fine estate

l’estate non è mai stata la mia stagione. meglio l’autunno, con l’aria fresca, l’aspetto decadente, la morte dentro e la mia rinascita fuori. dalla pioggia ho sempre preso il meglio, i colori autunnali sono i miei, mio il buio al mattino, l’aria frizzante, quei tramonti malinconici.
però capita che certe estati siano per forza grandiose. perché vissute, spolpate fino all’osso, anche se il caldo torrido ti lascia in crisi da astinenza da pioggia manco fossi un tossicodipendente. e le estati quando finiscono sono sempre un dramma. anche se cominci a capire cos’è avere l’alba dentro ogni mattina, anche se sei innamorato e fai progetti. la fine dell’estate sa sempre di amaro, settembre che incombe, un tempo c’era la scuola, oggi si lavora (forse) e l’angoscia risulta più grande… perché? e questa vita che continuo a non capire, anche se più di un risveglio bussa alla mia porta e sto tendendo l’orecchio per capire qual’è il prossimo sentiero da imbroccare.
lasciamo intanto che questa malinconia scorra, passerà com’è passata altre volte, questa volta sarà un po’ più facile…

Jack

sorry, i’m 28 and i’m drunk

è così, che ci posso fare, oggi sono 28 e non ho voglia di festeggiare, solo una dedica, una sola e poi tornerò a disperdermi in questa fine d’anno in cui tutte le certezze sono naufragate, solo gli sguardi sono rimasti, e spero d’incontrarne ancora qualcuno dopo mezzanotte. mezzanotte, mezzanotte, nient’altro che un brindisi in cui affogheremo le nostre paure, ci stringeremo, costruiremo un altro ricordo. e poi di nuovo a correre, perché alla fine un altro anno si é aggiunto e ti trovi più vecchio sì, ma anche più ricco, spero che non mi tassino gli anni che ho ancora da compiere. scusami, ma davvero, devo rimettermi a correre, perché se no non arriverò più, ma oggi è un giorno che non voglio frenetico, non voglio perfezioni, non voglio nulla, se non un altro abbraccio, una confessione, una stretta, uno sguardo sì, voglio ancora uno sguardo. voglio ancora sentirmi come il giorno della Bastiglia, come quando correvo di notte, fottendomene del sonno e di tutto quello che avrei fatto il giorno dopo. vorrò correre anche stanotte, da un capo all’altro, vorrò sentirmi vivo, perché sì, ne ho uno in più, ed è un altro tassello, un altro mattone nel muro. vorrò correre fino alla fine del mondo, fino a quando mi affaccerò sul precipizio e guarderò verso il basso e non sarò ancora pronto a saltare, vorrò avere una mano da stringere, ancora una volta, prima che tutto finisca. non finirà inizierà, qualsiasi cosa sia inizierà, e sarà il migliore dei compleanni. e scusami se ho mentito, da ubriaco non ci sarei riuscito a scrivere tutto questo. lo so, ti sembra impossibile, o forse solo improbabile. ma ieri sera ero stanco, avevo bevuto, neanche troppo ma le parole dormivano da prima che io avessi sonno. oggi sono un pò meno stanco. ho un futuro da affrontare nelle prossime ore. tutto quello che mi è rimasto. tutto quello che avremo.

Jack

after st. stephen

finisce che lo perdi il sonno, in una notte tra le tante di natale, disperso tra la stanchezza e il senso di incompiuto che ti permea. e puoi aver fatto la cosa più giusta, dato l’abbraccio che desideravi, toccato il cuore di altre persone, permesso ad altre di scolpire la tua pietra, ma rimarrà quel dubbio pulsante sotto la roccia, sotto un viso stanco, un sorriso bianco di chi risponde grazie allo stupore altrui. e ancora una volta dimostri che sai fare qualcosa, che puoi donare qualcosa, ma a te stesso, ancora una volta dimostri che lo sai fare solo così, che nessuno potrà tradurre i tuoi gesti, i tuoi sorrisi, i tuoi affanni, le tue emozioni, il tuo trasporto. quello è il tuo solo modo che hai per poter amare, per cercare gli sguardi desiderati l’istante prima che le parole si blocchino, in uno strano imbarazzo, seduto, in una notte in cui più di altre vorresti abbracciare. e non ti resta che lo strazio, perché tra poco ne avrai un altro in più al tuo contatore, e le domande saranno sempre le stesse, e ti chiederai se sarà sempre così o se farai qualcosa per cambiare, o di nuovo ti metterai inerme ad aspettare. finisce che lo perdi il sonno, tra troppi silenzi in troppe stanze vuote,  in quel cammino in cui non vedi neanche le tue di impronte. non sono giorni difficili, non c’è niente di difficile. ci sei solo tu, incapace di comunicare, di regalare qualcosa, che non sia un gesto del tuo piccolo mondo. un mondo che non aspetta altro che di essere condiviso. eppure se ne sta lì, su di una soglia, immobile. in attesa che qualcuno bussi.

Jack