scazzi di vita quotidiana

ogni tanto capita, anche se non è poi così grave. agli scazzi si sopravvive in fondo, il più è conviverci nel momento in cui si presentano. un pò come quando ti chiedono <> e tu, per non essere banale rispondi <>. insomma alle situazioni ti ci devi adattare, non è che puoi metterti a piangere e pensare che la sfiga ti abbia preso di mira. anche se poi, alle volte, l’impressione è un pò quella vuoi per il fatto che si avvicinano anniversari grotteschi, vuoi per il fatto che, per quanti sforzi hai compiuto, intorno a te si è creato un temporaneo vuoto, il cellulare non riceve le dovute risposte, le chat sono deserte, il tempo fuori è ostico e non hai voglia di metterti a girare da solo. ribadisco, sono cose che capitano, anzi, mi ritengo fortunato a poter affermare che non avevo ricordo di come ci si sente scazzati in un venerdì sera in cui tutti i programmi ti sono saltati e la miglior prospettiva si rivela quella di guardare il letto non tanto come appiglio dopo una notte brava, ma come luogo di… riposo. e sì che proprio adesso che scrivo di questo mio scazzo, mi sento sollevato, come se il macigno che ho sullo stomaco (e garantisco che non ho mangiato pesante) poco alla volta si sgretolasse. cosa volete mai, questo in fondo è quello che succede quando si è abitudinari, non tanto nell’avere le serate programmate del tipo venerdì-uscita-amici-birra&chiacchiere, ma nell’avere la certezza che comunque qualcosa accadrà. nel darlo per scontato ecco. e invece nulla è scontato, ragion per cui, lo scazzo, facciamocelo passare please.

Jack

un inizio

è fatta di giorni d’angoscia questa fine d’anno, vuoi perché odio questo mese e tutte le sue celebrazioni, vuoi anche perché la situazione, mondiale, europea, nazionale, lascia poco spazio all’ottimismo e anche alla possibilità di fare anche un solo piccolo progetto. dieci anni fa, al primo Natale col terrore che Al Qaeda facesse saltare in aria tutti noi, per certi versi (vuoi anche l’età più ingenua, andavo per i 18), le prospettive non erano così terrificanti. per lo meno, nonostante le guerre in Afghanistan e di lì a poco in Irak, si poteva girare in auto senza dover accendere un mutuo. c’era Berlusconi sì, però per quanto terribile, non era la caricatura di sè stesso, e l’immobilismo, all’epoca, ce lo potevamo quasi permettere. non so, nel giro di 3 anni, dal crollo della Lehman Brothers a questa parte, le prospettive sono cambiate, gli orizzonti si riducono sempre di più. se dieci anni fa ci facevano paura con l’ipotesi di bombe su aerei o nelle metropolitane, oggi ci terrorizzano con lo spettro della povertà, sempre efficace, quando si tratta di andare a colpire laddove si ottiene un maggior riscontro: i consumi. ed è vero per certi versi, che esiste un mercato dell’inutile che non ci possiamo più permettere, ma a cui non vogliamo rinunciare; però è frustrante che tocchi proprio a noi questo “sacrificio”. il virgolettato non è a caso, perché a conti fatti, se penso alla vita che fecero i miei nonni (me n’è rimasto uno, 90enne da poco e in formissima, ma nei suoi racconti, tra guerra, prigionia e povertà, la fame la senti per osmosi) noi sacrifichiamo il  brodo grasso. quello che è frustrante è il dissolversi delle belle favole che ci hanno raccontato, che mi hanno raccontato fino a dieci anni fa: che avrei preso il diploma, avrei trovato lavoro, oppure avrei fatto l’università e mi sarei fatto una posizione, mi sarei sistemato e chissà quante altre cose. ora, io ho finito di studiare quest’anno, ci ho messo più tempo del dovuto, un pò per difficoltà varie ed eventuali e un pò per cialtronaggine mia, però ce l’ho fatta. in mezzo ci ho lavorato più o meno con regolarità e continuità, facendo il cameriere, aiutando i miei in ditta e facendo il cronista. sono arrivato in fondo abbastanza lucido per cogliere l’azzeramento delle prospettive che l’università mi offriva e la possibilità di continuare la ditta di mio padre coi miei fratelli. ho scelto la seconda. poi ho aperto, parallelamente un’attività mia. e come regalo, anziché premiare la mia iniziativa, mi piazzano l’iva al 23%, e manco posso ritoccare i prezzi della mia seconda attività, perché sono appena partito! per ora comunque, ringrazio la mia fantasia, ingeniarsi è rimasta l’unica soluzione per provare a uscire da questa melma. però mi viene da pensare, a me, single con poche prospettive, a chi ancora i suoi percorsi di “preparazione alla vita adulta” li deve ancora terminare. collaboro con un gruppo interparrocchiale, do loro una mano come musico, quando fanno gli spettacoli teatrali. molti di questi ragazzi sono tra i 15 e i 17 anni. mi chiedo a volte cosa raccontano loro a scuola, quali promesse di vita gli hanno narrato i loro genitori. penso all’oggi che non so io di che morte morire, e penso a loro se si aspettano qualcosa, se se ne rendono conto a che cosa si troveranno davanti. probabilmente si troveranno meno di quello che ho trovato io. e quel che è peggio è che forse nemmeno gli hanno detto, come è stato detto a me, che l’unica cosa che ci può salvare è usare la testa, avere fantasia. qualcuno che li indirizza c’è, e frequentandoli, ho scoperto con piacere, che ci sono nuove generazioni che avranno sogni. spero per loro, che abbiano anche la forza di portarli avanti. poi vuoi che sono nati in un posto, l’appennino modenese, dove per salvarti dalla noia o ti ubriachi o ti metti a suonare, e una cosa non esclude l’altra, ma la seconda, per lo meno, presuppone che esista un barlume di fantasia, o di potenziale espressivo che un domani potrà tradursi in un lavoro inventato, in un lampo di genio o chissà cosa. nel frattempo, a quei ragazzi, in attesa che possano rendersi conto, senza troppi traumi, cha a loro andrà peggio che a noi, gli auguro di innamorarsi. sì, perché forse, in questo periodo di merda, in cui spremono sangue dalle pietre, l’unica cosa che ci può rimanere da fare è quella. innamorarci e concederci. per credere ancora in qualcosa. per credere che un inizio di qualcosa, comuque ci sarà.

Jack

perché scrivo?

l’altro giorno, il fratello n.1 a proposito del mio trasloco col blog mi ha chiesto:<>. al che, banalmente, ho risposto:<>, ma non ho saputo aggiungere molto altro, anche perché stavo cambiando luogo e la conversazione era destinata a scemare. oggi (ieri, visto l’orario in cui mi riduco a scrivere) sono stato a una conferenza stampa. non scrivo più tanto per il giornale, l’ho fatto perché l’argomento mi interessava e perché riuscivo a conciliarlo col lavoro. perché ho voluto andarci? perché mi interessava? l’ho già detto, sì, però avrei anche potuto leggere il giornale il giorno dopo o guardare il tg regionale. per i soldi? suvvia, i quattro euro a pezzo non farebbero gola a nessuno (anche se, quando ero studente, pure quelli erano comodi). niente di tutto questo. è stato semplicemente il desiderio di scrivere, di raccontare. e ancora prima di sapere, di curosare. perché per me scrivere è poter essere me stesso, poter dire le cose senza preoccuparmi di arrossire o di dover fare una faccia da duro. poter essere libero di non imbarazzarmi di fronte allo sguardo di un’altra persona. non dico che scrivere sia la mia vita, ma di sicuro è l’azione in cui mi trovo meglio in assoluto. quando scrivo è come se mi stessi cucendo un vestito da indossare, e il rendere pubblico ciò che scrivo, altro non farà che farmi capire se quel vestito mi sta bene o no. non mi interessa più di fare il giornalista, lo faccio solo per diletto e passione. nemmeno mi interesso più dell’ipotesi che un giorno questo blog possa portarmi alle luci della ribalta. io scrivo per sentimi normale, per sentire la mia normalità e offrirla a chi legge.

Jack

lavori in corso

si finisce sempre per essere inconcludenti. oggi (ormai ieri, visto l’orario) mi è arrivata la comunicazione di Splinder, per il recupero dei miei vecchi scritti prima che la piattaforma chiuda. ebbene, convinto di metterci poco, ho passato la serata a capire come importare il vecchio “Chronicles” su Blogger, per scoprire che è tutta una vicenda astrusa, dalla quale non so se ci salterò fuori. nel frattempo salvo in memoria tutte le pagine del vecchio blog, in attesa di vedere se, prima o poi, ci sarà una funzione di importazione diretta da Splinder a Blogger. così facendo, mi è scorso il tempo sotto il naso, e piccole e altre piccole faccenduole che dovrei svolgere mi trovo costretto a rinviarle causa sonno. verranno momenti migliori e sicuramente anche post migliori di questo. stiamo lavorando per voi. abbiate pazienza!

Jack

un altro sabato incombe

e noi siamo qui, a parlare di tutto e di niente, nell’attesa di cosa non si sa. quello che si sa è che il nuovo governo, in mancanza di un’opposizione, deve assumere la forma di un nuovo nemico, o un nuovo alibi, se no non si spiegano le cazzate che girano su facebook. quello che si sa è che noi dobbiamo andare comuque avanti e questo perché, per lo meno io, non ho voglia di aspettare che decidano per me. quello che so è che un altro sabato incombe, un’altra settimana finisce e l’impressione è quella che si navighi a vista. non conosco nessuno con un sogno da sviluppare in più anni, solo una forte esigenza di godere del presente, e non farlo neanche tanto bene, perché prevale il pensare a ciò che era prima e ciò che sarà dopo. e nel frattempo il presente sfugge. mentre un altro sabato incombe.

Jack

un nuovo inizio

e sia, come comunicato oggi qui, da oggi si cambia. Jack ha preso dimora su Blogger, ha cambiato nome al blog ma rimarrà sempre la miglior Tempesta che si possa incontrare. fate conto che sia un cambio di editore, ragion per cui “The Jack Tempesta’s Chronicles” e “L’isola della Tempesta” chiudono, assieme al loro vecchio editore, e “Le Pagine della Tempesta”, già pagina “editoriale” su Facebook dove si metteva in mostra l’opera dei due blog, diventa la naturale prosecuzione di quanto fatto finora. a breve mi prodigherò per salvare il salvabile dalla vecchia piattaforma e, con ogni probabilità verrà aperto un archivio on line, dei miei vecchi scritti. nel frattempo però la vita continua, di conseguenza si continua a scrivere anche perché ho avuto modo di capire che, per quanto piccole, le parole scritte in questi anni, qualcosa smuovono. e allora avanti, di nuovo, su altre pagine, un nuovo inizio, che poi altro non è che un proseguio. chi mi ama mi segua anzi, si accomodi!

Jack
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