Senato si senato no?

Pare la ripresa della canzone di Elio e le Storie Tese di qualche Sanremo fa, eppure è uno degli hastag di giornata. Questa mattina, a riguardo, volevo intervenire al dibattito della trasmissione Caterpillar AM, ma non ho fatto in tempo. Quello che non ho potuto dire in diretta lo dico ora, e cioè che la riforma del Senato della Repubblica, la politica ce l’ha davanti agli occhi, servita su un piatto d’argento, almeno da 13 anni, cioè dall’entrata in vigore della riforma del titolo V varata alla fine della XIII legislatura dalla maggioranza di Ulivista (Centro Sinistra per gli smemorati) dell’epoca. La risposta sta nell’articolo 117 della Costituzione, che stabilisce la legislazione esclusiva dello Stato, e quella concorrente Stato-Regioni. La XIV legislatura a guida Casa della Libertà- Lega Nord ha perso l’occasione di lavorare in continuità con quanto proposto preferendo complicare orrendamente le cose più di quanto non fece la maggioranza precedente (per inciso, il vecchio 117, quello pre- riforma, era di una chiarezza limpida e l’ordinamento repubblicano prevedeva già un ampia autonomia e non un feudalesimo repubblicano come quello attuale). Se avessero seguito la strada, per quanto brutta, tracciata con la riforma del 2001, la via più semplice per riformare il parlamento era, ed è, quella di dividere le competenze delle due camere sulla base del testo dell’attuale 117, e cioè alla Camera la legislazione esclusiva dello Stato (compresa la fiducia al governo) e al Senato quella concorrente, magari facendo in modo che lo stesso Senato vigili sui bilanci regionali al fine di evitare le voragini finanziarie che hanno caratterizzato le legislature dei vari feudatari (o governatori, anche se sarebbe corretto chiamarli Presidenti di Regione); motivo per il quale sarebbe meglio che il Senato continuasse ad essere elettivo, per lo meno parzialmente fissando un tetto di 100 senatori tra cui i 20 presidenti delle regioni la cui elezione li proietterebbe di diritto in Senato eliminando quel carrozzone che è la conferenza stato-regioni. L’idea di per se mi pare buona, e abbastanza rapida da approvare qualcuno mi aiuta a farla recapitare sul tavolo delle riforme costituzionali?

Stefano Bonacorsi

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