e sia

e sia, che diamine, me ne sto a casa. me ne sto a casa perché non ci ho un cazzo da fare, tanto che, per ammazzare la domenica ho pure portato avanti del lavoro. me ne sto a casa perché fuori piove, perché oggi ha tirato il terremoto e mi é saltato un programma già fatto, perché ad un certo punto la pigrizia ha vinto sulla solitudine, o perché chi avrei dovuto incontrare non era chi avrei voluto incontrare. e allora sto a casa, con un incredulo padre a cui fa strano che io perda i miei 28 anni dietro a un computer, in casa, collegato a social network che hanno tutto per non dare niente. sto a casa, svogliato, incazzato e frustrato, in vista dell’ennesimo cambio di stanza o trasloco che dir si voglia, in quasi due anni ho cambiato più letti che fidanzate, e se facciamo conto che sono single da tre anni…
sto a casa e ascolto la pioggia, l’unica cosa che mi rilassa, me ne sto col mio computer, l’unico oggetto che non ho dovuto rinchiudere in una scatola e dare alla polvere, mentre buona parte di libri cd e quant’altro renda la mia vita un puzzle, sta confinato in angoli e dio solo sa quando potrò rimetterci mano. questo perché accadono eventi che quando arrivano ti sconvolgono la vita e l’eccezione diventa la normalità. ma quando la normalità rimane eccezione, nonostante di eccezionale non ci sia più nulla, alla lunga le palle ti girano eccome. e se non riesci a far scorrere le cose come vorresti, se non riesci a capire cosa c’è in te che non va, che cosa ti impedisce di poter dire noi anziché io, ogni tanto ti senti in diritto di incazzarti, specie quando, per ampliare un semplice giro di conoscenze, le tue parole vengono prima fraintese e poi ti viene offerta tutt’altra opportunità, e la cosa ti spiazza, io mica cercavo un’agenzia matrimoniale, volevo solo parlare. e sì, magari ci può anche stare, ma chi ti dice che io dietro ad un avatar sono quello che pensi che ti abbiano detto?!? e comunque non importa, avrò una domenica in cui sarò meno scazzato o sarò semplicemente meno pigro.
fatto sta che sto in casa, a leggere di bombe attribuite troppo in fretta, di terremoti che sconvolgono e spaventano, a sentire la pioggia, a sentirmi brontolare perché sto in casa. in fondo non c’è niente di drammatico, la benzina costa, e comunque la mia vita sociale pur essendo strana e stramba è buona: ho pur sempre due gruppi uno musicale e uno teatral-musicale, ho un giro di amici neanche troppo largo ma che so buono, e faccio shiatsu. che voglio di più? cosa mi toglie una domenica a casa? nulla. e allora sto a casa. e sia!

Jack

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