Ripartire dai "civici"

Qualcuno parla di “effetto Renzi” qualcun’altro di rifondazione, altri ancora di istanza di fallimento. Ma come si è arrivati a tutto questo? E’ molto semplice e i motivi si riducono a due: Berlusconi non ha mai veramente pensato a una successione e Forza Italia non si è mai veramente radicata sul territorio. Fine. In Emilia poi il dato è eclatante, con il ricorso smodato a candidati presi in prestito dalla società civile o il costante uso di notabili, soprattutto a livello locale, persone prestate alla politica, più per partecipare che per vincere. Nel Frignano, dove abito, il Pd ha i suoi circoli locali, che sono o comunali o di un’area appena poco più vasta. Il centrodestra ha sempre battuto un colpo solo in vista delle elezioni a meno di non avere un radicamento culturale forte, caso in cui le parti si invertono ed è la sinistra che fa ricorso alla società civile e puntualmente perde (salvo eccezioni come quest’anno). Il dramma è che i dati locali spesso sono in contrasto con quelli nazionali e qui faccio un esempio. Il comune di Sestola, dove vivo, tradizionalmente in un’elezione politica fa vincere il centrodestra anche con un discreto scarto. Alle ultime amministrative però, il sindaco di centrosinistra ha vinto con quasi il 75% dei voti e la coalizione che è al potere regge da ormai quarant’anni. E’ chiaro che qualcosa non va e quel qualcosa resiede nel fatto che i politici di centrodestra, per lo meno dove abito io, all’ambito locale ci guardano solo come bacino elettorale per le politiche nazionali e vi fanno una comparsata a sostegno dei candidati locali, che normalmente sono loro fiduciari. A Modena, dove si è registrato un autentico disastro nella corsa a sindaco, il dato si amplifica e rende le cose drammaticamente imbarazzanti. Per dirla con Lenin dunque, che fare? E’ abbastanza semplice: si riparte dalle liste civiche che hanno funzionato, da quelle (poche) che hanno vinto e da quelle che se la sono battuta fino in fondo. Si cerca di far partecipare la gente dal basso, magari con le primarie e soprattutto si cerca di federare la base e di essere PRESENTI non solo al momento delle elezioni. In ultimo una serie di dettagli ideologici non piccoli e che possono fare la differenza.

1) Prendersi e difendere la propria parte di storia repubblicana. La resistenza e l’antifascismo non sono un’esclusiva degli ex Pci. E’ esistito un partigianato bianco, così come una forte componente repubblicana non era di sinistra. Sarebbe bene ricordarselo e lasciare i Le Pen di casa nostra a tentare la maldestra imitazione degli originali per conto loro.
2) Mettere in cantiere una politica economica liberale/liberista, lasciando a terra i residui del socialismo craxiano e guardando, più che a fare un partito popolare sulla falsariga europea, a realizzare un partito repubblicano sul modello statunitense.
3) Valorizzare il patriottismo, e magari anche l’appartenenza culturale e le matrici cristiane (che non vuol dire appiattirsi sul cattolicesimo) ma evitare derive xenofobe. Quindi evitare le alleanze coi redivivi leghisti.
Ecco, con queste basi, un partito di destra in Italia lo voterei anche io.
Jack

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