il tempo per poterci rammaricare

ce ne sarebbero di cose da raccontare, di quanto è accaduto in questi giorni, potrei raccontare dello splendido matrimonio del fratello n.1 avvenuto sabato, potrei dire di quanto accaduto da febbraio a questa parte con la “tournée” degli Oceanobar non ancora conclusa, potrei parlare di quanto sia una rottura stare in casa con la febbre a fare nulla ma alla fine dedurre che probabilmente avevo bisogno di riposo, e il mio corpo con la sua febbre il riposo se lo è preso. e allora che dire?
beh, posso dire che so che si può arrivare a commuoversi per la felicità (non m’era mai capitato) e, nel giro di neanche ventiquattr’ore rimanere sconvolti da una notizia terribile per la quale non si riesce a farsi una ragione. eppure è andata così. e anche se la notizia in questione non mi colpisce direttamente, ma nemmeno mi sfiora, per via di un legame che da un lato non si è mai creato e dall’altro non è mai stato particolarmente significativo, l’amaro in bocca resta, così come resta un cielo vuoto a cui sputare tutte le tue bestemmie e i tuoi perché. perché lo so che se oggi non avessi avuto ‘sta cazzo di febbre un pianto di tristezza me lo sarei fatto, o mi sarei per lo meno commosso. perché è troppo ingiusto, in primo luogo perché non te lo sai spiegare. ma è andata così e non resta che tenersi stretto un pugno d’aria, aggrapparsi al ricordo più bello che hai perché ci sono momenti in cui ci riveliamo per quello che siamo: impotenti davanti a tutto ciò che la vita comporta, morte compresa. e ci sentiamo indifesi, e vorremmo qualcuno a cui stringerci forte per sentirci sicuri quando sicuri non siamo.
perché sarà anche una frase fatta, ma ogni giorno potrebbe essere l’ultimo e mai come in questi ultimi tre giorni ho capito che può essere così. e allora ben venga godersi una festa lasciandosi andare alle proprie emozioni, ben venga anche la più stupida ma sentita delle cazzate che uno ha voglia di fare, perché saranno quei ricordi a tenerci vivi quando la vita ci toglierà il sostegno da sotto i piedi un pezzo alla volta. per non pentirci di una vita non vissuta, o non aver detto una cosa importante o non aver abbracciato. sempre ammesso che la vita ci dia il tempo per poterci rammaricare.

Jack

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