Ripartenza (dopo il disastro della rassegna ad alta quota del 12 maggio 2020)

Stasera neanche metterò il pulsantino di pagamento, tanta è l’amarezza dopo oggi. Direte che non è niente, cosa vuoi mai, non è il tuo mestiere, fai altro, fai di necessità virtù eccetera. Invece no. Invece per me la rassegna ad alta quota, prendetelo anche come un capriccio tardo adolescenziale, è roba seria, una cosa che volevo fare da tempo e che questa situazione del Covid mi ha dato modo di sviluppare. Una forma di volontariato, che magari sarebbe finita con l’emergenza. Invece la voglio trasformare in una rassegna di provincia, la provincia che nessuno racconta, la provincia che è solo sui giornali cartacei locali, e in quelli on line manca per mancanza di fondi.

Stasera avrei potuto scrivere tante altre cose, fare un aggiornamento come faccio di solito, o un pensiero della buonanotte. Stasera sono autoreferenziale. Perché ci può stare di spezzare in due la rassegna per cause di forza maggiore, non ci sta di farla sempre un po’ raffazzonata. Non ci sta di non usare la sintesi. Ho fatto dirette di un’ora perché passavo un’ora a leggere i giornali per intero a chi non li poteva comprare o andare a leggere al bar. Adesso è il momento della sintesi, i bar riapriranno e questa rassegna non diventerà inutile. Ma oggi è stata un disastro.

In realtà, un disastro lo è da alcuni giorni, perché non si può improvvisare una scaletta, rischiando di lasciare argomenti a terra. E’ l’ora dell’impegno, questa è una mia creatura e ci tengo, non so dove mi porterà, ma dopo due mesi è l’ora della maturità.

L’aggiornamento di oggi è una sorta di promessa, una ripartenza. Anche perché ho dei pezzi in cantiere che voglio fare uscire, oltre a tutta una serie di cose da mettere in fila su altri fronti oltre a quello che più mi appassiona che è quello giornalistico. Ragion per cui, dopo tanto tempo, parlo di me, di quello che sarà questo blog, di ciò che sarà questa rassegna. Un impegno serio, non un cazzeggio estemporaneo in attesa che gli eventi sopraggiungano. Questa è una parte di me che covava da molto tempo e a cui non voglio più rinunciare. Dopo anni di gavetta, anni in cui i compensi per ciò che scrivevo da poco sono passati a niente, ho la possibilità di scrivere quello che mi pare, quando mi pare e come mi pare, modalità con la quale non rubo il lavoro a nessuno, non faccio la guerra ad alcuno e mi faccio leggere da chi può apprezzare. La mia libertà è totale, oggi ho La Pressa e Caratteri Liberi che mi danno asilo, ma ho soprattutto questo spazio che sto imparando ad usare ogni giorno di più.

Insomma, basta cazzeggio. E’ il tempo della maturità, ho scritto tanto, in tanti anni e voglio farlo ancora. E voglio farlo bene. Da domani (lo so che si dice sempre così) si cambia. In meglio.

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