c’è un’altra Italia (ma non quella che pensate voi)

una riflessione che potete leggere qui, mi ha spinto a compierne una personale: c’è un’altra Italia, ma non quella idealizzata che ci rammentano gli antiberlusconiani (altra gente che ha perso il posto fisso) ogni volta che la stanchezza gli fa vincere le elezioni. l’altra Italia di cui parlo è più cinica e disillusa, più qualunquista se vogliamo, ma non spietata. è l’Italia che resiste, o meglio sopravvive e sostiene tutta la baracca restante. è l’Italia che va avanti comunque a testa bassa, senza fiducia in niente, che subisce il campionato di calcio e che distrattamente sostiene la nazionale negli eventi importanti. un’Italia che sopporta le angherie del governo, se ne lamenta rassegnata ma va avanti, senza vittimismi, consapevole che Francia o Spagna che sia, se non si lavora nun se magna. è un’Italia di piccoli evasori, che non lo fanno per furbizia o per vizio, ma per sopravvivenza a un paese che strozza. non è un élite come vorrebbero alcuni progressisti da salotto, ma è una nicchia che spinge una massa. è la continua affermazione della teoria del caos, il battito d’ali di farfalla in una campagna sperduta, che crea i cataclismi nel resto del paese. è l’Italia che pensa a se stessa e se ne fotte del resto, infastidita ma nulla più, da quello che dicono all’estero, e sprezzante verso i propri connazionali. è un’Italia la cui ambizione è migliorare prima di tutto se stessa senza rivoluzioni o scalate sociali. è l’Italia che quando si stufa non si mette a capo della rivolta ma ne fa parte, con distacco, non per interesse ideologico ma per stanchezza. la stessa stanchezza che oltre sessant’anni fa spinse molti italiani a darsi alla macchia. me la possono raccontate come vogliono, ma alla retorica della resistenza patriottica, io preferisco la resistenza di chi semplicemente non ne poteva più di guerra e di fame, e non sognava un’Italia migliore, ma solo un avvenire migliore per sé e i propri cari. allora come oggi, resistere non è un fatto ideologico, come ce la vogliono raccontare, ma di sopravvivenza. il fascismo di oggi ha il volto delle banche, dell’omologazione consumistica, della burocrazia europea e del suo rigore, dei privilegi di casta, delle mafie, siano esse armate in maniera tradizionale, o siano incravattate. allora come oggi, il fascismo lo si subisce, si acconsente almeno fino a quando il sopruso non diventa insopportabile. l’Italia diversa non ha l’ambizione di abbattere il regime, in qualsiasi forma esso si manifesti, non ha obiettivi, se non la propria sopravvivenza. una sopravvivenza apolitica, che si insinua tra le crepe del sistema e che ogni tanto ne fa emergere i difetti che poi puntualmente, diverranno segreti di pulcinella buoni per i nuovi masanielli mediatici che si faranno tribuni, e poi capi partigiani. non c’è niente da ammirare in questa Italia, se non la determinazione con cui va avanti nonostante le avversità. non c’è niente da ammirare nel senso civico del termine perché non è fatta di eroi, né di santi né di niente. è fatta di persone, le poche rimaste in questo paese. le persone che con semplicità e costanza, e quasi del tutto inconsapevolmente, mandano avanti una nave di cristallo che si ostina a navigare su oceani di pietra.

Jack

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