

C’è differenza tra i tagli possibili e i tagli coraggiosi. Quelli annunciati dal Governo Renzi e che saranno presentati oggi, saranno i tagli possibili. Teste sacrificabili, mettetela come volete, comunque tagli che fanno rumore ma che si possono fare. E che fino ad ora si è aspettato a farli perché la politica ha tirato a campare anziché tirare le cuoia. Diciamoci tutto, Renzi è arrivato a Palazzo Chigi non tanto perché ha vinto, ma perché la politica, nel suo insieme, ha perso e lui è rimasto l’unica possibilità, l’ultima possibilità di riabilitazione della politica. Se si fosse seguita una logica nelle cose, Renzi si sarebbe presentato alle elezioni dello scorso anno da leader di coalizione e se la sarebbe giocata contro Alfano, ma la logica non c’è stata ed eccoci qui. Dopo il siluramento di Berlusconi ad opera di mercati che una volta in più dimostrarono l’inconsistenza dell’opposizione, e dopo i fallimenti di Monti e Letta, due tecnocrati, e quindi impossibilitati per loro natura a prendere una posizione (politica significa questo), Renzi è l’ultimo tentativo possibile. L’unico in grado di arginare Grillo e la sua banda di fondamentalisti, l’unico che può ridare credibilità alla politica. Se ce lo siamo trovati a guidare l’Italia il motivo è questo: più che salvare il paese (che come sempre farà da solo) salverà la sua classe dirigente, spingendola al rinnovo a partire dalla politica. Le prossime teste a rotolare travolte dalla ghigliottina rottamatrice saranno quelle dei leaders sindacali e industriali, a vedere se si esce anche lì dall’immobilismo. Nel frattempo si da un colpo al cerchio e un colpo alla botte, magari complicandosi la vita come nel caso della riforma del Senato, e presentando piani economici possibili. Sì perché la straordinarietà di quello che presenterà Renzi questa sera, sarà l’ordinarietà con cui si poteva fare già da diversi anni e non si è fatto. Si dirà, bene, allora meno male che lo fa lui. Certo, da qualche parte bisogna pur cominciare, ma questi inizi li poteva fare anche Berlusconi a suo tempo, se non avesse intenzionalmente scelto (leggendo fra le righe i quotidiani dell’epoca) di far governare, nei suoi nove anni a Palazzo Chigi, Gianni Letta, suo eterno sottosegretario, l’uomo incaricato di pacificare il consiglio dei ministri col severissimo contabile Giulio Tremonti. Oppure li poteva fare Monti, che pure è liberale (Scelta Civica sosterrà l’Alleanza liberal democratica Europea) ma che contrariamente a quanto professano i liberali, s’è inventato una ricetta lacrime e sangue che ha dissanguato gli italiani. Letta, dal canto suo, è stato l’espressione di una politica impotente, incapace di rinnovarsi e rinnovare, compromesso dei compromessi, con un programma scritto dal Presidente della Repubblica, immobile su tutto, buono solo a perdere tempo.
Renzi, pur (ri)partendo da una manovra di palazzo, ha invece fatto quello che al paese mancava probabilmente dai tempi di De Gasperi (e che Dio mi perdoni per l’azzardo): ha incarnato una leadership nazionale, cosa che a Berlusconi, a parità di carisma, non riuscì per l’atteggiamento ostile di chi vedeva lui come un Mussolini mediatico. Il baldo Matteo invece, rompendo gli schemi tipici dei leaders di centro sinistra come Prodi o Letta, si dimostra furbo. Non si chiude nel recinto della maggioranza per non prestarsi ai ricatti dei piccoli e anzi, allarga l’orizzonte quando si tratta sulle riforme isituzionali. Atteggiamento rischioso, da equilibrista, ma sa che può farlo perché le elezioni i suoi avversari, anche quelli interni al Partito Democratico, non se le possono permettere, soprattutto con una legge elettorale in mezzo al guado (o alla palude, vedete voi). Sulle riforme economiche è la stessa cosa: di concerto coi suoi ministri fa esattamente quello che si poteva, o meglio, si doveva fare almeno tre anni fa (ed era comunque tardi): tagliare dove si può, quelle teste sacrificabili che per la politica non costituiscono voti cruciali. Ma nel 2012 con un governo tecnico appena insediato e una maggioranza tanto vasta quanto ballerina, le elezioni erano sempre sulla porta, non valeva la pena rischiare, anzi meglio lasciare che decine di italiani si suicidassero in nome dell’Europa che ce lo chiedeva, e si arrivasse all’esasperazione. Qui le elezioni non le vedremo fino al 2015 almeno e intanto, una fetta di consenso, il buon Matteo se l’è portata a casa e le europee lo confermeranno. Ed è proprio il consenso la chiave di volta degli ultimi 20 anni: nessuna maggioranza ha lavorato per conservarlo e la cosa si spiega col fatto che i ministri dell’economia, non sono mai stati, dal Berlusconi I a questa parte, dei veri politici. Neanche Padoan lo è, ma il verticismo voluto da Renzi nella conduzione del governo lo rende politico anche se politico non è.
E così siamo ai tagli possibili, quelli per i quali alcuni politici fingono di stracciarsi le vesti, ma sanno che non se lo possono più permettere. Lo “sforbicia Italia” è possibile perché si è arrivati alla constatazione che la ricreazione è davvero finita. Peccato che sempre quegli alcuni ci siano arrivati nel momento in cui sanno di essere al capolinea e si comportano come se il domani non fosse affare loro. Renzi, dal canto suo, fa quello che gli permettono di fare, consapevole che oltre a lui, sta salvando gli avversari, conscio che il paese, per il quale è prevista una crescita dello 0,8% e soprattutto che pagherà meno interessi sul debito per via dello spread basso, si riprenderà da solo. Come sempre.

Stefano Bonacorsi

Rassegna Stampa del 8/04/2014

Su Modena Qui di oggi a pagina 14 trovate la presentazione dell’evento che si terrà questa sera presso l’Hotel San Marco di Sestola. Si tratta di un ciclo di incontri che introdurranno al giro d’Italia che vedrà l’arrivo della nona tappa proprio a Sestola il 18 maggio prossimo. Il giornale come sempre è sfogliabile per intero gratuitamente e cliccando sugli articoli li potete leggere approfonditamente. L’evento di stasera, intitolato “Viaggio dentro al ciclismo” sarà visibile in diretta su TvQui alle ore 20 e 30 e potrete seguirlo sul canale 89 del digitale terrestre oppure in diretta streaming connettendovi sul sito. Buona lettura per oggi, e buona visione per stasera!

S.B.

Rassegna stampa del 5/04/2014

Su Modena Qui di oggi, a pagina 15 trovate in taglio basso la presentazione dell’iniziativa “Operazione futuro di Speranza” che si terrà domani sera, domenica 6 aprile, alla parrocchia di Monteobizzo di Pavullo nel Frignano. Nel pezzo trovate tutti i dettagli e, come sempre, potete sfogliare l’intero quotidiano gratuitamente e leggere gli articoli cliccandoci sopra. Così curiosate un po’ su quello che succede a Modena e Provincia. Buona Lettura!

Il diritto di essere contro

A leggere questa notizia si stenta a crederci. Trovo che ci sia una profonda ingiustizia nel boicottaggio contro Brendan Eich, perché si lede un diritto fondamentale: la libertà di pensiero e quindi anche il diritto di essere contrari a qualcosa. C’è stato un tempo in cui il verbo del multiculturalismo (e quindi anche quello dei diritti civili per i gay) predicava la protesta non violenta. Qui siamo all’opposto, alla violenza del denaro. Una lobby boicotta una fondazione, mancano i fondi, ci dispiace, anche se lei è uno dei migliori, deve lasciare il suo ufficio. Adesso.
Come scritto nella Bibbia “non giudicate e non sarete giudicati”, io non giudico gli omosessuali, anzi ritengo che non debbano essere discriminati per quello che sono. Da cristiano però, ritengo che neanche io debba essere discriminato se esprimo la mia contrarietà alla cultura gay. E si badi bene, non sono qui a dire che si dovrebbe fare come in Russia o peggio ancora in Nigeria o altri paesi africani. Dico semplicemente che siamo passati dal riconoscere il diritto alla coesistenza e alla non discriminazione, alla imposizione di un modo di pensare. Chi è contrario alle nozze gay è omofobo, idem quelli che sono contrari alle adozioni: omofobi e bigotti. Questo è voler imporre una cultura e non è molto distante da certi modelli di jihad. Il caso di Brendan Eich ne è la prova, perché un bravo CEO è stato costretto a dimettersi perché anni prima aveva sostenuto un referendum contro il matrimonio gay. Si badi bene, non è ancora reato essere contrari, tuttavia, la fondazione Mozilla, ha pensato bene che valeva la pena perdere un buon amministratore che non ingenti somme di denaro. La violenza sta tutta qui: nell’imposizione consumistica di un modello. Non siamo più, infatti, all’affermazione del diritto di esistere, siamo all’imposizione del dovere pensare come gli altri, di doverci trovare di fronte ad accettare un modello col quale non siamo d’accordo. Ma mentre col fondamentalismo islamico c’è la paura della guerra e del terrorismo a giustificare il disaccordo, col modello multiculturale, e quindi con la cultura gay (non con l’omosessualità, questo concetto lo voglio sottolineare) c’è la paura di essere giudicati male, di essere considerati dei retrogradi, mentre semplicemente, non si è d’accordo. E la violenza sta nel voler imporre questo pensiero unico con le pubblicità ammiccanti, con un modo di vestirsi che confonde i sessi, con certi tipi di letture, di musiche, di film. In altre parole, col consumismo. La cultura gay, in occidente, fa girare l’economia e per questo motivo, si vuole imporre.
Pasolini (cito non a caso un omosessuale) vide molto lontano quando scrisse che l’omologazione imposta dal costume e dal consumismo, impediva di riconoscere fisionomicamente un ragazzo fascista da un ragazzo comunista. Oggi, con la cultura gay, non andiamo lontano da questo e siamo di nuovo di fronte a un nuovo tipo di omologazione e quindi anche di fascismo, e mi stupisce che la sinistra, così attenta ai diritti di tutti e all’autodeterminazione no-global, non colga questo pericolo. Non il pericolo degli omosessuali, per carità. Ma il pericolo di una cultura gay che si impone violentemente in nome dell’odiato capitalismo.

Jack Tempesta.