Una questione di qualità (o una formalità non ricordo più bene)

E’ in un intervista su La Stampa di oggi a Matteo Ricchetti, deputato PD e mancato sfidante di Bonaccini alle primarie emiliane (il che avrebbe reso il tutto più interessante) la chiave di lettura che più condivido di queste elezioni appena trascorse. Tuttavia, continuo a sostenere che gli emiliani siano sopravvalutati nel loro senso civico. I motivi? Eccone alcuni:

#1 Mai visti così pochi manifesti elettorali in giro come quest’anno. Uno non se lo immagina che si deve votare, se non se lo vede spiattellato in faccia tutti i giorni come alle politiche. Aggiungiamoci la strana cadenza di queste elezioni e lo scarso interesse a livello mediatico nazionale fino a sabato scorso…

#2 Un tempo i giornali più letti in Emilia Romagna erano L’Unità (oggi defunta) per quelli aderenti al partitone, e Il Resto del Carlino per gli oppositori al partitone. Oggi temo che le notizie più lette siano quelle condivise via Facebook, linkate da siti che poco hanno a che fare col giornalismo, che non verificano le fonti e che, dato più triste, vengono lette solo nei titoli.

#3 in molte zone dell’Emilia Romagna il tg regionale che si vede è quello del Veneto. E forse chi ha votato Lega, ha pensato ad un’annessione alla Serenissima.

#4 al comunismo in Emilia si è sostituito il Luogocomunismo. Di conseguenza più che di astensionismo ragionato parlerei di menefreghismo diffuso.

#5 se si voleva davvero punire il partitone (come si suppone in questo articolo), si faceva come a Bologna nel 1999 quando vinse Guazzaloca. Il fatto è che nemmeno Fabbri era un candidato credibile.

Con ciò non voglio dire che il voto non vada analizzato, ci sono aspetti interessanti quali il fatto che i due partiti che riscuotono il maggior consenso in Emilia Romagna (PD e Lega) sono quelli che hanno una storia nella scena politica italiana, ben radicata anche sul territorio. Quello che non è riuscita a corstruirsi Forza Italia (soprattutto nella fase Pdl) e che i Cinque Stelle non devono perdere l’occasione di farsi. Perché la politica, cari miei, è una macchina complessa che si rinnova per partenogenesi, inutile pensare di “kombattere il $istema!” dall’esterno, senza radicarsi, senza permeare nel tessuto sociale, economico e culturale. Si può fare un exploit, ma al secondo giro se non ti radichi un minimo, sei già a terra. A Forza Italia questo processo è mancato, mentre non sarebbe mancato il tempo per farlo. Pizzarotti da Parma sta già pensando al dopo- Grillo, con buona pace di chi voleva star fuori dal sistema.

Questi sono gli aspetti da cogliere del voto emiliano, non un menefreghismo mascherato da astensionismo ragionato. Bonaccini ha vinto senza sforzo, gli avversari, una volta di più, hanno corso non per vincere la regione, ma per partecipare. Compagni, il gioco si fa peso e tetro, non guardiamo le pagliuzze, quando non si vendo le travi: il voto emiliano è stata una formalità.

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