Il volley vota l’autarchia, il basket l’internazionalizzazione


Modena si prepara alla stagione 2017/2018 e si prepara “da grande”. Sotto la Ghirlandina, sia l’Azimut che la Liu-Jo stanno facendo i preparativi per poter dominare la prossima stagione. Ma se le due compagini maschile e femminile della città del Volley per eccellenza lo stanno facendo con una campagna acquisti importante, dall’altro fanno una rinuncia importante: la Cev Cup. Le due modenesi, infatti, hanno deciso di non prendere parte alla seconda coppa europea concentrando le rispettive rose, sugli obiettivi nazionali. I motivi stanno nell’onerosità della competizione, lo scarso seguito mediatico, il dover allungare il roster più del dovuto e sottoporre i giocatori a stress fisici e psicologici per i quali il gioco evidentemente non vale la candela.

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Superlega di Volley, l’ora della maggiore età…


Volley abbiamo un problema: uscire dall’adolescenza e diventare adulti. Il caso di Vibo Valentia che, tramite il suo patron Callipo minaccia di occupare con i tifosi la sede della Lega se persisterà nella linea di obbligare le squadre a dotarsi di palazzetti con almeno 3000 posti a sedere.

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Volley, le fusioni a freddo di uno sport senza bandiere


La sconfitta in gara 4 che ha dato a Novara il suo primo titolo nel campionato di A1 femminile è stata anticipata da un commento, sul sito volleyball.it, che alludeva a come lo scudetto, nel caso in cui la Liu-Jo avesse vinto la gara e la successiva “bella”, sarebbe stato comunque il terzo titolo della River Volley, la quale continua ad essere a tutti gli effetti la squadra di Piacenza. Stranezze del volley contemporaneo direte voi, non ci sono più le bandiere figurarsi le squadre e via dicendo. Giorni fa abbiamo detto come queste schizofrenie rappresentino a pieno Modena, la quale si è scoperta orgogliosa da avere nel suo tempio una finale scudetto con l’orgoglio della Ghirlandina da difendere. Più in grande però la pallavolo, con i suoi cambi e le sue instabilità societarie (soprattutto nel settore femminile) è il paragone di quest’Italia ballerina, dalla politica all’economia, passando per le eccellenze. Perché è innegabile che il volley sia il fiore all’occhiello degli sport di squadra azzurri, e probabilmente è per questo che anche se le piazze tradizionali vengono svuotate, fuse e riassestate, si va avanti ugualmente. Pensate a cosa succederebbe nel calcio se squadre come la Juventus o il Napoli dovessero cambiare colori o città. Nel volley invece ci troviamo di fronte a un caso come quello della Lube, che pur rimanendo sempre in quella provincia (Macerata) ha mutato tre volte la sede di gioco: Macerata appunto, Treia e Civitanova, la sede “madre”. Ma nessuno ha avuto nulla da ridire sull’identità di quegli scudetti. E che dire delle piazze “storiche” che sono scomparse?

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Liu Jo: il volley è lo specchio di Modena


Modena caput volley, così è se vi pare, se non si vuole guardare il pelo nell’uovo. Uovo che dice che l’attuale Liu-Jo Nordmeccanica è si alla prima finale modenese a 17 anni dall’ultima volta (e ultimo titolo), ma se si guarda al secondo title-sponsor la finale è la quarta in cinque anni, con due titoli conseguiti a Piacenza. Di quella che conosciamo come Liu-Jo è rimasto solo il nome dopo che l’anno scorso la società ha smesso le attività per fondersi con la River Volley Piacenza. Dopo che nel 2013 aveva rifondato la squadra in seguito al fallimento della Universal Volley Modena, già Universal Volley Carpi. Che aveva riportato il volley di vertice a Modena nel 2010 dopo che la storica Volley Modena, vincitrice dell’ultimo scudetto sotto la Ghirlandina, aveva chiuso i battenti nel 2005. Dopo che, negli anni ’70 aveva preso le redini del volley modenese in rosa.

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Parità degenere

Fa notizia nella stampa di settore, parliamo di pallavolo, l’ingaggio in serie A2 femmilie di Tiffany Pereira De Abreu, nulla di che se non fosse che l’atleta brasiliana in questione è transessuale (un tempo si chiamava Rodrigo). La prima di campionato di Tiffany ha avuto numeri impressionanti, ma data la sua natura d’origine in tanti hanno avuto dubbi. A questo si aggiunga che le regole del CIO, per quanto aprano al transessualismo, non sono proprio eque, specie se si parla del passaggio di un atleta da un genere all’altro.
Il punto però diventa un altro: che senso ha battersi per la parità di genere se poi, il cambio dello stesso, comporta degli squilibri? Lo sport è pieno di questi casi ma sono, per l’appunto casi minoritari che hanno lasciato dubbi, sospetti di doping con conseguenze talvolta drammatiche. Delle due l’una, o si elimina la differenza di genere nello sport, oppure si crea il terzo genere, con buona pace di chi griderà all’apartheid.
Tempo addietro su questo stesso blog, mi ponevo il caso delle “quote”. Già, perché dato che oggi si bypassa la meritocrazia introducendo le quote rosa, creando così una riserva indiana anziché lavorare sui fondamenti della discriminazione di genere; casi come quello di Tiffany sono altrettanto discriminatori poiché si sceglie sì un’atleta formata, ma la formazione è avvenuta con tutt’altro livello: se un domani Ngapeth decide di diventare donna, le sue schiacciate non saranno meno violente! Qui non stiamo parlando della Pellegrini che aveva scelto di allenarsi con gli uomini per diventare più performante in vasca, qui parliamo di atleti maschi che, dopo il cambio di sesso, giocano con le femmine ma NON come femmine. E la discriminazione diventa doppia perché viene preferito il transgender all’atleta con regolare percorso di genere.
Si badi bene che qui non si mette in discussione la libera scelta di Rodrigo di diventare Tiffany, né si accusa l’atleta in questione di aver preso una “scorciatoia” per arrivare ad alti livelli. Qui si mette in discussione una questione di principio: è parità di genere quella che consente a un ex uomo di competere con le donne? Dal mio punto di vista no, e risulta pure dannoso e, una volta di più discriminatorio per le donne. Anche perché, nei casi al contrario (donne che sono diventate uomini), l’incidenza sulla prestazione non è così evidente, se Elena Delle Donne decidesse di diventare un uomo, dubito che passerebbe dalla WNBA alla NBA, ma se LeBron James facesse il passo, avremmo finalmente delle super schiacciate anche nel basket femminile.
La pallavolo in Italia, è l’unico sport che gode di una considerazione quasi alla pari tra uomini e donne, questo caso rischia di creare pericolosi precedenti e da qui alle quote transgender il passo rischia di essere breve, non solo nello sport, ma in tutti i settori dell’economia, con buona pace di chi ha lottato per la parità di genere.

Volley, Coppa Italia di Superlega: decise le fantastiche quattro per Assago

Se ieri sera non avete seguito i quarti di finale della Coppa Italia della Superlega di Volley, allora potete leggere questo pezzo uscito oggi pomeriggio su Blasting News. Perché non si vive di solo calcio. Buona lettura.

Steve

Volley, Novara e Casalmaggiore in semifinale, Modena e Latina col turbo in Superlega

Vi siete persi il week end di pallavolo? Su Blasting News potrete trovare un resoconto delle prime gare dei playoff di Superlega, i playoff di A1 femminile, la finale di Cev Cup e l’europeo maschile under 19. Buona lettura!

Volley, il punto della situazione dopo il lungo weekend pasquale

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Pallavolo: Final Four di Champions League Femminile per il weekend. L’appuntamento in Tv

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Superlega A1: Trento batte Monza 3-0 e torna in vetta, regular season all’ultimo atto

Su Blasting News trovate gli ultimi aggiornamenti della Superlega A1 di pallavolo maschile. Leggete cliccate e diffondete! Inoltre se ve li siete persi gli aggiornamenti della A1 femminile, e del campionato di Serie A di Basket! Buona lettura!