Pavullo, odissea Carrai: una viabilità da sempre appesa a un filo

ahi ahi ahi, la fila sul Carrai! Potrebbe essere il tormentone estivo dell’estate pavullese, soprattutto ora che, da ormai due settimane a questa parte, un semaforo e un senso unico alternato, scandiscono il traffico nel tipico tappo della viabilità frignanese. E torna oltremodo d’attualità l’annoso problema dell’assenza di una circonvallazione credibile che possa permettere di attraversare il capoluogo appenninico senza perdere mezz’ora tra cantieri e semafori, manco si fosse sul grande raccordo anulare dell’imitazione di Antonello Venditti fatta da Corrado Guzzanti… [continua a leggere su La Pressa]

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Nei nostri Starbucks di provincia

Le prove tecniche di ritorno a una normalità che non sarà mai quella di prima, perché volente o nolente anche quando di questo virus non ci sarà più traccia, nelle nostre teste mancheranno diversi venerdì; c’è la volontà di voler essere parte di questa ripartenza, di questa fase due che sa tanto di fase 1+1. E lo fai non tanto andando a fare il tuo lavoro che di fatto è ripartito da due settimane, ma andando a prendere una brioche e un cappuccino da asporto, presso una pasticceria che durante la quarantena ha fatto i salti mortali per andare avanti. E rifletti.

Rifletti che sì, la pandemia, la quarantena ci ha cambiati, ma non in meglio o in peggio come dicono i vari filosofi nei loro attici di centoventi metri quadri; ma nel cervello. Abbiamo probabilmente constatato, come italiani, e mi viene da dire pure finalmente, che possiamo contare solo su noi stessi e sulla fede in ciò che ci portiamo dentro. Se crediamo in Dio sappiamo di poter confidare su di Lui perché l’uomo, specie quello di governo, ci ha profondamente delusi e forse in maniera irreversibile. Non che prima ne avessimo chissà quale stima, ma si coltivava la speranza che mamma Stato avrebbe in qualche modo provveduto, messo una pezza.

Questa volta però è stata proprio mamma Stato a fare il buco, e va bene che in un’emergenza non sai mai che cappello metterti, ma ad un certo punto è stato palese che ci si voleva mettere un banale impermeabile, mentre fuori imperversava una bufera di neve. Tutti a dire che ci voleva almeno una giacca a vento ma no, meglio un impermeabilino, sono due gocce, che sarà mai…

Se questo paese si rialzerà sarà perché siamo quelli che siamo sempre stati, un popolo di santi, poeti, navigatori e anche imbroglioni. Quando penso a come ci rialzeremo, mi viene in mente il genio dei napoletani, quando due anni fa videro la neve dopo cinquant’anni sul golfo. Giravano foto in cui vendevano palle di neve a un euro. La genialità sta qui, nel riconvertire una situazione sfavorevole.

E già lo abbiamo visto, con un cappuccino da asporto a simulare i nostri Starbucks di provincia, come se fossimo in un’America immaginaria, come quella di Bonelli, a consumare la nostra colazione fugace anziché a un bancone del bar, fermi nel traffico di un eterno cantiere stradale; in questo fermo immagine abbiamo visto la riconversione di quelle attività famigliari che in breve tempo hanno fatto di necessità virtù.

Impareremo anche a riconvertire la nostra onestà, impareremo ad imporre che lacci e lacciuoli ad un certo punto vanno anche tagliati, impareremo che è meglio fidarsi di un Sindaco o di un presidente di Regione che almeno conosce il suo territorio, anziché di un governo che non è mai stato così lontano. Impareremo questo nei nostri Starbucks di provincia. A fare meno affidamento su una croce in un’urna elettorale e un po’ di più in noi stessi e nella nostro essere comunità.

La repubblica di Lamantecreto


Chiamata alle urne probabile per i 3600 abitanti dei comuni di Montecreto e Lama Mocogno, i quali dovranno esprimere il loro parere in merito alla proposta di fusione tra i due comuni. Leandro Bonucchi e Fabio Canovi, a mo’ di Garibaldi con Vittorio Emanuele si sono incontrati a Pian Della Valle, località sullo Scoltenna, il torrente che divide i due comuni. I due però, anziché lanciare le rispettive armate alla conquista dei territori, preferiscono sondare il terreno e presentare gli eventuali vantaggi. [continua a leggere…]

Appennino, le eccellenze emergono nonostante chi governa

L’Italia è un bel paese nonostante tutto. Nonostante, in primis, i suoi stessi cittadini i quali si ostinano ad affidarsi a classi dirigenti, pubbliche e private, di dubbia capacità.
Lo si può vedere anche nel microcosmo della provincia, in quel Frignano che ci piace raccontare e che esponiamo in alcuni esempi. Il ponte di Olina, primo esempio, è tutelato nonostante le istituzioni se lo dimentichino, tanto Pavullo quanto Montecreto, i due comuni il cui ponte sullo Scoltenna unisce i confini. Sono i volontari che si danno da fare, per mantenere pulita la zona, o che tengono monitorato lo stato della struttura cinquecentesca.

Carrai finalmente ci siamo… Ma non basta


Nuntio gaudium vobis: habemus carrai! O per lo meno il raddrizzamento delle sue improbabili  curve! E sì che nei giorni scorsi è arrivato l’annuncio che l’Anas ha pubblicato il bando di gara per la realizzazione dei lavori. Problemi risolti per la viabilità pavullese dunque? Se la vogliamo mettere sul profilo dell’inizio sì. Perché, per chiunque inaugurerà l’opera, sarà bene tenersi lontano dai trionfalismi.

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Piscina Pavullo, una gestione miope


Tanto tuonò che piovve, al punto che la piscina di Pavullo si riempì nuovamente. La notizia è rimbalzata nelle edicole appenniniche nella giornata di venerdì, ufficializzando che la struttura riaprirà in versione restaurata. Ora, tralasceremo per comodità tutte le vicissitudini che sono rimbalzate dalla giunta Canovi alla giunta Biolchini, passando per l’ultimo polemico consiglio comunale del capoluogo frignanese. Ci soffermeremo semmai su un aspetto curioso che va oltre il colore politico e il capire se sia meglio ristrutturare o rifondare da capo una piscina: ci soffermeremo sul fine che giustifica l’investimento per un impianto sportivo di tal fatta.

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La Reyer prova a riportare l’Italia nel basket che conta


Basketball Champions League, anno primo ultimo atto, la Final Four. Questa sera avrà inizio la fase conclusiva del secondo torneo continentale che vedrà impegnate Banvit e Monaco nella prima semifinale e la Reyer Venezia contro i padroni di casa, nonché squadra favorita del Tenerife.

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Lettera aperta

Pubblico qui di seguito, una lettera che indirizzerò al consiglio comunale del mio paese. Nulla di che, solo la richiesta di gestire con buonsenso una struttura pagata coi soldi dei cittadini. Mi è stato fatto notare che ci sono toni polemici e non è esattamente formale come lettera, ma me ne assumo le responsabilità. se qualcuno residente a Sestola o dintorni, volesse partecipare alla petizione, mi contatti via mail.

Stefano

Egregio Sindaco,
Egregi Assessori,
Egregi Consiglieri Comunali,
Con la presente vorremmo sollecitare l’attenzione sull’apertura della piscina comunale per un periodo che vada da ottobre ad aprile.
E’ una struttura sotto utilizzata, quando invece potrebbe essere una risorsa importante per il paese, al di fuori della stagione turistica. Col fatto che la piscina di Pavullo ha chiuso, l’alto frignano non ha una struttura che possa ospitare corsi di nuoto e altre attività in acqua. Da Pavullo può essere comodo andare a Maranello o Vignola, così come da Fanano verso Vignola. Ma da Sestola, Montecreto, Riolunato, Pieve, Fiumalbo, Lama Mocogno, per fare un esempio, non è agevole spostarsi per raggiungere una piscina, specialmente con la neve.
Sono alcuni anni che si vede lo sforzo di aprire la struttura in inverno per un periodo ragionevole e non solo per i turisti, ma non si può non notare che una struttura al servizio dei cittadini non può chiudere alle 19 e 30 quando la maggior parte dei potenziali utenti smette di lavorare tra le 18 e 30 e l’orario di chiusura. Non si chiedono i miracoli, ma per i cittadini che pagano le tasse sul territorio sestolese, pagare anche per una struttura che non da servizi, specie in tempi di crisi come questi, non appare un comportamento positivo e produttivo.
Chiediamo all’amministrazione comunale con la presente lettera e con una raccolta firme che la vasca venga tenuta aperta fino alle ore 21 e 30, che offra servizi come corsi di nuoto di diversi livelli (dai principianti agli esperti) e attività in acqua, che venga tenuta aperta la palestra.
Per abbattere i costi, se il comune non è in grado di sostenerli da solo (anche se sembra improbabile, visto il fotovoltaico sulla struttura e la centrale a cippato che riscalda sia la piscina che il polo scolastico) si propone una sinergia con gli altri comuni limitrofi i cui abitanti possono trarre beneficio dall’apertura della struttura. Il consorzio sciistico può essere un altro ente che può farsi carico della struttura, in tempi in cui la neve da sola non basta a sanare i bilanci. In più si può aggiungere che l’indotto, e ci si riferisce ai negozi di articoli sportivi e ai ristoratori, potrebbe trarne giovamento, anche se questo sarebbe solo un aspetto marginale.
L’utenza potenziale della piscina comunale di Sestola può provenire da tutto l’alto Frignano.
Invitiamo l’amministrazione e le persone a cui è affidata la gestione dell’impianto, a tenere in considerazione questa richiesta.
I cittadini sestolesi

non è un paese per sestolesi

ieri sera, coi miei fratelli e alcuni amici siamo andati a fare l’ormai abituale partitella a basket del mercoledì. sì perché in un paese di calciofili e carente di rugbisti, la palla al cesto è un hobby divertente, sano e faticoso. e un po’ di gente, anche se non fenomenale, per giocare la trovi e passi una buona oretta. di campetti a Sestola ce n’è a iosa, in un numero inferiore agli edifici, ma pur sempre funzionali alla speculazione edilizia. semmai il problema è che non tutti i campetti sono attrezzati alla stessa maniera, ad esempio per il basket ce n’è uno soltanto, o meglio due, ma sono sullo stesso impianto che, usato per l’altro verso diventa un campo da calcetto. gli altri campetti, o sono senza reti, oppure hanno un fondo orrendo, con un pratino sintetico e non hanno le aree disegnate. e poi i canestri sono più bassi. 
il caso vuole che Sestola sia maledettamente un posto per turisti, e che negli ultimi anni per rilanciare la stagione estiva, l’amministraizione si sia ingegnata nel turismo sportivo, ospitando manifestazioni, ritiri e quant’altro. sempre il fottuto caso, vuole anche che tra i tanti ritiri di zona, ci sia anche il camp del Mitico Villa, per ragazzini o bambini, comunque braccia strappate all’aborto, spediti a giocare a calcio con l’illusione che un giorno giocheranno in A, ma che in realtà non andranno mai oltre alla mediocrità. epperò fargliela capire…
fatto sta, che mentre noi pacificamente si giocava, iniziano ad arrivare queste orde di ragazzini maleducati, alcuni si siedono nelle tribune e iniziano a sfottere e io penso che non c’è mai del napalm quando serve. poi sempre più numerosi bazzicano tra gli spogliatoi del vicino stadio e, totalmente irrispettosi del fatto che ci sono degli adulti che stanno giocando, entrano in campo, invadendo anche il terreno di gioco. Napalm. poi, con fare un po’ troppo da lei non sa chi sono io, un loro tutore (allenatore presumo) ci si avvicina e chiede, senza salutare o usare una formula di cortesia per quanto ne abbiamo. in teoria mancavano 16 punti alla squadra in vantaggio (nelle nostre mini sfide vince la squadra che arriva prima a 30 e abbiamo percentuali di tiro angoscianti) ma loro avevano il campo prenotato per le 20 e 30. nessun problema se non fosse che mancavano gli avvisi, e che noi non sapevamo che esistesse la formula della prenotazione. oltre al fatto che queste persone e i loro cinni sono arrivati con fare arrogante. dato che era il secondo mercoledì di fila che accadeva (e l’ultimo per quest’anno fortunatamente) un mio amico si è un po’ infervorato, facendo notare che avvisi non ce n’erano. la risposta è stata che <>. ora, non vi sarà sfuggito che sopra ho fatto un elenco di campi da calcio (e si parla di tre terreni di gioco reglamentari). a noi non ci tornava che con tutto il posto che c’era dovessero proprio venire a rompere i coglioni lì. eppure…. aggiungiamoci il fatto che di fianco, oltre allo stadio (che lamentavano di poter usare poco perché ci viene in ritiro il Bologna calcio e non possono rovinare il prato, problema che a Bologna si vede che è vitale) c’è pure il palasport… i conti non tornano, però nulla, ci hanno trattato come se i padroni del campo fossero loro (“andate dove dovete andare” ci hanno detto a un certo punto) e quindi ce ne siamo andati, incazzati con loro, ma soprattutto col comune. perché non è possibile che a Sestola tutto sia a misura di turista e mai del sestolese e l’uso delle strutture sportive ne è una dimostrazione palese. il mio amico che s’è incazzato l’ha detta giusta <>, però è anche vero che l’Imu, per mantenere quelle cazzo di strutture la paghiamo noi e non loro. che poi questa gente arrivi con fare arrogante, con la pretesa che non gli puoi insegnare nulla, a partire da quell’educazione di cui avrebbero tanto bisogno, non lo accetto. Sestola s’è svenduta l’anima in passato e non la ritroverà più, continuerà a campare di rendita e degli espedienti che le offriranno i suoi cittadini più lungimiranti. ma oramai è persa, tra ragazzini che d’inverno fanno il bello e il cattivo tempo col benestare delle forze dell’ordine e dell’amministrazione, degli immobiliari e anche degli albergatori (gli operatori dell’indotto sono un po’ meno tolleranti); e d’estate col fare arrogante di anziani e sportivi che credono di avere tutto a loro disposizione. aveva ragione il padre della ragazza di un mio amico, villeggiante a Sestola da anni. mi disse <>. non aveva torto purtroppo.
Jack