dalla diretta di San Giovanni…

arrivo a casa dopo una piacevole giornata in compagnia di cari amici e, nel farmi una cena approssimativa davanti alla tivù della cucina che riceve quattro soli canali del digitale terrestre (da queste parti si riceve come ai tempi dell’analogico: di merda), incappo mio malgrado in quel san remo in salsa rossa che è il concertone del primo maggio.
se l’horror passasse in prima serata, farebbe meno danni. assisto a una di quelle puttanate da paese di provincia, un orchestrina diretta da Mauro Pagani che rivisita in chiave classica (!) alcuni classici del rock internazionale. e già il fatto che debbano fare ‘sto tributo… vabbeh, complessi d’inferiorità che non ci passeranno mai, ma almeno li facessero in maniera decente e non come se si trattasse di un stramba cover band sinfonica! primo pezzo “Kashmir” dei Led Zeppelin con Raiz alla voce che pare un muezzin con seri problemi di catarro. roba da far rivoltare Jimmy Page nella tomba, non fosse soltanto che non è ancora morto… andando avanti, sono sicuro che a Keith Richards sono fischiate le orecchie quando avrà sentito la sua “Jumpin’ Jack Flash” suonata con l’effetto di “Money for nothing” dei Dire Straits, e cantata da un’Elisa che manco una bambina al suo primo saggio di canto avrebbe cantato in quella maniera. fiacca, moscia e triste. si chiude (spero) con una “Purple Haze” cantata direttamente da Pagani. domanda: ma perché non si limita a suonare che è bravissimo? perché guasta tutto con quella vociaccia e quella interpretazione da finto duro… suonavi nella Pfm e con De André su… non ne hai bisogno! e poi l’arrangiamento con gli archi l’avevano fatto molto meglio i Quintorigo a suo tempo, e spaccava il culo, mica l’assolo irish che hai buttato lì…. a seguire Francesco Pannofino, Emanuela Rossi, Marco Presta e quello splendore che è Virginia Raffaeli (si può dire che guardo il concerto solo per quello) si sono esibiti in un reading con frasi fatte… a parte la retorica, che al primo maggio (ma anche a san remo) non manca mai, ma… glie l’ha detto nessuno che un reading davanti a centomila persone non regge, non se lo fila nessuno? è Piazza San Giovanni, mica l’Ariston… e comunque anche le presentazioni somigliano sempre più a quelle della città dei fiori… e tolti tutti i discorsi socio-impegnati-dovuti dal contesto, mi ci gioco la camicia che hanno citato i roadies morti nei concerti di Jovanotti e della Pausini, che parlano del precariato nel mondo dello spettacolo, della previdenza inesistente… finisco queste righe ascoltando distrattamente Caparezza… mi chiedo se senza tutto il carrozzone teatrale il suo set reggerebbe uguale… che tristezza il concertone!

Jack

p.s.: ecco come dovrebbero essere i proclami del primo maggio!

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