un incontro

mi hanno detto grazie ma, a conti fatti, sono io che devo ringraziare loro. perché un pò, grazie a loro, la mia vita è migliorata, o meglio, grazie a loro ho riscoperto il gusto di certe cose, compreso l’agrodolce gusto dell’ingenuità. chi sono loro? sono il gruppo Pi.A.Se.Mo, un gruppo vicariale o un gruppo di dopo-cresima inter- parrocchiale. un bel gruppo di folli. un gruppo nato anni fa sulla spinta di un consacrato, e oggi retto da quegli stessi ragazzi con cui aveva cominciato. sono entrato in contatto con loro, tramite un’amica storica, che mi aveva chiesto di fare un piccolo service audio per un piccolo spettacolo di Natale. poi, sempre quest’amica, che oggi è una delle animatrici di questo gruppo, mi chiese lo scorso Natale, se collaboravo come musico alla realizzazione di uno spettacolo che avrebbero messo in scena a pasqua. siccome non so dire di no, specie alle cose artistiche, ho accettato. a me queste cose piacciono inoltre mi si presentava l’occasione di essere un semplice gregario (nel mio piccolo bagaglio esperienziale di attore-suonatore m’è capitato di rado, può sembrare vanità ma è così). così ho preso i miei pomeriggi al sabato e sono andato a provare con questi ragazzi, in un teatrino parrocchiale che dio solo sa perché è stato lasciato andare, e che grazie al fatto che questi monelli avevano bisogno di uno spazio, è stato riscoperto. il posto era freddo ma ospitale, diciamo che il calore umano non è mancato. a questo si sono aggiunte le varie pizzate organizzate e fatte dagli stessi animatori, a cui venivo invitato assieme al fratello n.2 (che parteciperà in veste di fonico audio allo spettacolo) e in cui non potevo fare a meno di sentirmi un pò… zio! che quando hai 27 anni (ora 28) e l’età media sotto i 18 se non addirittua i 17… poco alla volta il ghiaccio s’è rotto e anche per loro sono diventato il cugino (o meglio, il cug, ma questa è una storia lunga che vi spiegherò un altro giorno). Ammetto che per via del mio essere dubitante mi sono sentito a disagio nell’essere presente ai loro momenti di preghiera, ma alla fine si trattava di un problema mio e non loro e poi va anche detto che l’entusiasmo dei ragazzi è contagioso e al gruppo si respira una bella energia, per cui. grazie a loro ho incontrato il serial killer con cui, assieme ad altri ho dato vita ai Sunday’s Players (il gruppo in cui canto) e con cui ho potuto rinnovare gli OceanoBar, assieme all’amica storica di cui sopra. sempre grazie a loro ho conosciuto le incaute fanciulle con cui ho iniziato a ri-vivere quasi pericolosamente la mia esistenza. e poi sì grazie a loro ho riscoperto il gusto di divertirsi nel fare spettacolo, una sensazione che mi mancava dai tempi del laboratorio teatrale alle superiori. che sì, negli anni ho fatto cose più belle e anche più professionali, però mancava quel qualcosa… forse il non prendersi troppo sul serio, non so. fatto sta che a Pasqua le cose sono andate bene, durante l’estate ho avuto occasione di incrociarli in diversi incontri e nelle feste appena trascorse, lo spettacolo, il recital “Alla ricerca di Amore” scritto diretto e interpretato da questi ragazzi, è stato replicato due volte. ammetto che si è trattato di una sfacchinata allucinante, perché oltre a suonare ho fatto il facchino (monta e smonta gli impianti audio e luci) e nell’ultima replica ho anche dovuto sostituire uno degli attori. per la cronaca la trama dello spettacolo è a sfondo religioso, così come il personaggio che ho dovuto fare era un San Francesco, scippato al musical “Forza venite gente”; per la serie, mettiamo nell’angolo il nostro scetticismo, se si sta bene insieme, non importa se ci sono divergenze di vedute. E poi potrei aver torto io. Ma anche questa è un’altra storia. 
Insomma, i Pi.A.Se.Mo. sono una bella esperienza, che sicuramente mi ha formato in quest’ultimo anno. Perché alla fine è bello scoprire che si può imparare qualcosa da dei ragazzi e sapere che potrai avere fiducia in loro per il futuro, non tanto perché crescono con valori sani, ma perché hanno voglia di fare e vengono stimolati a fare, in una terra che non offre granché soprattutto per l’età che hanno. Perché vengono invitati a condividere esperienze e la condivisione al giorno d’oggi è abbastanza rara. Perché fanno parte di un gruppo in cui vengono esaltate le singole qualità, in cui possono essere prima di tutto loro stessi. Poi può darsi che io esageri, forse mi sono lasciato contagiare un po’ troppo, forse anche in virtù del fatto che mi hanno “adottato”, anche se non c’entro molto con loro, mi trattano come se fossi uno di loro. In fondo è bello sentirsi dire “ci vediamo sabato” e un po’ ti dispiace deluderli dicendo loro che… non ci sarai perché la “tournée” è finita. Io non so se, come ha detto una mamma che parlava di loro, sono stati toccati dalla grazia di Dio, io in queste cose ci credo poco. Però so che hanno toccato il mio cuore.


Cug


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