Una modesta (ma sensata) proposta per l’uso dei voucher

Un’attenta analisi della CGIA di Mestre ha constatato che i tanto demonizzati voucher, sono stati uno strumento fallimentare nella lotta al lavoro nero non tanto perché sovra utilizzati, ma il contrario. Lo strumento nato per mettere una toppa al lavoro accessorio – occasionale alla fine non viene utilizzato, meglio lavorare direttamente in nero, checché ne dica la CGIL.
Poi d’accordo, in alcuni settori (edilizia e metalmeccanica) sono stati abusati, ma il dato che emerge è che a farne molto uso sono stati artigiani e commercianti senza dipendenti.
Un dato che in molti trascurano, quando si parla di mercato del lavoro, è il criterio dimensionale delle imprese. Porto il mio esempio che è quello di imprenditore artigiano, in una società di persone, settore manifatturiero-metalmeccanico legato all’edilizia. La società di cui faccio parte ha due dipendenti, una part-time e un’apprendista. Se per la seconda, la tipologia di contratto dal punto di vista contributivo è poco onerosa, per la prima il carico è più gravoso. Inoltre, avendo fatto le assunzioni nel 2014 non abbiamo potuto giovare del Job Act.
I piccoli imprenditori, più dei grandi, risentono della schizofrenia del mercato e quello edilizio è in crisi da anni e respira solo grazie agli incentivi e ai contributi sulle ristrutturazioni.
Per le realtà imprenditoriali piccole e soggette a variazioni del mercato del tipo oggi si lavora domani chissà, avere dei dipendenti può diventare una zavorra, nonostante i rapporti siano più personali che non lavorativi e questo è un dato che, chi legifera in materia di lavoro non tiene conto, né ne tengono conto i millantati difensori dei diritti dei lavoratori.
Il voucher, con le dovute correzioni, sarebbe ossigeno puro per la piccola impresa che così non avrebbe gravosi costi del lavoro e potrebbe far fronte a grandi periodi produttivi con “assunzioni” di personale di fiducia, mentre nei periodi stagnanti potrebbe anche solo ridurre l’orario lavorativo senza però mantenere gli stessi oneri previdenziali fissi.
Quali correzioni si potrebbero apportare? La risposta è nel codice civile che negli articoli dal 2222 al 2228 disciplina il lavoro autonomo (si badi bene autonomo NON occasionale). Ebbene il 2225 stabilisce il corrispettivo e, in questi casi la tariffazione del voucher sarebbe ottimale dato che, sulla carta, il buono costa di più rispetto a un contratto ordinario da apprendista (10 euro lordi contro i 7,32 se teniamo conto di questi dati). Dunque legare il lavoro autonomo al voucher potrebbe essere un’eccellente soluzione per la piccola impresa in quanto, nel voucher è presente anche la copertura previdenziale che, il lavoro autonomo normalmente scarica sul prestatore.
In questo modo verrebbero meno i limiti al voucher per committente (2000 euro) e prestatore (massimo 7500 euro) e soprattutto scatterebbero delle tutele perché previste da contratto. I limiti all’utilizzo di questo strumento, di conseguenza, dovrebbero essere legati più al criterio dimensionale dell’impresa (fatturato + giro d’affari + modalità di produzione) che non alla semplice forma della stessa derivante dalla legge. Si potrebbero altresì introdurre scatti di anzianità regolati sul rapporto fiduciario committente/prestatore o addirittura una retribuzione pattuita direttamente tra le parti laddove il rapporto abbia un basamento più che fiduciario. Inoltre occorre prevedere le dovute misure in merito alle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro che gli autonomi hanno totalmente a loro carico ma che in questo caso dovrebbero essere a carico del committente.
Si obietterà che una simile disposizione di fatto sarebbe un rapporto di lavoro subordinato, ma la verità è che si creerebbero dei presupposti sani con rapporti datore di lavoro/lavoratore basati sul rapporto personale e non su una mera base contrattuale. Inoltre, ripetiamo, questa disposizione si baserebbe sul criterio dimensionale delle imprese. Ovvio che una Fiat non potrebbe ricorrere a una formula simile, ma è altrettanto vero che non ci si può basare solo su dei numeri (esempio il fatturato) altrimenti per molti (mia società compresa) si sarebbe da capo.
E’ una modesta proposta, qualcuno ne ha di migliori?

Stefano Bonacorsi

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