Luci sul palco

Copio-incollo un appello di un insegnante di teatro, la mia insegnante di teatro. Lo faccio perché riguarda qualcosa di bello, forse uno dei pochi bei ricordi che conservo delle scuole superiori. In questi giorni si parla della possibile cancellazione del laboratorio teatrale dell’istituto Cavazzi- Sorbelli di Pavullo nel Frignano. Per chi non è di Modena e provincia, Pavullo è un comune montano, di 18000 abitanti che ospita il più grande comparto scolastico di scuole superiori nell’appennino modenese (due istituti tecnici, due professionali e due licei). Queste scuole sono importanti per tutto il comparto dell’Unione dei comuni del Frignano, un territorio da 40.000 abitanti. Il laboratorio teatrale è un doposcuola altamente formativo, partito nel 1998 e da lì diventato sempre più grande. Molti ragazzi vanno a scuola motivati dall’esistenza di quel laboratorio, vivono come se lo scopo fosse frequentarlo e non essere promossi alla fine dell’anno. Ora, io non sono un sostenitore dei carrozzoni dello spettacolo finanziati dal Fus, perché spesso prevalgono logiche politiche e non meritocratiche. Però qui stiamo parlando di altro, di un doposcuola in un territorio ostile, la montagna non è diversa da certe periferie estreme delle grandi metropoli. Parliamo di cibo per la mente, di dare la possibilità di offrire stimoli che vanno oltre alla formazione scolastica. E siccome la formazione scolastica ancora non prevede l’insegnamento del teatro o del cinema o della musica nei suoi percorsi, è importante che esista un doposcuola in merito. Soprattutto in un territorio disagiato. Soprattutto perché offre spiragli di una buona scuola pubblica. Non solo: offre spiragli di una buona comunità, perché non è solo un laboratorio teatrale scolastico, ma il punto di incontro di un territorio, un germoglio di cultura. Chiuderlo sarebbe un disastro, sociale prima ancora che culturale.

Stefano Bonacorsi

p.s.: di seguito la lettera di Chiara Mori. Il titolo del post, richiama quello di uno spettacolo realizzato dal laboratorio Cavazzi-Sorbelli, nel lontano 2002.

Al  Consiglio Comunale del Comune di Pavullo
Per favore non chiamatelo Laboratorio Teatrale, purtroppo non lo è stato. Nonostante le più rosee previsioni e l’impegno di tutte le persone coinvolte l’esperienza fatta in questi 18 anni al Cavazzi Sorbelli non possiamo chiamarla Laboratorio Teatrale, è spiacevole doverlo ammettere da parte mia che ho iniziato questo viaggio nel 1996 con Paola Nicolai.
 No un laboratorio Teatrale è un luogo dove si mettono in scena i testi dei grandi autori Pirandello, Shakespeare, Brecht, ma no, a noi non è capitato. Nelle due ore che abbiamo condiviso settimanalmente in questi anni è successo di tutto tranne questo. I testi ce li siamo inventati noi, cuciti addosso come vestiti nuovi. I personaggi che abbiamo fatto parlare sembrava che arrivassero da testi antichi, ma noi li abbiamo stravolti, calati dentro il nostro animo, gli abbiamo messo in bocca le parole degli adolescenti . Un Laboratorio Teatrale chiede ai ragazzi di scimmiottare e copiare i grandi attori, noi in questo abbiamo fallito. I ragazzi sul palco sono spontanei, e tutti sono stati a loro modo protagonisti. Anche chi faceva fatica a parlare, chi sapeva solo esprimersi con la musica, solo con i gesti.  Ogni ragazzo e ragazza ha avuto il diritto di esprimere la propria particolarità. In questo modo abbiamo integrato tutti, nessuno è stato escluso. Noi non abbiamo mai fatto audizioni, non abbiamo mai cercato il phisic du role, ci siamo accontentati di quello che avevamo: adolescenti in crescita con le ansie, i dubbi, le rabbie, i sogni di tutti;  con questo abbiamo costruito gli spettacoli.
Certo questo ha fatto sì che le relazioni tra di noi fossero relazioni che durano ancora oggi. A dispetto dei 30, 40 anni che ci separano. Se un obbiettivo è comune si annullano le distanze, non ci sono più le barriere della lingua, delle abitudini, dell’età, si è insieme, e questa è l’idea della comunità. Alla chiusura del sipario sapevamo che nessuno avrebbe dimenticato i momenti di paura, allegria, cadute, e risate che ci hanno accompagnato nell’inverno. Non si fa questo, ora lo so, perché se no i ragazzi poi credono che l’istituzione scolastica sia un luogo che ascolta i ragazzi, che i professori siano coloro che hanno a cuore la loro crescita, che la scuola sia il centro della comunità, e poi diventati grandi rimarranno delusi . Non capiranno come mai la loro crescita abbia poggiato su valori come il merito, la cultura, la condivisione.
 Abbiamo usato internet in modo intelligente, per poterci parlare: quando ci veniva un’idea alle 3 del mattino avevamo un luogo virtuale e sicuro dove confrontarci,  abbiamo aperto un blog. Per  mettere le nostre foto abbiamo usato i social network. E non per i selfie, ma per scegliere il costume migliore, la musica più adatta.
 Non ci è bastato condividere il nostro impegno con la comunità locale: con la Biblioteca, con il Palazzo Ducale, con la piazza, e allora siamo andati a cercarci i Festival  dove abbiamo trovato persone come noi a Cesena, a  Serra San Quirico,a Bologna e nel mondo: con Shakespeare International abbiamo rappresentato l’Italia con tutti i ragazzi del globo.
 E non possiamo proprio chiamarlo Laboratorio Teatrale, perché abbiamo anche fatto anche  i video, che hanno avuto riconoscimenti  nazionali, e c’è anche chi ha fatto la sua tesi di laurea su questa esperienza. Già e c’è anche chi ha messo le basi per diventare giornalista, tecnico luci, produttore musicale, scrittore, regista, esperto in comunicazione, psicologo, cantante,infermiere, insegnante, mamma.  Ma attori, no, nessuno. E allora a cosa serve un Laboratorio Teatrale se non forma degli attori ma solo delle persone consapevoli delle proprie possibilità,  persone equilibrate e coraggiose che possono affrontare la vita e le sue  difficoltà, consapevoli di far parte di una comunità alla quale si darà ciò che si è ricevuto? Che la cosa pubblica è responsabilità di tutti e non solo di chi lo fa di mestiere?
 Già, questo Laboratorio di teatro è stato un fallimento, ma un luogo come questo, chiamatelo con il nome che volete Fucina delle idee, la casa dei Puffi, è indispensabile per gli adolescenti, e forse anche per gli adulti. E le istituzioni dovranno dare risposte chiare ai giovani che vogliono studiare, sudare, impegnarsi e condividere i valori di una società sana. A chi si rifiuta di essere bamboccione, a chi vuole pensare con la propria testa. E le Istituzioni dovranno decidere cosa rispondere a quei 1000 cittadini che si aspettano per i propri figli quello che hanno ricevuto loro dal Laboratorio Teatrale.
Io non sono più l’operatore che dirige il Laboratorio di Pavullo, sono partita per altre strade, per aprire nuove esperienze, ma credo di dover dire la mia: grazie ai ragazzi e alle ragazze  che hanno condiviso con me questa esperienza. Perché grazie a loro anche io, adulta, ho avuto il privilegio di essere accolta, ascoltata, criticata, sostenuta.
Gli amministratori hanno un compito importante, scegliere ciò che è meglio per la città, quindi lasciate perdere di finanziare un Laboratorio Teatrale fallimentare, finanziate piuttosto un luogo dove, all’interno delle istituzioni, i ragazzi e le ragazze si sentano a casa propria e costruiscano il proprio futuro. Chiamatelo pure come volete ma sappiate che per costruire questa esperienza ci sono voluti 18 anni di fatiche e la dedizione di parecchi adulti. Ma basta pochissimo per azzerare tutto.
Chiara Mori
I numeri
 18 anni di attività
Circa 800 allievi coinvolti
20 insegnanti /assistenti che si sono avvicendati nel tempo
18 spettacoli prodotti
Circa 10.000 spettatori 
Istituzioni coinvolte
Istituto Cavazzi Sorbelli, Associazione Civico 27, Comune di Pavullo, Cassa di Risparmio di Modena, Cineteca di Bologna, banche del territorio, sponsor privati.
Partecipazione a rassegne
Rassegna Nazionale del Teatro Scuola Serra san Quirico (AN)
Rassegna Teatro Bonci Cesena
Globe Theatre Londra
Premio  Luca de Nigris
Festival di Teatro Marano sul Panaro
Teatro di Classe Modena
Premi e riconoscimenti
Scuola selezionata premio Luca de Nigris
Scuola vincitrice Festival Nazionale della Scuola serra san Quirico (AN)
Scuola vincitrice rassegna del Teatro scuola Bonci Cesena
Premio della critica Michele Mazzella per la drammaturgia giovane

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