La vittoria postuma

playoff 2019

Achille Polonara, Stefano Gentile e Andrea De Nicolao. Sono tre nomi che saranno presenti, da stasera, sui parquet di Venezia e Sassari per la serie scudetto 2019 della Lega Basket A. A questi possiamo aggiungere i nomi di Andrea Cinciarini e Amedeo Delle Valle  avremmo un simil quintetto, nel 2015 e 2016, pur se non giocando assieme un anno per l’altro, hanno disputato comunque le finali scudetto di quegli anni. Potremmo anche citare Giacomo De Vecchi, unico superstite dello scudetto sassarese del 2015, ma lui appunto giocava già a Sassari di cui oggi è capitano. Gli altri invece giocavano tutti a Reggio Emilia, nella Reggiana che faceva parlare di sé, perché in un basket infarcito di stranieri e americani di secondo e terzo livello, aveva un roster con due lituani di qualità (Lavrinovic e Kaukenas) e il resto erano giocatori italiani, di formazione italiana.

Tolto Amedeo della Valle, che non ha avuto molto spazio nella sua prima (e ultima?) stagione milanese, sono tutti giocatori che si sono resi protagonisti, chi più chi meno, in questi playoff 2019. Della Valle però è l’unico, con Polonara, che ha disputato entrambe le Serie, quella del 2015 persa in gara 7 contro Sassari, e quella del 2016 persa 4-2 contro Milano. Gentile arrivò insieme a De Nicolao nell’estate del 2015 per prendere il posto di Cinciarini, che dopo lo scotto della finale persa coi sardi aderì ad un progetto che si pensava vincente. I fatti non gli hanno dato torto, è l’unico di quella squadra ad oggi ad aver raccolto qualcosa, in Italia (gli scudetti 2016 e 2018, la supercoppa 2016-17-18 e la coppa Italia 2016 e 2017). Più deludente il cammino in Eurolega dove quest’anno c’era l’ambizione playoff che è rimasta disattesa.

Cinciarini e Della Valle però si sono fermati in semifinale quest’anno, con un sonoro 3-0 nella serie subito da Sassari, autentica bestia nera delle scarpette rosse, già nel 2015 persero la serie 4-3 (allora era in sette gare). Polonara e Gentile invece giocheranno per Sassari (ritorno sul luogo del delitto?) contro De Nicolao schierato tra le fila di Venezia. Sono in qualche modo i protagonisti italiani di questo finale di stagione, De Nicolao meno magari perché è più defilato e più in ombra rispetto all’italiano di punta della Reyer che è Stefano Tonut. Però dopo tre anni eccoli ancora sul parquet a contendersi lo scudetto. Un po’ come se Steph Curry e Klay Thompson anziché giocare le Finals dal 2015 a oggi con i Warriors le avessero giocate anche coi Raptors, con Cleveland ecc… E’ un esempio paradossale lo sappiamo, ma non si può non notarlo.

Poi ci sono altri aspetti, forse minoritari, forse no. La Champions League quest’anno è stata vinta dalla Virtus Bologna che, per il secondo anno di fila non si è qualificata ai playoff scudetto, ma che schiera tra le sue file Pietro Aradori, anche lui finalista con Reggio nel 2016. E vien da farsi delle domande: sono questi i migliori italiani di cui disponiamo nel nostro campionato (ho detto campionato, lasciate stare Eurolega ed NBA)? Gira che ti rigira per continuità senza dubbio sì, non che la LBA non offra altri italiani di qualità, anzi c’è una crescita rispetto agli anni scorsi; tuttavia non si può non notare come, laddove manchi una sorta di “dinastia” di squadra, c’è una continuità in termini di singoli giocatori.

Milano, pur avendo vinto tre degli ultimi sei campionati, non ha una continuità in termini di giocatori e allenatori come poteva avere negli anni ottanta. I tre scudetti sono stati vinti con tre allenatori diversi, con progetti che non superavano il biennio e con una gestione discutibile di alcuni dei migliori prospetti italiani in circolazione nel nostro campionato (di nuovo, guardo solo dentro le mura di casa). Dello scudetto del 2014 non hanno nessuno a roster e dello scudetto del 2016 è rimasto il solo Cinciarini.

Venezia invece come roster e risultati è attualmente la squadra con maggiore continuità della nostra lega: dal 2017 è almeno in una finale stagionale di torneo (nel 2017 final four di Champions League e vittoria della serie scudetto, nel 2018 vincitrice della Fiba Europe Cup), e dal 2015 arriva sempre almeno alle semifinali playoff.

Sassari ha vinto la Fiba Europe Cup ma di fatto è la serie D dell’Europa, tuttavia ha eliminato una squadra che quest’anno ambiva ai playoff dell’Eurolega!

Cosa significa? Che il campionato italiano è tornato competitivo? Che stiamo tornando ai livelli degli anni ’90 e avremo dei nazionali in grado di andare al podio? Non diciamo fesserie. Quando avremo squadre in grado di andare avanti con continuità in Eurocup non exploit come quelli pur bellissimi di Trento e(di nuovo) Reggio Emilia allora potremmo dire che stiamo raccogliendo quanto seminato di buono.

Ma per adesso dobbiamo “accontentarci” di squadre che vengono costruite su giocatori di esperienza, che conoscono gli avversari e sanno come poter scardinare i loro sistemi di gioco, guidate da allenatori che sanno come tirare fuori il meglio da loro. Accanto ci sono giocatori che crescono (Spissu su tutti) e che magari guideranno in futuro altre squadre in meravigliose serie finali.

Ma più di tutto, a chi scrive piace pensare che se Max Menetti guardasse le finali scudetto, sarebbe compiaciuto del fatto che sei ragazzi dei suoi roster di quegli anni, hanno lottato per entrare nella serie finale, e tre si contenderanno il titolo.

Buone #Lbafinals

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Ora pro nostici

Foto-2-Trofeo-Coppa-Italia-basket

Imparo dal Quotidiano Sportivo che è tempo di Final Eight di Coppa Italia in LBA (sigla che sta per Lega Basket serie A, un modo per darci un quarto di nobiltà stile NBA). E per me che sono discretamente appassionato, il fatto che mi stia perdendo per pura distrazione tutta la stagione cestistica 2018-2018 (quindi Nba, Euroleague, Champions, Eurocup, serie A, campionati femminili ecc), un po’ mi ha fatto cadere dal pero. Anche perché in passato ho cercato di fare il cronista di basket, in maniera non approssimativa ma sempre trovandomi a commentare in differita per scarsità di mezzi (anche se gli highlights sono a portata di click) ma soprattutto di tempo.

Decido allora che DEVO scrivere almeno un articolato sul basket perché diamine, la Final Eight incombe e devo trovare il modo di scrivere qualcosa dove, sebbene emerga la mia incompetenza in materia, almeno ne esca la passione e la gioia del lettore nel leggere articoli che, se non arrivano a toccare gli apici di Federico Buffa, possono almeno portare le ciabatte a quelli de “La Giornata Tipo”.

Mi metto a scartabellare il giornale, comincio a scorrere su e giù per Sportando che è sempre un buon abbozzo per iniziare (e scopro che Torino e Cantù sono in saldo!) guardo il sito della Legabasket e provo, in base alla classifica a costruire un pezzo andando a cercare anche notizie su come effettivamente stia andando la stagione. Perché   Milano ha preso a tavolino contro Pistoia perché Nunnaly era squalificato ma non lo sapeva nessuno e, tutto sommato in Eurolega sta facendo bene finalmente; in EuroCup come sta andando?… boh, io seguo a malapena la Champions perché ci gioca la Virtus ma non guardo una partita da novembre… però ho visto su Instagram che domenica ha battuto Avellino, bene! Dunque si comincia giovedì, prima partita Cremona-Varese, il Meo nazionale contro Caja….

Cerco di mettere insieme i pezzi e do un occhio al calendario. Perché il prossimo turno è il 10/02? La Final Eight non inizia domani? C’è l’intervista a Bianchi sul Carlino, saranno sbagliate le date… scorro il sito e, nella pubblicità della Coppa Italia vedo che il torneo inizia il 14…

Non aver seguito il campionato fin qui mi ha abituato all’idea di una Legabasket che vive di espedienti e non di programmazioni, è bello vedere che alcune cose cambiano e che, su un giornale sportivo di quattro pagine c’è un intervista al presidente della lega che anticipa di una settimana l’evento. Di solito è sempre tutto a ridosso e un po’ raffazzonato. Fa piacere, dopo non aver seguito per qualche tempo, scoprire che qualche cosa ogni tanto cambia in meglio.

Steve

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Il volley vota l’autarchia, il basket l’internazionalizzazione


Modena si prepara alla stagione 2017/2018 e si prepara “da grande”. Sotto la Ghirlandina, sia l’Azimut che la Liu-Jo stanno facendo i preparativi per poter dominare la prossima stagione. Ma se le due compagini maschile e femminile della città del Volley per eccellenza lo stanno facendo con una campagna acquisti importante, dall’altro fanno una rinuncia importante: la Cev Cup. Le due modenesi, infatti, hanno deciso di non prendere parte alla seconda coppa europea concentrando le rispettive rose, sugli obiettivi nazionali. I motivi stanno nell’onerosità della competizione, lo scarso seguito mediatico, il dover allungare il roster più del dovuto e sottoporre i giocatori a stress fisici e psicologici per i quali il gioco evidentemente non vale la candela.

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Nella Milano dello sport rimane solo il basket


[…] A difendere i colori e l’orgoglio milanese è rimasto il basket con l’Olimpia, invero imperfetta, a dominare il panorama tricolore chiudendo la regular season al primo posto, dopo aver vinto la Coppa Italia lo scorso febbraio. 

Ma dopo essere arrivata ultima in Eurolega. Squadra costruita per dominare, per lo meno in serie A, l’EA7 ha costruito il proprio primato giocando col pilota automatico, potendoselo permettere da un lato per l’enorme budget a disposizione, dall’altro per la scarsità di un effettivo contraltare; oltre a godere dei favori mediatici in virtù di una necessità del movimento cestistico, di disporre di un Alfa.

Ma Milano fa bene al basket?

Nel giro di un mese si sono tenute le finali di coppa Italia di due sport così detti minori nel panorama italiano: la Superlega di pallavolo e le final eight di LBA. E sebbene il movimento cestistico, pur con tutti i suoi limiti, stia cercando di recuperare terreno a livello di organizzazione di grandi eventi (l’evento di Rimini è stato spettacolare anche per le coreografie e l’averci inserito un mini all star game) il divario è impetuoso: in primis perché la final four di pallavolo  ha visto partecipare ben tre squadre su quattro tra le pretendenti al titolo di campioni d’Italia (mancava Perugia clamorosamente eliminata da un’agguerrita Piacenza, outsider fino alla fine), in secondo luogo perché il volley, nonostante un’accenno di crisi a metà degli anni zero e il fatto che manca un oro al collo della nazionale da più di dieci anni (tralasciamo per comodità il settore femminile di entrambi), la crisi l’ha affrontata di petto ed infatti il movimento è arrivato alla creazione della Superlega e la nazionale è tornata a produrre risultati più che dignitosi. Il che vuol dire che, dopo l’apogeo e la conseguente parabola discendente, c’è stata una ripresa.
Il basket invece, nonostante sia di tradizione molto più radicata e meno provinciale, a livello di nazionale non ha mai fatto man bassa di trofei, vuoi perché ci sono state nazionali più forti (un occhiata al palmares non guasta), vuoi perché anche a livello di club, dove per quattro decenni bene o male ci si è fatti valere e alla grande, siamo entrati in una spirale negativa dalla quale si stenta a uscire.
In tutto questo Milano, l’Olimpia Milano, ne è la degna rappresentante. Alle final eight è entrata da papa rischiando seriamente di uscirne da cardinale, ha i mezzi di informazione che incensano la squadra oltre il lecito consentito e ha un budget “illegale” rispetto al resto del panorama italico (sebbene sia più basso della media degli anni ’90).
Ho una personale teoria sullo scudetto del 2014, vinto dalle scarpette rosse 4-3 sulla defunta Siena sponsorizzata dal Monte dei Paschi. Ho idea che quella vittoria doveva finire a Milano per il semplice fatto che dato che la dinastia senese, pur se gonfiata anche da illeciti sportivi, era giunta alla fine non di un ciclo ma di un’esistenza, e occorreva subito porre rimedio. E quale miglior rimedio, dopo la scomparsa dai radar di Treviso, la nebulizzazione delle bolognesi e l’impossibilità per Varese, Cantù e Roma di imporsi come contraltari, di focalizzare l’attenzione sulla solida Milano (soprattutto per via del patron Giorgio Armani)? Movimento dunque a trazione milanese, più che il campionato in sé, e non è un caso che Milano sia stata solo sfiorata dalla guerra Fiba-Eca nella versione tricolore col diktat Fip ai club della LBA che volevano partecipare all’Eurocup.
Risultato? Milano partecipa al campionato con un budget da Eurolega, tengono testa a fatica le squadre che disputano la Fiba Basketball Champions League (Venezia, Sassari e Avellino), capitolo a parte Reggio Emilia che ha un progetto pluriennale, agli altri le bricioline.
Sia chiaro, non sono un heater di Milano, né questo vuole essere un attacco gratuito da tifoso frustrato. Qui si vuole solo sottolineare come il basket tricolore abbia preso una piega un po’ troppo dinastica in casa, a fronte di risultati internazionali che lasciano decisamente l’amaro in bocca. Gli anni del dominio senese sono lì a dimostrarlo e la nuova trazione biancorossa rischia di essere una triste soluzione di continuità: la Mens Sana nel suo decennio dorato ha preso parte solo a due final four tra l’altro senza mai accedere alla finalissima; l’Olimpia, in Eurolega per meriti monetari e di pubblico più che per risultati sportivi, nelle ultime tre edizioni solo una volta ha avuto accesso ai playoff (2014 eliminata dal Maccabi poi campione) e addirittura nell’ultima edizione non è arrivata nemmeno alle Top 16. Nella nuova formula occupa stabilmente il fondo della classifica e mi auguro che il godere di una licenza decennale non comporti un andamento simile alle partecipanti al Pro12 di Rugby.
Sia chiaro che la vittoria di Milano contro Sassari domenica scorsa, è stata meritata, obiettivamente gli uomini di Repesa hanno giocato meglio, ma se avessero perso non si sarebbe detto che la Dinamo era più forte, semmai che Milano aveva sprecato.
E non si può non sottolineare come, già da agosto, si dava per scontato che ogni competizione interna sarebbe stata sotto l’egida dell’Olimpia con le altre non tanto a fare l’AntiMilano, ma la lotta per la migliore seconda. Un campionato passerella, roba che neanche in Nba dopo che Durant è andato ai Warriors (che sono favoriti sì, ma con Spurs e Cavaliers subito dietro).
Insomma, allo stato attuale il basket continua a non stare bene. Ci può stare che esista una squadra dominante (la stessa Olimpia negli anni ’80, la Virtus Bologna e Treviso negli anni ’90), non che la concorrenza sia azzerata e ci si affidi ad outsiders con un momento di forma fisica e mentale migliore com’è stata Sassari nel 2015. E’ ora di introdurre un tetto salariale per quel che concerne la serie A e di introdurre limiti temporali al mercato: non si possono avere tesseramenti per tutta la stagione regolare esclusi i playoff, ci si trova a che fare con squadre che all’inizio dell’anno hanno un roster e alla fine ne hanno uno stravolto.
Questi due accorgimenti, per cominciare, favorirebbero un maggiore equilibrio. Di salary cap se ne parlava già alla fine degli anni ’90 quando Virtus, Fortitudo e Treviso facevano piazza pulita dei pezzi grossi del mercato, tuttavia nelle retrovie anche Pesaro e Roma dicevano la loro, cominciava a muoversi Siena e Milano cambiava continuamente proprietà. Vero che giravano molti più soldi di ora, ma siamo passati dall’eccesso di allora, ai conti gonfiati di Siena, che a loro volta sono stati sostituiti dal conto corrente di Giorgio Armani.
Insomma, questo è lo stato delle cose: da un lato una final four con tre pretendenti allo scudetto e un’outsider di spessore, dall’altra una final eight che, se non è stata una passerella, è solo perché i contendenti hanno scelto di non giocare il ruolo di comparse. Questo aumenta sicuramente la qualità del prodotto, ma la dice lunga sulla rendita di posizione di chi sta al vertice. E questo non fa bene al basket.
Jack

Basket abbiamo un problema

Scrivo mentre sto cercando disperatamente (no dai, ci sono cose più serie) di seguire il #DERBY104 tra Virtus (la mia squadra) e Fortidudo (la Bologna sbagliata). Lo faccio da modenese di provincia, che già il modenese tipo conosce solo la palla…volo e non quella al cesto, fatta eccezione per gli sparuti tifosi del Modena FC che parlano solo del fotbàl (cioè il calcio in dialetto).
Lo faccio via Twitter perché gli scherzi del destino in questo caso sono tanti: il primo è che derby si gioca dopo quasi otto anni e si gioca in A2, perché entrambe le compagini, dopo aver attratto gente da mezzo mondo, sono cadute in disgrazia. Lo scherzo numero due è che la Lega Nazionale Pallacanestro, ovvero l’enorme congregazione che gestisce il basket di secondo e terzo livello (la A2 e la B) ha, a differenza della LBA (sigla figa che si è scelta la Lega Basket di serie A per darsi dei quarti di nobiltà), un servizio streaming a pagamento, col quale però trasmette anche online una partita gratis per ogni turno. A suo tempo mi leccai i baffi, non fosse però che Sky ha i diritti tv della LNP e lo scherzo del destino numero tre è che ovviamente il derby, che non è atteso solo dagli emiliani (perché Milan l’è un gran Milan sì, la Reggiana è una bella realtà, ma vuoi mettere le due Bolognesi??), se lo cucca Sky Sport 1 e chi non è abbonato s’attacca a… Twitter come il sottoscritto.
Ora, io non vorrei discutere delle politiche aziendali della LNP né di Sky però… cacchio, dopo il Christmas Day dell’Nba con Cleveland-Golden State in diretta (leggasi DIRETTA) in chiaro su Cielo alle 20 e 30 il 25 dicembre, con tanto di prese per il culo agli utenti tipo del secondo canale in chiaro di Sky che non vedevano il basket americano non criptato in tv da trent’anni… beh, uno sforzino potevano farlo. Una differita no? E mantenere lo streaming in chiaro anziché doverlo surrogare a Now Tv (sempre Sky) che non ti consente l’abbonamento giornaliero a meno che tu non abbia già un altro pacchetto? Credete che avrebbe fatto schifo vedere in diretta tv un palazzetto gremito di 9000 persone per una partita di seconda serie? Credete che l’audience non ci sarebbe stata?
Però non me la sento di colpevolizzare Sky. Per lo meno non colpevolizzo un’azienda privata che fa le sue scelte di marketing, anche se fatico a credere che, sia i secondi diritti di Serie A, sia quelli di A2 facciano crescere gli abbonati alla pay tv nonostante l’ottimo servizio che offre.
Io me la prendo coi “Signori del basket”, quelli che manco sono stati capaci di far trasmettere in chiaro le partite della nazionale, me la prendo con quelli che millantano che la pallacanestro ha buona visibilità in Italia oggi (andatevi a leggere la comica intervista di Arceri a Petrucci su Basket Magazine di questo mese) perché se per vedere in tv il basket di seconda serie (che non è come la serie B del calcio!) ti devi abbonare e, per giunta, ti devi sorbire praticamente tutte le trasferte delle bolognesi (quindi quasi tutte quelle del girone Est) con buona pace delle altre (e parliamo di 16 squadre mica bruscolini), questa a casa mia non è una migliore comunicazione, ma solo investire sull’audience!!! E i guadagni li fa Sky, non il movimento. Io non dico che debbano trasmettere su Cielo le partite di A2, ma spingere per una rubrica dedicata no? E fare un tentativo, una differita?!? Siamo sicuri che non avrebbe avuto più ascolti di “Top Gear Italia”?
Se uno si legge la presentazione del derby sul sito della LNP capisce una cosa sola: che se sei abbonato al servizio streaming, per vedere il derby ti devi abbonare a Sky. Poi se ho capito male ditemelo, parò qui mi pare che siamo di fronte a una truffa ai danni del consumatore. Poi io non ho nessun tipo di abbonamento, come detto speravo nello streaming gratuito ma mi è andata peggio che male.
A questo punto ci sono un po’ di domande da fare: fin dove arrivano le capacità organizzative e comunicative del basket italico? Fin dove mettono i soldini per la produzione delle dirette streaming? E la raccolta pubblicitaria è così scarsa se c’è bisogno di Sky?
Io, perdonatemi, a questo punto non sono così sicuro che il basket stia migliorando in comunicazione. Non se per comunicazione si intende un buon prodotto ma d’élite, soprattutto se parliamo di un campionato di seconda serie, che coinvolge 32 squadre, molti capoluoghi, migliaia di tifosi ed è molto, ma molto più interessante della Serie A.
Io a quelli che dicono che la visibilità del basket è migliorata gli farei un’esclamazione in bolognese, che, V nera o F è univoca: andate a far pugnette!

Jack

p.s.: la Virtus ha vinto 87 a 86 all’overtime. Sarei felice se non me lo fossi perso!