le interviste perdute: valentina arena (13/10/2011)

Questa intervista potrebbe benissimo uscire per la rubrica “cronache sospese” o “cronache istantanee” perché davvero non sappiamo se avrà un futuro al di là di questo blog, ragion per cui, mettiamo le mani avanti, e la inseriamo nelle interviste perdute, consci che qui, non sarà snaturata di nessuno dei suoi contenuti. Torniamo a parlare di “Vetro”, dopo averlo recensito, parliamo con l’autrice, che partecipa a due importanti concorsi. Se avete l’occasione, almeno a quello di Sassuolo andateci (quello in Francia, lo riconosciamo, è un pò più scomodo da raggiungere) e vi garantiamo che ne varrà la pena. Nel frattempo, di modo che possiate farvi un’idea, ecco una breve chiacchierata con l’autrice. Buona lettura.

vetro2

Valentina Arena è una videomaker che vive sull’Appennino Modenese, che da alcuni anni produce cortometraggi indipendenti, che affrontano tematiche diverse, spaziano dal surreale al drammatico, divertono e fanno pensare. Nell’ultimo anno e mezzo si è spesa molto sul cortometraggio “Vetro” (https://www.facebook.com/pages/Vetro-cortometraggio/184909334871601) che affronta, rompendo gli schemi della banalità, e utilizzando metafore molto forti, il tema della violenza sulle donne. Dopo una proiezione al “Salone des Réfuses” del “Milano film Festival”, “Vetro” è in concorso al “Festival Internazional Génération Court” (http://generationcourt.com/home) dove sarà proiettato in anteprima internazionale il 27 ottobre; ed è finalista presso l’ “Ozu film Festival” di Sassuolo (http://www.issuu.com/) dove sarà proiettato in anteprima nazionale domenica 16 ottobre. Abbiamo raggiunto l’autrice per farle alcune domande.
Senza rovinare la visione a chi ci sarà, cosa si troverà davanti lo spettatore di “Vetro”?
Un cortometraggio girato in totale indipendenza economica e creativa. Qualcuno mi ha detto che è un corto che andrebbe visto più volte per essere del tutto compreso: lo considero un complimento. Spero che lasci qualcosa, e che faccia riflettere.
Hai più aspettive per l’Ozu film festival, o per il “Festival International Génération Court” che si tiene questo stesso mese? Sono due realtà molto diverse tra loro, e, credo, davvero molto valide: sono già del tutto soddisfatta all’idea di farne parte.
Però al festival francese sei l’unica italiana in concorso, che effetto fa?
Fa un bell’effetto, non c’è che dire! E’ bello anche vedere che siamo rientrati in una selezione molto stretta: solo 6 cortometraggi internazionali.
Al centro della tua opera c’è la donna e una sua condizione che, nel mondo occidentale è, a torto, spesso dimenticata dimenticata. tu, come donna come ti senti nel tuo paese, e nella tua condizione lavorativa?In Italia c’è molta confusione: anche ambienti che si professano femministi a volte cadono in errori di auto-ghetizzazione e pongono l’accento su quelli che non sono i reali problemi. Sono questi gli ambienti che per primi devono rendersi conto che cercare la parità dei sessi è un battaglia che riguarda l’intera società italiana, non solo le donne. Nel mio piccolo, con le mie scelte e con il mio lavoro, cerco di fare quello che posso perchè il pensiero maturi in questa direzione. Nella mia condizione lavorativa mi sento un po’ incastrata in una situazione senza prospettive a lungo termine, come, credo, tante persone della mia età (donne e uomini).
Tutte le informazioni su Valentina Arena e sulla sua opera si possono trovare sul suo blog (http://valentinaarena.blogspot.com/)
Stefano Bonacorsi 

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