La riapertura nel pallone (aggiornamento alla rassegna ad alta quota del 22 aprile 2020)

Potrà sembrare assurdo ma la ripresa del campionato di calcio (e sarebbe bello un ripensamento anche dalle parti di basket, volley e altri) per quanto possa non sembrare importante, in realtà lo è molto. Al di là del valore sociale e aggregativo, volente o nolente il tema è proprio economico, ma sarebbe ridicolo assoggettarlo allo stipendio di Cristiano Ronaldo e compagnia calciante. Il fatto è che una ripresa della Serie A, equivale a un tentativo di ripresa dell’intera filiera sportiva, laddove, ed è una notizia dalla Gazzetta di Modena di oggi, lo sport di base rischia di rimanere più che azzoppato dalla crisi Covid-19. Parliamoci chiaro, non si tratta solo dell’importanza di un campionato di milionari, confrontato alla mancanza grave di sostegno all’economia italiana da parte del governo. Perché se è vero che Juventus e Milan non hanno certamente bisogno di aiuti statali e al massimo dovranno ridimensionare le ambizioni, la squadra del quartiere periferico di una città qualunque, potrebbe non riprendere nemmeno, con tanto di sogni infranti per i più piccoli certo, ma anche un indotto che necessariamente viene a mancare e, sappiatelo, tramite i soldi che il calcio fattura e, conseguentemente, rende allo stato tramite le tasse; lo stesso stato con quei soldi va a finanziare il Coni, che poi distribuisce i fondi alle varie federazioni.

Allo stesso modo quegli introiti, anche fiscali, che partono dal calcio, finiscono parzialmente alle regioni ed ecco spuntare il contributo da 3,5 milioni provenienti dalla regione di cui si è parlato sulla Gazzetta oggi, dedicati allo sport di base. Se i campionati si fermano del tutto, per chi ha pagato di più (leggi alla voce contratti televisivi) sono introiti mancanti dalla pubblicità, e tutto va a cascata. Meno fatturato, meno Pil, meno tasse e meno redistribuzione dallo stato alle regioni anche per lo sport. Quest’anno la regione li stanzia i fondi, l’anno prossimo chissà. Del resto, come in tutte le cose, con questa crisi, si naviga a vista. Lo sport in Italia vale il 3,8% del Pil. Va bene che son solo partite di calcio, ma siamo sicuri che alla fine non sia così importante?

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