Ti avrei voluto bene

Che importanza ha il tempo, adesso che settembre non tornerà più? Sono arrivato tardi, ma non troppo, sono rimasto in disparte, non ho voluto subito unirmi ai saluti sai, dovevo mettere insieme i ricordi. Ricordi che iniziano in una birreria che hai frequentato anche tu. Parlavo col bassista dei Caduta Massi o meglio, quella sera capii che un compagno di bevute aveva fatto parte di quel gruppo, dall’alone mitico, che non avevo mai sentito, ma di cui avevo sentito parlare quando misi piede alle superiori a Pavullo. Mi parlò di te, del tuo libro che riprendeva anche un fatto tragico e che oggi mi fa pensare che, dannazione, il sangue non mente. Mai.
Poi ti conobbi, non ricordo quando però ricordo la mia diffidenza, come sempre, come con tutti nella mia illogica paura del mondo. Ricordo i punti in comune sulle riviste musicali, sul fatto che ti chiesi consiglio per pubblicare, e le discussioni sui Gang. Li consideravi patetici, io tuttora li difendo a oltranza.
Ricordo che sei venuto ben due volte a vedermi leggere, quando ero negli OceanoBar, la seconda volta era il giorno prima della mia laurea e, sapendo questo sorpresa delle sorprese, sei passato a salutarmi, a congratularti con me e, dannazione, avessi una foto di quel momento. Non ricordo nemmeno se eri passato prima o dopo la mia discussione, non ha importanza. Io non sono mai venuto a sentirti, nemmeno quando eri a un passo da casa mia. E l’ultima volta che ci siamo incontrati, mi hai chiesto quando sarei passato a leggere qualcosa a “Emilia Ruvida”. Ti dissi che avevo sospeso un po’ tutto e sai, devo ancora riprendere.
Ora son qui, a ricordarti nell’unica conversazione semiseria che abbiamo fatto, tu fresco vincitore di concorso letterario, io aspirante giornalista rimasto tale. Tempo dopo mi hai consigliato, incrociandomi nella biblioteca in cui lavoravi “Azzurro tenebra” di Giovanni Arpino. Ora sono obbligato a finirlo, te lo devo.
Ricordo i tuoi post, a volte provocazione pura e gratuita, ma esilaranti. Ricordo la tua ammirazione per Giovanni Lindo Ferretti e ricordo (perché lo scrivevi) la suggestione che provavi per la sua conversione. Confesso che il desiderio che avevo, era di parlarti della mia di conversione. Beh, ora lo sai di certo.
Direi di avere finito. E’ stato un piacere incontrarti e non ti nascondo che mi hai tolto il gusto che potesse capitare di nuovo. Non ho una frase ideale da dedicarti, in fondo ci conoscevamo appena. Spero che un ciao ti basti anche se, e non ti nascondo nemmeno questo, avrei voglia di mandarti a quel paese. Ti stimavo e, se fossimo stati amici, ti avrei voluto bene.

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